Il Tirreno

Livorno

Un laboratorio scientifico contro i documenti falsi 

di Lara Loreti
Un laboratorio scientifico contro i documenti falsi 

Impronte digitali e fotosegnalamenti: vigili al lavoro contro il crimine come in Csi Gli agenti della sezione giudiziaria sempre più all’avanguardia sulle indagini

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LIVORNO. Carte di identità e patenti false. La polizia municipale dice basta. E lo fa dotandosi di un vero e proprio laboratorio scientifico. Apparecchiature all’avanguardia in grado di verificare l’autenticità dei documenti, in particolar modo di quelli d’identità e di guida. Fa parte infatti del lavoro degli agenti della municipale controllare un numero considerevole di documenti legati alla circolazione dei veicoli: patenti di guida, carte di circolazione, certificati assicurativi. Poi ci sono carte di identità, passaporti, oltre che carte e permessi di soggiorno. Ed ecco che a febbraio è arrivato il nuovo laboratorio: nel primo mese di attività, gli agenti della giudiziaria hanno già trovato due patenti e un permesso internazionale di guida falsi. Non male come inizio.
Negli ultimi anni, del resto — come spiega Marco Vaccai, comandante della sezione di polizia giudiziaria della municipale — è stato accertato un sensibile aumento dell’uso di documenti contraffatti o alterati con stratagemmi in continua evoluzione e prodotti con tecnologie che consentono riproduzioni sempre più vicine ai modelli originali. «Ci siamo trovati tra le mani documenti falsi realizzati imitando i vari sistemi di sicurezza quali filigrane, carte reagenti, microscritture, ologrammi, inchiostri sensibili, utilizzati dagli enti preposti al rilascio dei documenti originali al fine di renderne più difficile la contraffazione — dice Vaccai — Ma grazie alla nuova strumentazione in dotazione (sia di laboratorio sia portatile) e alla professionalità acquisita dal personale, ora possiamo eseguire specifiche e precise analisi, con una vera e propria attività di polizia scientifica».
Per svolgere questo lavoro, gli agenti, dopo il nullaosta del ministero dell’Interno, hanno seguito uno specifico corso tenuto dal gabinetto provinciale di scientifica della Polizia di Stato di Livorno. La municipale si è poi dotata di strumenti tecnici per eseguire rilievi fotografici degli indagati. «Attraverso le operazioni di fotosegnalamento, gli agenti e gli ufficiali possono acquisire le impronte digitali e la fotografia (fronte e lato) della persona soggetta ad indagini — spiega Vaccai — in modo da poter ottenere, grazie alla trasmissione delle stesse e di altri elementi identificativi al casellario centrale di identità del Ministero dell’Interno, l’identificazione dell’indagato. In questo collaboriamo con la sezione Sicurezza».
La polizia municipale livornese, attraverso questo strumento, raggiunge quindi tre obiettivi: attribuisce un’identità fisica alla persona, elemento indispensabile per permettere all’autorità giudiziaria di procedere nei suoi confronti per i fatti penalmente rilevanti. Ma è anche in grado di verificare le eventuali pendenze giudiziarie e di adottare i provvedimenti con esecuzione immediata, anche se l’indagato si presentasse sotto altro nome. Non solo, la presenza del laboratorio fa sì che gli stessi vigili possano alimentare le banche dati dell’archivio centrale dell’Interno, incrementando le possibilità di identificazione dei presunti responsabili di un reato, attraverso la comparazione delle impronte digitali acquisite ed inserite nel database del ministero con quelle eventualmente rilevate sulle varie scene del crimine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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