Il Tirreno

Livorno

Viaggio nell'ex Pirelli, tetti sfondati e tegole pericolanti dove si pensa al nuovo ospedale - Le foto

di Enrico Paradisi
Viaggio nell'ex Pirelli, tetti sfondati e tegole pericolanti dove si pensa al nuovo ospedale  - Le foto

Livorno, la struttura ormai è inservibile: è l’area indicata dall’assessora regionale alla sanità Saccardi per il blocco ad alta intensità di cura

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Eccoci in quello che potrebbe essere l’ospedale del futuro. Oggi, però, è il regno del degrado. Una giungla pericolante di mattoni e tegole sconnesse, una piccionaia ributtante, ricettacolo di erbacce e sporcizia. Sono i quasi seimila metri di terreno occupato dai capannoni della ex Pirelli, o quello che ne rimane. Archeologia industriale a cielo aperto, ormai, visto che i tetti malmessi della struttura, che risale ai primi del Novecento, sono bucherellati come se fossero piovute granate, e in più punti coprono a malapena lo scheletro arrugginito e malandato di quella che fino al 1983, era un’azienda che impiegava almeno 500 addetti. E che proprio da quella data, quando la produzione fu trasferita in altra zona industriale, il complesso fu acquisito nel patrimonio comunale.

Da allora, una metà dello stabilimento è stata abbattuta per realizzare una fetta del parco, quella compresa tra la pista di pattinaggio e la torre idrica in cemento che è rimasta in piedi, il resto è stato utilizzato per lungo tempo come magazzino, prima di lasciare spazio al degrado. Un degrado lungo centocinquanta metri di ex edifici industriali che corrono tutta la via della Meridiana e che accompagnano fino quasi all’ingresso nord dell’ospedale, arrivando a confinare con il parcheggio a pagamento a ridosso del perimetro ospedaliero. Muri fatiscenti e scrostati ovunque, che si affacciano su un marciapiede (molto) frequentato da chi, dal viale Carducci a piedi, vuole accedere ai reparti.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15179738:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/04/11/news/ospedale-all-ex-pirelli-la-proposta-della-regione-non-convince-nogarin-1.15179738]]

Dall’esterno è già tutto un programma, tra grondaie e caditoie spezzate, umidità e sporcizia, finestre e aperture tamponate con assi sconquassate e nell’ultimo tratto malferme e pericolanti. A fare da corollario a questo quadro poco rassicurante, tutti i cancelli e le porte (arrugginite) che si aprono qua e là sulle facciate sono state saldate, per impedire che qualcuno possa entrare all’interno, magari per trovarvi un pericoloso rifugio. Quasi tutti i capannoni infatti hanno raggiunto un livello di fatiscenza tale che basta infilarci il naso dentro per un attimo per avere la sensazione che tutto possa venire giù improvvisamente, anche solo con un refolo di vento. È uno spettacolo deprimente. Soprattutto se si pensa che in linea d’aria, ad un tiro di schioppo c’è il reparto di maternità, che è stato ristrutturato non da molto, e subito a sinistra il quarto padiglione, quello di oculistica e dermatologia, ancora vecchio stile.

Dunque si parla di una zona vissuta, non di una periferia dimenticata. Più o meno a metà della strada, a separare i capannoni un grosso cancello, ora sprangato, che una volta doveva essere l’ingresso ai magazzini della fabbrica. All’interno si intravede un’ epigrafe di marmo attaccata al muro e datata 14 dicembre 1996, con una frase scolorita e appena leggibile dedicata alla memoria di Sandro Pertini, che il presidente pronunciò in uno dei suoi discorsi: «Giovani, se voi volete vivere la vostra vita degnamente, fieramente, nella buona e nella cattiva sorte, fate che la vostra vita sia illuminata dalla luce di una nobile idea».

Ironia della sorte, l’epigrafe è rimasta anch’essa recintata in una delle aree inaccessibili. Dalla parte del parco, infatti, per impedire l’accesso alle strutture pericolanti, il confine con il luna park del degrado, è stato delimitato con una “linea Maginot” di new jersey sormontati da una robusta rete metallica alta un paio di metri. Una parte dei capannoni confina con la palazzina dell’ufficio giardini, e fino a qualche tempo fa venivano utilizzati per ricoverare al coperto i mezzi dei giardinieri comunali. Il colpo di grazia al tetto è arrivato con una delle ultime trombe d’aria che hanno colpito la città. Da allora la struttura è inutilizzata e inaccessibile anche agli addetti comunali. All’ingresso del capannone, una grossa rete metallica blocca l’accesso, ma non impedisce al tanfo di guano stratificato di colpire l’olfatto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15182507:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/04/11/news/nuovo-ospedale-all-ex-pirelli-vincoli-e-bonifiche-ostacolano-il-recupero-1.15182507]]

A circa metà dell’ampia luce di questa porzione dell’ex stabilimento, un’altra rete metallica impedisce completamente di accedere alla parte che si affaccia su via della Meridiana: qui tra la sconnessa pavimentazione originaria è cresciuta ovunque una vegetazione spontanea, con arbusti che sono diventati quasi alberi. Segno inequivocabile che un essere umano non ci mette piede da anni. Mentre sulla destra si riesce ad uscire all’aperto e percorrere il perimetro esterno che dà sul parco a fianco alla recinzione. In una stretta fascia che è rimasta adibita a magazzino all’aperto, a ridosso dei capannoni, giacciono ordinatamente accatastati e numerati un po’ di “cimeli” in marmo alcui stemmi e qualche colonnino, e una vasta scelta di materiali lapidei e zannelle da marciapiede.

Riaffacciandosi all’interno dell’altra ala dei capannoni, quella da cui ci si immette dall’apertura con l’epigrafe di Pertini, sembra di osservare un enorme hangar desolato. Lo stesso scenario postbellico, tegole pericolanti dal tetto sforacchiato, travi arrugginite e distorte, abbandono ovunque. Nessun segno di presenza umana. Ormai gli intrusi sono merce rara, specie dopo l’ultima pulizia effettuata dal Comune, che risale al 2013, prima che fossero “sigillati” gli accessi e delimitata in sicurezza l’area confinante con il parco pubblico. A scoperchiare, il vaso di Pandora, ricordando alla città questo luogo dimenticato, è stata l’assessora regionale a Stefania Saccardi che domenica aveva rilanciato in un’intervista rilasciata al Tirreno l’idea di utilizzare l’ area per realizzare il nuovo ospedale ad alta intensità di cura.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15185722:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/04/12/fotogalleria/nella-giungla-abbandonata-dell-ex-pirelli-dove-regna-il-degrado-1.15185722]]

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa