Il Tirreno

Livorno

Investe un bimbo e fugge, ma nessuno cerca il pirata

di Federico Lazzotti
Investe un bimbo e fugge, ma nessuno cerca il pirata

Livorno, il racconto della donna: «Ho visto mio figlio sul cofano dell’auto, poi la fuga» . Sul viale Italia le forze di polizia non sono state chiamate per intervenire  

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LIVORNO. La mamma del piccolo investito sul viale Italia ha raccontato in ospedale di aver perso di vista il figlio per pochi secondi, di essersi voltata per controllare dove fosse e un secondo dopo, guardando in direzione della strada, di aver focalizzato il bambino sul cofano di un’auto.

La paura, l’urlo, la corsa disperata e l’immagine della macchina che si allontana facendo perdere le proprie tracce. È la realizzazione dell’incubo di ogni genitore ciò che è diventato realtà sul lungomare nella prima giornata di primavera. Peccato, però, che per un inspiegabile corto circuito della macchina operativa alcuna forza di polizia sia stata chiamata per iniziare l’indagine e dunque, almeno fino a ieri sera, nessuno abbia iniziato a cercare il pirata della strada.

L’INCIDENTE. Per spiegare quanto successo è necessario partire dall’inizio. Sono circa le 11,15 quando il piccolo che ha 4 anni, sfugge al controllo della mamma e viene investito, per fortuna in modo lieve, dall’auto mentre attraversa la strada. A quel punto, il primo pensiero di tutti i passanti che si trovano sul mare in quel momento e soprattutto della mamma, è quello di chiamare la centrale operativa del 118 per far arrivare il prima possibile un’ambulanza che soccorra il piccolo. Il mezzo con il medico a bordo giunge pochi minuti più tardi: carica mamma e piccolo a bordo e a sirene spiegate arriva in pronto soccorso. La diagnosi, grazie al cielo, non è preoccupante, quindi dopo una visita il piccolo viene dimesso. Alle 13,30 di quanto accaduto sul viale Italia viene informata la stampa attraverso una nota di poche righe da parte del centrale operativa del 118 in cui si spiega a grandi linee l’accaduto e si aggiunge che «l’auto che ha investito il piccolo non si è fermata».

IL RIMPALLO. È da questa informazione che iniziano gli accertamenti per capire meglio che cosa sia successo e soprattutto chi stia seguendo il caso per risalire all’identità dell’automobilista che nonostante le lievissime ferite riportate dal bambino sarebbe perseguibile per omissione di soccorso. Il risultato di un pomeriggio di verifiche è che nessuna forza di polizia (carabinieri, polizia municipale e polizia di Stato), sia stata informata di quanto accaduto. Possibile? «Se né la mamma né il 118 hanno allertato le forze dell’ordine – ammettono uno dopo l’altro i referenti – è possibile che si sia creata questa situazione». La risposta della centrale del 118 rispetto ai dubbi su quale sia il protocollo da seguire è semplice: «Non spetta a noi avvisare...».

COSA ACCADE ORA. In questa situazione paradossale la domanda più banale è una: Se è tutto vero quello che ha raccontato la mamma (e purtroppo questa è una premessa che va fatta) che cosa accade adesso? La risposta la fornisce Michela Pedini, responsabile della sezione sicurezza della polizia municipale. «Il referto del piccolo – spiega – adesso dovrebbe arrivare all’ufficio del posto fisso della polizia. A quel punto dovranno essere attivate le ricerche per risalire all’identità dell’automobilista». Una ricostruzione confermata anche dal comando dei carabinieri. Detto questo, è ovvio che chiunque prenda in mano il fascicolo dovrà sentire la madre del piccolo per ricostruire ufficialmente l’incidente.

La speranza è che la donna, nonostante il forte impatto emotivo per quanto le è capitato abbia avuto la lucidità di fissare nella mente il numero della targa della macchina o almeno una caratteristica che possa aiutare gli investigatori a risalire al responsabile.

Purtroppo la tragedia avvenuta il 3 marzo scorso nei pressi del sottopasso di Coteto dove ha perso la vita Jacopo Pieri ha insegnato a tutti quanto sia importante risalire ai responsabili di un incidente nelle primissime ore successive allo schianto. Per fortuna stavolta le conseguenze non sono state tragiche come un mese fa, ma purtroppo questo è un particolare secondario.

 

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