Gioco
«La ristrutturazione non può essere la soluzione ottimale»
Il primario di Nefrologia Roberto Bigazzi sulla proposta Saccardi nell’area ex Pirelli: «Va nella direzione che ho sempre auspicato»
4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «La proposta dell’assessora Stefania Saccardi va nella direzione di ciò che ho di fondo sempre auspicato: cioè dare a Livorno un nuovo ospedale perché Livorno ha bisogno di un nuovo ospedale di concezione moderna». È il dottor Roberto Bigazzi, primario di Nefrologia all’ospedale di Livorno a tornare a parlare del tema innescato domenica dall’assessora regionale dopo un’ intervista al Tirreno.
Il luogo che è stato indicato per il nuovo ospedale, l’area ex Pirelli, per il primario di Nefrologia livornese (e direttore del dipartimento delle specialistiche mediche della nuova azienda Nord Ovest) potrebbe anche godere della vicinanza di alcune strutture ospedaliere attuali riconvertite, che potrebbero ben integrare il nuovo blocco centrale di cura per acuti. «Penso ad esempio al laboratorio analisi - dice il primario - e ad un ampliamento significativo dell’ospedale di comunità e le cure primarie. Sicuramente la proposta fatta deve essere valutata per arrivare a quello che è il traguardo finale per il bene dei pazienti e cittadini livornesi, e credo che se questa può essere l’occasione di una mediazione politica per arrivare all’obiettivo, deve essere per me come operatore sanitario, colta».
Bigazzi porta l’esempio del suo reparto, una struttura rispetto ad altre dell’ospedale è più nuova, ma che comunque presenta il problema di rimanere inserita in un contesto strutturale pensato con logiche degli anni ’30: «Siamo in un contesto più nuovo rispetto ad altri reparti - racconta il medico - ma siamo isolati, tant’è che hanno dovuto creare un lungo collegamento sotterraneo per metterci in rapporto con gli altri padiglioni. La distanza del mio reparto da altri reparti e degli altri reparti fra loro è solo uno dei tanti problemi che comunque condiziona la possibilità di cogestire in maniera adeguata varie problematiche cliniche: ogni volta che chiamo a consulenza il dottor Viti mi risponde sempre che sto da un’altra parte di Livorno». Tra sesto e undicesimo padiglione infatti le distanze sono molto ampie, troppo, con tutta una serie di difficoltà che rendono problematica la co-gestione dei pazienti. Le ristrutturazioni rendono sicuramente l’ambiente più confortevole non solo per i pazienti ma anche per quanti ci lavorano, ma non risolvono il problema di fondo. «Se prendiamo ad esempio la ristrutturazione del secondo padiglione che fra poco ospiterà l’attuale medicina del 5° padiglione avremo sicuramente maggiori comfort - spiega ancora Bigazzi - ma si tratta sempre di una situazione che impone stanze a quattro letti: ma se dobbiamo pensare ad un ospedale nuovo che risponda alle esigenze della moderna medicina e delle problematiche complesse che richiedono più specialisti interno ad un paziente che le casistiche ci dicono essere è sempre più con pluri-patologia nonché l’esigenza di avere strutture adeguate all’immediato inserimento di nuove tecnologie, è chiaro che non abbiamo risolto il problema. «Quella attuale dovremo intenderla come una fase intermedia - aggiunge il primario - ma il rischio è che duri ancora troppo tempo facendoci perdere qualche treno. Il traguardo dovrebbe essere per tutti quello di avere a Livorno il nuovo ospedale degno di una città come la nostra , dovunque lo si voglia realizzare» .
Dobbiamo pensare a stanze con uno o due posti letto, con bagno in camera, capaci di dare comfort al paziente ma che garantisca anche al medico la possibilità di separare i pazienti all’interno di un contesto in cui più medici e specialisti diversi possano lavorare insieme in modo agevole. Un altro esempio pratico che porta Bigazzi è che l’ospedale di Livorno avrà bisogno di una sub intensiva medica e chirurgica che deve trovare la sua naturale sede all’interno di quello che è il luogo dove sono concentrate le conoscenze e le tecnologie più avanzate cioè l’UTIC e il pronto soccorso. Il problema è che a Livorno ancora manca e nel blocco destinato all’emergenza urgenza realizzato qualche anno fa , non esiste un sufficienze c’è spazio per realizzarlo. Questa è l’esempio dell’evoluzione che c’è stata in campo clinico nella gestione delle patologia acute e post acute: «La struttura negli anni deve adeguarsi alla evoluzione delle cure e non le cure adeguarsi alla struttura. Questo mi pare puro buon senso», ribadisce Bigazzi.
Ne consegue che Il rischio vero è di impoverire il nostro ospedale con ricadute negative sulla medicina e chirurgia che in prospettiva potrebbero realizzarsi. A Lucca e Massa i due ospedali nuovi che sono stati realizzati hanno il triplo degli spazi di offerta sanitaria di sub intensiva rispetto a Livorno che invece per dimensioni e per bacino di popolazione da servire è l’ospedale più grande con la maggiore complessità clinica di tutta la Asl Nord Ovest. «Nella mia recente esperienza di direttore del dipartimento, ho avuto l’opportunità di conoscere le problematiche di tutti i 13 ospedali della nuova azienda. Alla luce di quello che ho visto realizzato in poco tempo in altre città, grazie a nuove strutture costruite in poco tempo - conclude -, è impensabile non cogliere l’opportunità se esiste, di ottenere anche questo per la nostra Livorno».
