Gioco
Grandi Molini rompe No all’invito di Rossi
Il governatore: a Pasqua pranzerò fra gli operai licenziati
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LIVORNO. Non poteva finire peggio il (difficile) tentativo delle istituzioni, Regione in testa, di trovare una via d’uscita nell’aspra vertenza della Grandi Molini (Gmi) L’azienda ha risposto picche alla convocazione di un tavolo tecnico da parte del governatore Enrico Rossi per tenere in vita uno spiraglio di dialogo fra le parti: confermati i licenziamenti, snobbata ogni possibilità di discuterne facendo saltare il banco.
«Arroganti loro, con i lavoratori noi», dice chiaro e tondo il presidente Rossi. Lo ripete annunciando che lui passerà il pranzo di Pasqua assieme agli operai in lotta davanti ai cancelli dell’azienda.
«È una posizione inspiegabile e inaccettabile quella dell’azienda — spiega il presidente della Regione — tanto più nel contesto di una città come Livorno, martoriata dalla disoccupazione. C’era in campo una proposta, avanzata dai sindacati e sostenuta dalle istituzioni: applicare la cassa integrazione per un anno, cosa possibile nelle aree di crisi complessa come Livorno, e avviare il confronto per concertare entro l’anno una identica riduzione di 17 addetti. La risposta, arrogante, della proprietà è stata quella di procedere unilateralmente, rifiutando l’incontro che avevo convocato e decidendo i licenziamenti».
Pranzo di Pasqua a parte, Rossi ha scritto al premier Gentiloni sulla questione dell’industria livornese di via Leonardo Da Vinci. E oggi, in un incontro già previsto, parlerà direttamente della crisi che investe l’azienda labronica con il presidente del consiglio. Marcia sulla stessa lunghezza d’onda Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente per il lavoro: «Totalmente incomprensibile la posizione dell’azienda anche alla luce del nuovo testo dell’articolo 44 del Jobs act, che sembrerebbe scritto apposta per vicende analoghe nelle quali è prevista la continuità dell’attività produttiva». E c’è pure Mirko Lami della segreteria regionale Cgil a rincarare la dose: «Qui non c’è nessuna strategia aziendale. Questa è una delle tante imprese che vogliono solo fare profitti e non hanno alcun interesse a risolvere i problemi sociali».
Anche se l’azienda si trova in una delicata fase di concordato ed è gravata da 70 milioni di debiti, mentre sono in ballo 5 milioni di euro messi dall’Autorità portuale di Livorno per il progetto della banchina dove insiste la Grandi Molini.
Ma la finestra dell’ultima chance rimane aperta. «Qualora fossero licenziati, gli operai andranno dal giudice del lavoro», taglia corto Michele Rossi, esponente sindacale di Flai Cgil. I prossimi passi per far cambiare idea a Gmi? Domani c’è un incontro fissato in città con Simoncini, l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesca Martini e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Flai, Fai e Uila (gli stessi di ieri in Regione). Il 20 aprile saranno tutti al ministero dello sviluppo economico.
Martedì era stato il consiglio comunale a fare quadrato intorno alla lotta dei lavoratori in difesa del posto di lavoro: consiglieri di maggioranza e di opposizione si erano ritrovati d’accordo nel sospendere i lavori del consiglio e il sindaco Filippo Nogarin aveva espresso profonda preoccupazione per la piega che stava preendendo la vicenda con le chiusure da parte dell’azienda.
A sostegno della lotta dei lavoratori di Grandi Molini scende in campo anche la federazione del Partito comunista parlando di «ennesimo affronto dal punto di vista occupazionale e di tenuta sociale che questa città subisce»: di fronte all’inasprimento della vertenza il Pci auspica «una larga e unitaria mobilitazione dei lavoratori e delle forze sociali e politiche».
Samuele Bartolini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Arroganti loro, con i lavoratori noi», dice chiaro e tondo il presidente Rossi. Lo ripete annunciando che lui passerà il pranzo di Pasqua assieme agli operai in lotta davanti ai cancelli dell’azienda.
«È una posizione inspiegabile e inaccettabile quella dell’azienda — spiega il presidente della Regione — tanto più nel contesto di una città come Livorno, martoriata dalla disoccupazione. C’era in campo una proposta, avanzata dai sindacati e sostenuta dalle istituzioni: applicare la cassa integrazione per un anno, cosa possibile nelle aree di crisi complessa come Livorno, e avviare il confronto per concertare entro l’anno una identica riduzione di 17 addetti. La risposta, arrogante, della proprietà è stata quella di procedere unilateralmente, rifiutando l’incontro che avevo convocato e decidendo i licenziamenti».
Pranzo di Pasqua a parte, Rossi ha scritto al premier Gentiloni sulla questione dell’industria livornese di via Leonardo Da Vinci. E oggi, in un incontro già previsto, parlerà direttamente della crisi che investe l’azienda labronica con il presidente del consiglio. Marcia sulla stessa lunghezza d’onda Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente per il lavoro: «Totalmente incomprensibile la posizione dell’azienda anche alla luce del nuovo testo dell’articolo 44 del Jobs act, che sembrerebbe scritto apposta per vicende analoghe nelle quali è prevista la continuità dell’attività produttiva». E c’è pure Mirko Lami della segreteria regionale Cgil a rincarare la dose: «Qui non c’è nessuna strategia aziendale. Questa è una delle tante imprese che vogliono solo fare profitti e non hanno alcun interesse a risolvere i problemi sociali».
Anche se l’azienda si trova in una delicata fase di concordato ed è gravata da 70 milioni di debiti, mentre sono in ballo 5 milioni di euro messi dall’Autorità portuale di Livorno per il progetto della banchina dove insiste la Grandi Molini.
Ma la finestra dell’ultima chance rimane aperta. «Qualora fossero licenziati, gli operai andranno dal giudice del lavoro», taglia corto Michele Rossi, esponente sindacale di Flai Cgil. I prossimi passi per far cambiare idea a Gmi? Domani c’è un incontro fissato in città con Simoncini, l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesca Martini e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Flai, Fai e Uila (gli stessi di ieri in Regione). Il 20 aprile saranno tutti al ministero dello sviluppo economico.
Martedì era stato il consiglio comunale a fare quadrato intorno alla lotta dei lavoratori in difesa del posto di lavoro: consiglieri di maggioranza e di opposizione si erano ritrovati d’accordo nel sospendere i lavori del consiglio e il sindaco Filippo Nogarin aveva espresso profonda preoccupazione per la piega che stava preendendo la vicenda con le chiusure da parte dell’azienda.
A sostegno della lotta dei lavoratori di Grandi Molini scende in campo anche la federazione del Partito comunista parlando di «ennesimo affronto dal punto di vista occupazionale e di tenuta sociale che questa città subisce»: di fronte all’inasprimento della vertenza il Pci auspica «una larga e unitaria mobilitazione dei lavoratori e delle forze sociali e politiche».
Samuele Bartolini
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