Il Tirreno

Livorno

Presa a bottigliate dall'ex marito: l'incubo di Giada

di Federico Lazzotti
Giada Norfini: la donna ha accettato di raccontare i fatti e di farsi fotografare come atto di coraggio e per dimostrare cosa vuole dire subire violenze (foto Marzi / Pentafoto)
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Giada Norfini: la donna ha accettato di raccontare i fatti e di farsi fotografare come atto di coraggio e per dimostrare cosa vuole dire subire violenze (foto Marzi / Pentafoto)

Livorno: domenica all’alba è stata picchiata perché lo aveva lasciato. L'uomo fermato alla stazione di Genova Principe dalla polizia, l’accusa è tentato omicidio. La procura: "La donna si è salvata perché è riuscita a suonare il clacson della macchina"

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LIVORNO. Era in fuga da trentasei ore quando gli agenti della squadra mobile lo hanno fermato alla stazione di Genova Porta Principe mentre aspettava la coincidenza per scappare ancora più lontano: in una mano un biglietto per Milano Centrale, nell’altra una valigia piena di vestiti, in tasca 800 euro in contanti, il passaporto, la carta d’identità e il permesso di soggiorno. L’accusa nei confronti di Aymen Gasmi, 28 anni, tunisino, è quella di tentato omicidio aggravato nei confronti della ex moglie - Giada Norfini, che ha accettato di raccontare i fatti e di farsi fotografare come atto di coraggio e per dimostrare cosa vuole dire subire violenze - che da qualche mese aveva chiesto la separazione proprio per l’atteggiamento violento dell’uomo.

RINCORSA E PICCHIATA NELL'AUTO

Domenica all’alba – secondo la ricostruzione della squadra mobile – il ventottenne si è appostato davanti a casa dei suoceri, nella zona della Rosa, e ha aspettato fino alle 6 del mattino il rientro della donna, una livornese di 32 anni, che sabato era uscita con alcune amiche. In testa un piano folle e preciso: vendicarsi punendola – come aveva già fatto in passato – per l’affronto che nella sua mente di uomo violento aveva subito: essere piantato dalla donna con la quale ha avuto anche un figlio. «Voleva sfregiarla», raccontano gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Fiorenza Marrara. E così ha cercato di fare: prima l’ha rincorsa, ha sfondato il vetro dell’auto dove la vittima si era rifugiata. E poi con una bottiglia rotta l’ha colpita: in testa, sul braccio – usato dalla donna per difendersi – e al costato, procurandole ferite che secondo i medici guariranno in sessanta giorni. Infine è fuggito facendo perdere le proprie tracce prima dell’arrivo delle volanti della polizia e dell’ambulanza chiamata dai genitori della vittima. «La donna proseguono gli investigatori – si è salvata perché è riuscita a suonare il clacson della macchina».

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COME LO HANNO ARRESTATO

È cominciata da qui la caccia all’uomo per rintracciare il marito violento. Inutili, in un primo momento, i sopralluoghi degli agenti a casa del ventottenne e nei posti che frequentava abitualmente. Non è escluso che il suo piano fosse pianificato a tal punto da aver già preparato i bagagli e tutto l’occorrente prima dell’aggressione. Ecco perché è possibile che l’uomo si sia nascosto per un giorno in città, o forse a Pisa da un conoscente, e poi lunedì sia salito sul treno Frecciabianca che lo ha portato in Liguria. Peccato che il suo telefono fosse già sotto controllo da ore e che gli agenti lo abbiano seguito fino a quando non è sceso alla stazione di Genova Porta Principe. «Valutata la gravità delle accuse – spiegano dalla Questura – nonché i gravi indizi di colpevolezza, la pericolosità sociale, la capacità a delinquere e il progetto di fuga, l’uomo è sottoposto a fermo di indiziato e come disposto dall’autorità giudiziaria è stato trasferito nel carcere genovese di “Marassi”». Nei prossimi giorni il tunisino comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del capoluogo Ligure per la convalida del fermo.

Ma intanto negli uffici della Procura di Livorno si lavora sul caso. E ora sono spuntate almeno altre tre denunce che riguardano le presunte violenze commesse dall’uomo nei confronti della moglie nell’ultimo anno. Adesso tutti questi fascicoli – uno di questi arrivato già in udienza – saranno raggruppati in un’unica indagine.

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