Il luogo che è stato indicato per il nuovo ospedale, l’area ex Pirelli, per il primario di Nefrologia livornese (e direttore del dipartimento delle specialistiche mediche della nuova azienda Nord Ovest) potrebbe anche godere della vicinanza di alcune strutture ospedaliere attuali riconvertite, che potrebbero ben integrare il nuovo blocco centrale di cura per acuti. «Penso ad esempio al laboratorio analisi - dice il primario - e ad un ampliamento significativo dell’ospedale di comunità e le cure primarie. Sicuramente la proposta fatta deve essere valutata per arrivare a quello che è il traguardo finale per il bene dei pazienti e cittadini livornesi, e credo che se questa può essere l’occasione di una mediazione politica per arrivare all’obiettivo, deve essere per me come operatore sanitario, colta».
Bigazzi porta l’esempio del suo reparto, una struttura rispetto ad altre dell’ospedale è più nuova, ma che comunque presenta il problema di rimanere inserita in un contesto strutturale pensato con logiche degli anni ’30: «Siamo in un contesto più nuovo rispetto ad altri reparti - racconta il medico - ma siamo isolati, tant’è che hanno dovuto creare un lungo collegamento sotterraneo per metterci in rapporto con gli altri padiglioni. La distanza del mio reparto da altri reparti e degli altri reparti fra loro è solo uno dei tanti problemi che comunque condiziona la possibilità di cogestire in maniera adeguata varie problematiche cliniche: ogni volta che chiamo a consulenza il dottor Viti mi risponde sempre che sto da un’altra parte di Livorno». Tra sesto e undicesimo padiglione infatti le distanze sono molto ampie, troppo, con tutta una serie di difficoltà che rendono problematica la co-gestione dei pazienti. Le ristrutturazioni rendono sicuramente l’ambiente più confortevole non solo per i pazienti ma anche per quanti ci lavorano, ma non risolvono il problema di fondo. «Se prendiamo ad esempio la ristrutturazione del secondo padiglione che fra poco ospiterà l’attuale medicina del 5° padiglione avremo sicuramente maggiori comfort - spiega ancora Bigazzi - ma si tratta sempre di una situazione che impone stanze a quattro letti: ma se dobbiamo pensare ad un ospedale nuovo che risponda alle esigenze della moderna medicina e delle problematiche complesse che richiedono più specialisti interno ad un paziente che le casistiche ci dicono essere è sempre più con pluri-patologia nonché l’esigenza di avere strutture adeguate all’immediato inserimento di nuove tecnologie, è chiaro che non abbiamo risolto il problema. «Quella attuale dovremo intenderla come una fase intermedia - aggiunge il primario - ma il rischio è che duri ancora troppo tempo facendoci perdere qualche treno. Il traguardo dovrebbe essere per tutti quello di avere a Livorno il nuovo ospedale degno di una città come la nostra , dovunque lo si voglia realizzare» .
Dobbiamo pensare a stanze con uno o due posti letto, con bagno in camera, capaci di dare comfort al paziente ma che garantisca anche al medico la possibilità di separare i pazienti all’interno di un contesto in cui più medici e specialisti diversi possano lavorare insieme in modo agevole. Un altro esempio pratico che porta Bigazzi è che l’ospedale di Livorno avrà bisogno di una sub intensiva medica e chirurgica che deve trovare la sua naturale sede all’interno di quello che è il luogo dove sono concentrate le conoscenze e le tecnologie più avanzate cioè l’UTIC e il pronto soccorso. Il problema è che a Livorno ancora manca e nel blocco destinato all’emergenza urgenza realizzato qualche anno fa , non esiste un sufficienze c’è spazio per realizzarlo. Questa è l’esempio dell’evoluzione che c’è stata in campo clinico nella gestione delle patologia acute e post acute: «La struttura negli anni deve adeguarsi alla evoluzione delle cure e non le cure adeguarsi alla struttura. Questo mi pare puro buon senso», ribadisce Bigazzi.
Ne consegue che Il rischio vero è di impoverire il nostro ospedale con ricadute negative sulla medicina e chirurgia che in prospettiva potrebbero realizzarsi. A Lucca e Massa i due ospedali nuovi che sono stati realizzati hanno il triplo degli spazi di offerta sanitaria di sub intensiva rispetto a Livorno che invece per dimensioni e per bacino di popolazione da servire è l’ospedale più grande con la maggiore complessità clinica di tutta la Asl Nord Ovest. «Nella mia recente esperienza di direttore del dipartimento, ho avuto l’opportunità di conoscere le problematiche di tutti i 13 ospedali della nuova azienda. Alla luce di quello che ho visto realizzato in poco tempo in altre città, grazie a nuove strutture costruite in poco tempo - conclude -, è impensabile non cogliere l’opportunità se esiste, di ottenere anche questo per la nostra Livorno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
