Gioco
Piazza XX Settembre rivuole il mercatino americano
Livorno, durante Caffè Tirreno i commercianti propongono il ritorno dei banchi, ma con regole precise. E i colleghi trasferiti alla Stazione marittima intanto chiedono un incontro al sindaco
LIVORNO. Hanno animato e colorato piazza XX Settembre per 62 anni, attirando clienti da tutta Italia. Poi, fra degrado e sporcizia, gli storici banchi del mercatino americano erano diventati una sorta di baraccopoli che non piaceva a nessuno: tanti esercenti volevano andare via, i negozi chiedevano da tempo di liberare l’area e i residenti non ne potevano più. E così, nel luglio del 2009, arrivò il trasferimento alla Stazione marittima. Il risultato? Un flop che ha messo in crisi tutti: o almeno questa è stata l’ardua sentenza che il tempo, con il passare degli anni ha portato con sè. La piazza rimasta vuote non attrae e lo stesso dicasi per il mercatino in zona portuale. Ecco quindi l’idea emersa durante la tappa del nostro Caffè Tirreno, di riportare il mercatino americano in piazza XX. Un ritorno al passato, con alcune modifiche da fare, spiegate da tanti commercianti della piazza davanti ad un buon cappuccino preparato dal Caffè Nero di via Bosi che ci ha ospitato.
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La piazza rivuole il mercato, con alcune condizioni. «Far tornare il mercatino americano sarebbe il modo migliore per rianimare questa zona e caratterizzarla», hanno esordito i gestori del locale Caffè Nero, Rosa Ancona e Alberto Picchi che hanno mostrato grande interesse intorno a questa ipotetica rivoluzione. Sicuramente il dibattito in piazza è cominciato. «Potrebbe essere la soluzione giusta per riqualificare la zona». I commercianti mettono però alcune condizioni a quello che sarebbe un vero e proprio passo indietro (condizione condivise anche da alcuni residenti). «Servirebbero banchi curati, puliti e posizionati in una delle due metà della piazza, in modo tale da avere lo spazio anche per iniziative come feste, sagre e street food».
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Anche Elisa Andorlini di Twenty Place ha sottolineato «l’importanza di valorizzare tutto ciò che è storico per una città, proprio come il mercatino americano a Livorno». Identità, tradizioni e storia, insomma, ma anche e soprattutto un modo per attirare un maggior numero di clienti. «Così piazza XX è destinata a morire - ha detto invece Franca Masi tra le strisce di schiacciata dello storico panificio Il Pane di Matteini - l’unica soluzione per il rilancio è quella di riportare qui i banchi del mercatino americano. La situazione è veramente critica, bisogna far qualcosa per salvare questa zona». E sono d’accordo anche i fratelli parrucchieri Tommaso e Gabriele Ricci, che aggiungono però una componente fondamentale per i banchi, cioè quella di «ritrovare una certa esclusività nella vendita».
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Quel trasferimento? Un flop: io rifiutai. Gianfranco Braccini, conosciuto da tutti come “Barba”, è un pezzo di storia sia del mercatino americano (aveva due banchi) che della piazza stessa (oggi gestisce Twenty Tel con la famiglia): nel 2009 rifiutò il trasferimento alla Stazione marittima, «immaginando facilmente il flop», ma riaccoglierebbe volentieri una ventina di banchi davanti al suo negozio, «perché porterebbero vantaggi a tutti».
Un ritorno nel rispetto della piazza. Lo stesso Centro commerciale naturale della piazza non si sottrae all’argomento, il presidente Roberto Tani, tra gli altri, ha vissuto in prima persona il momento del trasferimento. «Con il senno di poi probabilmente quel trasferimento si è rivelato sbagliato, andava riqualificato quel mercato diventato una baraccopoli ricettacolo di sbandati e situazioni di degrado, tutto qui». Ieri, oggi: «Che dire, siamo aperti come Ccn al ritorno del mercato, siamo disponibili a confrontarci con le istituzioni su questo argomento, se richiesto: dovrebbe comunque essere un ritorno nel pieno rispetto della piazza, della sua fruibilità da parte della gente», e chiude: «Perché ci tengo a dire che una piazza è bella se viene vissuta». Lo stesso Daniele Capecchi (Confcommercio) non manca di mettere sul piatto anche la disponibilità dell’associazione di categoria a trattare la questione: «Se questa è la volontà dei nostri associati, se si vuole aprire un dibattito su questa ipotesi, noi ci saremo: anche perché, voglio ricordare, il nostro primo interesse è la tutela dei commercianti e dei posti di lavoro - e aggiunge - Purtroppo alcune saracinesche in questa piazza sono chiuse e non possiamo permetterlo».
Chiesto un incontro al sindaco. L’idea si sposa con la posizione che da mesi si sta maturando in quel della Stazione marittima. Oggi il mercatino americano è questo: ci sono 39 banchi ma solo 29 sono aperti: alcuni di questi, però, sono gestiti dallo stesso nucleo familiare, quindi un ritorno in centro coinvolgerebbe solo una ventina di famiglie. Un numero lontanissimo da quello di trenta o quarant’anni fa: ecco perché basterebbe mezza piazza per loro. Proprio come suggeriscono da piazza Venti. E proprio per capire il futuro, compreso un eventuale ritorno al passato, alcuni esercenti del mercatino americano hanno chiesto un incontro al sindaco Filippo Nogarin. L’argomento all’ordine del giorno sarà proprio questo.
Le perplessità dei residenti. Se la posizione dei commercianti è piuttosto chiara e articolata, quella dei residenti è meno nitida e più dubitativa. La piazza piace così: con i bambini che giocano a palla, con spazi aperti ed eventi spot. «Io abito qui dagli anni Sessanta: qui sotto - Gabriella Simi srotola il filo della memoria ricordando il periodo d’oro del mercatino americano - ho visto Sophia Loren, Alberto Sordi, Lucio Dalla: a quei tempi era un mercatino unico nel suo genere in Italia, poi si è snaturato con banchi dove puoi trovare qualunque cosa e soprattutto era diventato una baraccopoli, ricettacolo di sbandati e disagi». Simi ricorda come un incubo tutte quelle volte che ha chiamato le forze dell’ordine: «Le sera era impossibile uscire per una questione di sicurezza, adesso invece qui è tranquillo». Più possibilista Patrizia Freschi: «Sarebbe bello se quei banchi tornassero, ma solo su una metà della piazza, con strutture decorose».
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