Gioco
Direttore livornese delle Entrate arrestato a Genova
Walter Pardini fermato all’uscita da un ristorante Avrebbe ricevuto 7.500 euro da un’azienda campana
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LIVORNO. Quando è uscito dal ristorante e si è diretto verso la macchina, ha trovato gli uomini della guardia di finanza ad aspettarlo. E ad arrestarlo, insieme ad altre tre persone, con l’accusa di corruzione. A finire in manette è stato il livornese Walter Pardini, 53enne, attualmente residente Montuolo (Lucca) e direttore dell’ufficio provinciale dell’Agenzia delle entrate di Genova, incarico dal quale è stato subito sospeso.
Pardini ha lavorato a lungo negli uffici delle imposte di Lucca e poi ha fatto carriera. Ha insegnato alla scuola superiore dell’economia e delle finanze, poi è diventato direttore dell’ufficio provinciale di Livorno. Infine, nel gennaio dello scorso anno, il trasferimento a Genova con lo stesso ruolo.
Secondo le indagini condotte dal procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e dal sostituto procuratore Massimo Terrile, Pardini sarebbe stato corrotto da tre professionisti che lavorano per un’azienda campana con in corso un contenzioso milionario con il fisco: per questo sono finiti in manette anche i commercialisti Massimo Alfano e Francesco Canzano e l’avvocato Luigi Palella. Un’altra persona è invece indagata a piede libero.
Secondo l’accusa, il “prezzo” di Pardini per aggiustare la situazione dell’azienda, la Securpol che si occupa di vigilnza, sarebbe stato di 7.500 euro. A tanto ammonterebbe la bustarella che Pardini avrebbe ricevuto durante una cena con i tre professionisti seduti al tavolo del ristorante “Manuelina di Recco”.
A far insospettire gli uomini della polizia tributaria della Finanza sarebbe stato l’improvviso trasferimento della Securpol da Napoli a Genova, un trasloco che non trovava alcuna spiegazione logica. Tranne una, proprio quella ricostruita dagli inquirenti: la necessità di “avvicinare” Pardini per regolare il debito di circa 20 milioni che l’azienda aveva con l’erario a seguito di tasse non pagate nel corso degli anni.
L’inchiesta potrebbe avere altri sviluppi. Secondo gli investigatori, infatti, quella al ristorante di Recco non sarebbe stata la prima occasione nella quale Pardini avrebbe ricevuto tangenti per sistemare qualche posizione debitoria. Per questo, ieri mattina, gli uffici della direzione provinciale delle entrate di Genova sono stati sottoposti a lunghe perquisizioni.
Netta la presa di posizione dell’Agenzia delle entrate, sintetizzata in una nota: «La direzione regionale della Liguria dell’Agenzia delle Entrate ringrazia e offre la massima collaborazione all’autorità giudiziaria per far piena luce sulla vicenda. L’Agenzia ha immediatamente adottato la sospensione cautelare dal servizio in attesa del provvedimento dell’autorità giudiziaria a seguito del quale verranno assunte tutte le misure disciplinari, contrattuali e risarcitorie per tutelare l’istituzione e la dignità dei propri dipendenti che operano onestamente e scrupolosamente. L’Agenzia delle entrate condanna con risolutezza i comportamenti disonesti, dinanzi al quale adotta con fermezza e celerità sanzioni disciplinari espulsive, e da anni orienta i propri sistemi di controllo interno nell’individuazione e prevenzione di ogni possibile abuso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Pardini ha lavorato a lungo negli uffici delle imposte di Lucca e poi ha fatto carriera. Ha insegnato alla scuola superiore dell’economia e delle finanze, poi è diventato direttore dell’ufficio provinciale di Livorno. Infine, nel gennaio dello scorso anno, il trasferimento a Genova con lo stesso ruolo.
Secondo le indagini condotte dal procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e dal sostituto procuratore Massimo Terrile, Pardini sarebbe stato corrotto da tre professionisti che lavorano per un’azienda campana con in corso un contenzioso milionario con il fisco: per questo sono finiti in manette anche i commercialisti Massimo Alfano e Francesco Canzano e l’avvocato Luigi Palella. Un’altra persona è invece indagata a piede libero.
Secondo l’accusa, il “prezzo” di Pardini per aggiustare la situazione dell’azienda, la Securpol che si occupa di vigilnza, sarebbe stato di 7.500 euro. A tanto ammonterebbe la bustarella che Pardini avrebbe ricevuto durante una cena con i tre professionisti seduti al tavolo del ristorante “Manuelina di Recco”.
A far insospettire gli uomini della polizia tributaria della Finanza sarebbe stato l’improvviso trasferimento della Securpol da Napoli a Genova, un trasloco che non trovava alcuna spiegazione logica. Tranne una, proprio quella ricostruita dagli inquirenti: la necessità di “avvicinare” Pardini per regolare il debito di circa 20 milioni che l’azienda aveva con l’erario a seguito di tasse non pagate nel corso degli anni.
L’inchiesta potrebbe avere altri sviluppi. Secondo gli investigatori, infatti, quella al ristorante di Recco non sarebbe stata la prima occasione nella quale Pardini avrebbe ricevuto tangenti per sistemare qualche posizione debitoria. Per questo, ieri mattina, gli uffici della direzione provinciale delle entrate di Genova sono stati sottoposti a lunghe perquisizioni.
Netta la presa di posizione dell’Agenzia delle entrate, sintetizzata in una nota: «La direzione regionale della Liguria dell’Agenzia delle Entrate ringrazia e offre la massima collaborazione all’autorità giudiziaria per far piena luce sulla vicenda. L’Agenzia ha immediatamente adottato la sospensione cautelare dal servizio in attesa del provvedimento dell’autorità giudiziaria a seguito del quale verranno assunte tutte le misure disciplinari, contrattuali e risarcitorie per tutelare l’istituzione e la dignità dei propri dipendenti che operano onestamente e scrupolosamente. L’Agenzia delle entrate condanna con risolutezza i comportamenti disonesti, dinanzi al quale adotta con fermezza e celerità sanzioni disciplinari espulsive, e da anni orienta i propri sistemi di controllo interno nell’individuazione e prevenzione di ogni possibile abuso».
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