Gioco
Arrestata la banda delle slot grazie a una traccia di Dna
Quattro uomini fermati per due furti al centro scommesse Sisal Matchpoint Nel gennaio dello scorso anno portarono via 50mila euro aprendo la cassaforte
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LIVORNO. Avevano messo a segno due colpi all’interno del centro scommesse Sisal Matchpoint di via Provinciale Pisana, il 6 e il 25 gennaio dello scorso anno, riuscendo a portar via complessivamente più di 50mila euro in contanti. Ma sabato scorso, i quattro uomini ritenuti responsabili dei due furti sono stati arrestati dalla polizia di Livorno, con la collaborazione degli agenti di Pisa e Prato. Tutto grazie anche al Dna di uno di loro, rinvenuto sulla scena dalla scientifica.
Gli agenti sono riusciti a ricostruire i colpi attraverso le immagini del sistema di videosorveglianza. Il 25 gennaio 2016, tre uomini erano entrati dentro il Sisal Matchpoint dopo aver sfondato una vetrata con una mazza, strisciando poi per terra in modo tale da evitare i sensori dell’allarme. E raggiungendo così l’ufficio dove c’era la cassaforte, aperta con una mola: dentro c’erano 40mila euro, portati via dai malviventi. Il quarto componente della banda faceva invece da palo, restando in contatto con gli altri tramite delle radio portatili. Meno di venti giorni prima, i malviventi avevano firmato un colpo simile nello stesso centro scommesse, ma in quel caso la cassaforte non venne toccata.
La polizia scientifica, intervenuta sul posto, riuscì a trovare una lieve traccia di sangue, appartenente a uno dei malviventi che si era ferito entrando da una finestra. L’esame del Dna ha portato poi a un noto pregiudicato, il 33enne Romolo Satori. L’attività di analisi e incrocio dei tabulati telefonici ha permesso di arrivare agli altri tre componenti della banda: il fratello Lennon Satori, 43 anni, il cugino Juri Tauman, 44 anni, e Angelo Grandini, 45 anni. Si tratta di un gruppo di nomadi dell’etnia Sinti, tutti già noti alle forze dell’ordine per episodi del genere.
Le successive perquisizioni domiciliari degli agenti hanno consentito di ritrovare i vestiti indossati e gli oggetti usati durante i due furti in via Provinciale Pisana, confermando quindi i sospetti degli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci. E così, per tutti e quattro, è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare nel carcere di Livorno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gli agenti sono riusciti a ricostruire i colpi attraverso le immagini del sistema di videosorveglianza. Il 25 gennaio 2016, tre uomini erano entrati dentro il Sisal Matchpoint dopo aver sfondato una vetrata con una mazza, strisciando poi per terra in modo tale da evitare i sensori dell’allarme. E raggiungendo così l’ufficio dove c’era la cassaforte, aperta con una mola: dentro c’erano 40mila euro, portati via dai malviventi. Il quarto componente della banda faceva invece da palo, restando in contatto con gli altri tramite delle radio portatili. Meno di venti giorni prima, i malviventi avevano firmato un colpo simile nello stesso centro scommesse, ma in quel caso la cassaforte non venne toccata.
La polizia scientifica, intervenuta sul posto, riuscì a trovare una lieve traccia di sangue, appartenente a uno dei malviventi che si era ferito entrando da una finestra. L’esame del Dna ha portato poi a un noto pregiudicato, il 33enne Romolo Satori. L’attività di analisi e incrocio dei tabulati telefonici ha permesso di arrivare agli altri tre componenti della banda: il fratello Lennon Satori, 43 anni, il cugino Juri Tauman, 44 anni, e Angelo Grandini, 45 anni. Si tratta di un gruppo di nomadi dell’etnia Sinti, tutti già noti alle forze dell’ordine per episodi del genere.
Le successive perquisizioni domiciliari degli agenti hanno consentito di ritrovare i vestiti indossati e gli oggetti usati durante i due furti in via Provinciale Pisana, confermando quindi i sospetti degli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci. E così, per tutti e quattro, è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare nel carcere di Livorno.
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