Gioco
Calcio in lutto: è morto Eolo Falorni, con Picchi padre del gabbione
Livorno, si è spento a 80 anni l’ex giocatore e talent scout che ha portato il pallone sui bagni. Il cordoglio di Allegri e dei fretelli Lucarelli: «Addio a un grande». Domenica 9 aprile i funerali
LIVORNO . Ha lottato come un leone fino all’ultimo, ma la malattia che lo ha colpito quattro mesi fa non gli ha dato scampo. Nella notte tra venerdì e sabato Enrico “Eolo” Falorni, che aveva compiuto 80 anni nello scorso mese di ottobre, si è arreso. E ieri mattina, senza di lui, la Livorno sportiva si è svegliata più povera, sola e triste. Con Falorni se ne va una significativa parte della storia del calcio di casa nostra, quello impastato di buoni sentimenti, goliardia, salmastro, sudore, talento, e lungimiranza. Falorni era tutto questo: una persona schietta e solare, un fenomenale talent scout e un livornese vero.
ARMANDINO E IL GABBIONE. «Lo zio era una roccia — ricorda commosso il nipote Luca Falorni — si è giocato a testa alta anche questa partita con quel suo modo tosto di lottare. Lo chiamavano Eolo perché «prendeva subito aria, era un po’ fumino in panchina, ma era una persona di grande umanità, sempre pronto a sdrammatizzare ogni situazione con la sua ironia». Luca sottolinea il legame dello zio con Armando Picchi: «Erano come fratelli. Ricordo ancora il lutto e il dolore della mia famiglia per la morte di quello zio acquisito.
Proprio insieme ad Armando e agli altri amici di sempre Mauro Lessi, Enrico Capecchi e Costanzo “Lupo” Balleri, Eolo fu tra gli inventori del gabbione ai bagni Fiume nell’estate del 1953. Un’idea fantastica che ha segnato nel profondo le abitudini dei livornesi. Altro che calcetto!». In una delle sue ultime interviste Eolo raccontò un aneddoto curioso: «Una volta andammo in trasferta ai Pancaldi. In squadra eravamo io, Armandino, Lupo Balleri e Scotto, detto Scottino. Giocavamo in quattro senza sostituzioni. Arrivammo ai Pancaldi per la sfida e trovammo una squadra di venti giocatori. Loro facevamo i cambi, noi no, ma vincemmo comunque per 4-1».
ALLEGRI, MATTEI &C. Nella sua lunga carriera Falorni ha ricoperto tutti i ruoli: giocatore — chiuse l’attività nella mitica società del G. S. Campanile — allenatore, responsabile del settore giovanile e osservatore. Negli anni ha lavorato per il Livorno — ai tempi della presidenza di Claudio Achilli ne diresse il settore giovanile — ma anche per il Napoli, il Torino, la Juventus (società per le quali era osservatore) fino all’ultimo incarico di direttore delle giovanili al Messina nei primi anni 2000. La società a cui ha dato di più, però è l’Armando Picchi di cui fece parte fin da quando, con l’avvento di Enzo Picchi, quello che era il G.S. Don Bosco assunse l’attuale denominazione. Il direttore sportivo della società Sauro Brondi piange un amico vero: «Come lui nessuno mai. Era l’emblema del Picchi».
Riccardo Caprai che del Picchi è la memoria storica ricorda: «Eolo fu allenatore e responsabile delle giovanili prima di essere promosso in prima squadra. Nel Picchi ha scoperto Massimiliano Allegri, Luca Mattei, i fratelli Lucarelli e ha dato la possibilità di diventare calciatori di alto livello ad altre centinaia di ragazzi». In effetti non c’è un calciatore di talento nato a Livorno che non sia passato sotto gli occhi azzurri di Falorni.
IL CORDOGLIO. L’attuale allenatore della Juventus è stato vicino fino all’ultimo al suo antico mentore. Fino dal primo momento in cui si è manifestata la malattia non è passata settimana senza che Allegri telefonasse a Falorni o ai suoi familiari per incoraggiare il suo maestro o anche solo per conoscere le sue condizioni di salute. È addolorato il capitano del Parma Alessandro Lucarelli: «Eolo — racconta — mi portò al picchi prendendomi dal Carli Salviamo. Di lui ricordo i modi sempre garbati di esprimersi. Perdiamo un intenditore di calcio ma soprattutto un uomo perbene». Gli fa eco il fratello Cristiano: «Era un intenditore di calcio: mi portò da Carli Salviano al Picchi, fu uno dei primi a scoprirmi». L
uca Mattei, oltre 250 presenze trai professionisti in A, B e C (Como, Varese, Udinese, Fiorentina) fu notato proprio da Falorni: «Se ne va un uomo eccezionale, un magistrale insegnante di calcio. Nel 1981 — rammenta — avevo appena 17 anni, ma lui mi prelevò dagli Allievi per farmi debuttare nella prima squadra del Picchi. Giocai le ultime otto partite di campionato di Promozione il cui livello era alto. L’anno dopo ero in C2 alla Cerretese e poi spaccai il volo. Senza di lui non avrei fatto carriera». Negli ultimi anni Mattei aveva rivisto il suo allenatore: «Ci siamo trovati più volte con i vecchi compagni di squadra del Picchi. Eolo era fantastico. Prendeva il microfono e teneva banco con battute e barzellette. Era davvero unico.
L’ULTIMO SALUTO. Falorni lascia la moglie Antonia e le figlie Simona e Sara. Il funerale di Eolo Falorni sarà celebrato domenica 9 aprile alle 9 al Cimitero dei Lupi dove il feretro resterà fino a lunedì, giorno della cremazione.
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