Il Tirreno

Livorno

L'ultimo volo del signore dell'aria

L'ultimo volo del signore dell'aria

«Un giorno senza rischio è un giorno non vissuto». Era una delle frasi preferite da Nicola Galli, 37enne capannorese che amava sfrecciare come un proiettile nel cielo. E' morto il 1° aprile dopo un lancio sfortunato dal monte Brento

5 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Un giorno senza rischio è un giorno non vissuto». Nicola Galli, 37enne capannorese, amava sfrecciare come un proiettile nel cielo, una sorta di Icaro o di moderno supereroe. Praticava il base jumping, disciplina adrenalinica che consiste nel lanciarsi nel vuoto da grattacieli, ponti e dirupi con indosso una tuta alare per poi planare in posizione orizzontale su panorami mozzafiato, prima di aprire il paracadute per l’atterraggio. È una questione di secondi, ma in quei pochi attimi ti passa la vita davanti, perché non puoi permetterti errori. Non sempre, però, le cose filano liscio.

Un ragazzo crescito per aria. Nicola è morto ieri mattina. Fatale è stato il lancio effettuato dal Becco dell’Aquila, promontorio evocativo delle Pareti Zebrate di Pietramurata, sul monte Brento, in Trentino. Stava provando una nuova tuta alare, ma qualcosa è andato storto, il paracadute non si è aperto e l’esito è stato inevitabile.
Una tragedia che ha scosso la lucchesia e il pisano. Nicola era originario di Pieve di Compito: la famiglia in passato commerciava legname, mentre lui era riuscito a trovare un mestiere collegato all’hobby per il volo. Lavorava alla Dbs Avio para service, azienda che si occupa di costruzione, riparazione e commercializzazione di paracaduti. Tra i clienti anche l’esercito. Il padre Pietro scomparso qualche anno fa, la madre casalinga, un fratello più grande con la stessa passione, una sorella più piccola e la fidanzata Beatrice Bellettini, 26enne ponsacchina con cui era andato a vivere da qualche tempo nel pisano: queste erano le figure che popolavano la vita di Nicola. Una vita tutta famiglia, lavoro e volo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15148390:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/nicola-galli-mentre-vola-fra-le-montagne/79021/80550]]

Il volo perfetto del gabbiano Jonathan Livingston. La passione per i lanci nasce in lui prematuramente, forse per spirito di emulazione nei confronti del fratello maggiore Emiliano, anch’egli patito di lanci (attività abbandonata qualche anno fa, dopo un brutto incidente in cui rischiò di perdere una gamba). Il battesimo dell’aria avviene quando Nicola è ancora ragazzino: ad appena 16 anni si butta giù da un aereo all’aeroporto di Tassignano. Da allora è un continuo saliscendi: nel 1999 la licenza di paracadutismo, poi il servizio militare nei para che gli vale il brevetto di paracadutismo militare. E nel 2002 quello di base jumper. L’aria è il suo elemento e qui fa di tutto: dall’operatore video al freefly, disciplina che consiste nell’assumere posizioni diverse durante la caduta libera. È esperto di una materia immateriale, un gabbiano Jonathan Livingston dalle fattezze umane in cerca del volo perfetto. A 32 anni ha già collezionato oltre 2.500 lanci in giro per il mondo: dalla Francia alla Florida, passando per Svizzera e Norvegia. Un esploratore del cielo, divenuto istruttore dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, sezione di Viareggio e della Versilia.
Da tempo, però, i lanci dall’aereo con il paracadute non lo attraggono più come prima: preferisce la tuta alare e il base jumping. Sport affascinante, ma rischioso: solo nel 2016 ha fatto una ventina di morti. «È come andare in autostrada contromano – dice un paracadutista esperto – prima o poi ti fai male. Molto male». Punti di vista. Perché Nicola, pur consapevole dei rischi, non ha paura: «Un giorno senza rischio è un giorno non vissuto». È una frase dell’inno dei vigili del fuoco e lui la posta come citazione preferita della sua pagina Facebook.
Il venerdì sera era partito per il Trentino: voleva provare una nuova tuta lanciandosi dalla cima del Brento, promontorio che offre una vista mozzafiato e con una “pista dell’aria”, considerata tra le più affascinanti dai base jumper di tutto il mondo.

L'ultimo volo dal Becco dell'Aqulia. Nicola conosce quella discesa nel vuoto: sulla sua pagina Facebook ci sono le immagini dei precedenti salti fatti da lì. Vediamo di capire di cosa si tratta: in pratica, ci si lancia da un’altezza di 1.500 metri a oltre 250 chilometri orari, sorvolando, rocce, alberi e dirupi in direzione del fiume Sarca, il principale affluente del Lago di Garda. L’atterraggio è a circa 200metri sul livello del mare: in pratica si precipita (o si plana) per 700-800 metri in meno di mezzo minuto e poi c’è il momento decisivo: quei 5-6 secondi in cui bisogna azionare il manettino che apre il paracadute. Lì niente deve andare storto, altrimenti si precipita.
Nicola era arrivato di buon mattino per riprovarci con indosso il nuovo vestiario. Una tuta con dimensioni e caratteristiche diverse rispetto a quelle a cui è abituato. E soprattutto con il manettino del paracadute sistemato in una posizione diversa. Sulla cima del monte non è solo: con lui ci sono alcuni amici, tra, cui un altro base jumper del posto, Andrea Angarano. Sono arrivati in cima con i taxi che dalle prime luci dell’alba prestano servizio per portare appassionati di ogni nazionalità sulla vetta del monte. Il lucchese effettua un primo lancio e tutto va bene: la nuova tuta non dà particolari problemi e così Nicola torna su per un secondo volo. Stavolta, però, accade l’imprevisto: il paracadute non si apre e il 37enne precipita da un’altezza di circa 1.000 metri finendo in un vigneto che passa a pochi metri dalla strada.. L’allarme scatta alle 9.23 e sul posto accorrono gli uomini del soccorso alpino con due ambulanze e l’elicottero del 118. Tutto inutile. 

La ricostruzione. A stilare il verbale sono i carabinieri della stazione di Dro, che ascoltano i testimoni che hanno assistito all’incidente. «Lanciatosi dal Brento, dopo un breve volo non riusciva ad aprire il paracadute impattando contro il suolo», questo il laconico sunto dei militari, che del resto sono abituati a episodi di questo genere: dal 2005 ci sono stati già 18 base jumper morti. Tre solo nel 2015, e tutti da questa parete. Dopo aver informato il magistrato di turno i carabinieri danno l’ok allo spostamento della salma che viene trasferita alla camera mortuaria del piccolo Comune trentino. Pare che Nicola avesse sul casco una telecamera Go-pro per riprendere la discesa: l’apparecchio è andato completamente distrutto, ma potrebbe aver salvato le immagini sulla memoria interna. Nel frattempo la notizia della tragedia arriva a Lucca: la madre di Nicola trafitta dal dolore, si chiude in casa mentre alcuni parenti partono alla volta del Garda per riportare la salma dell’uomo verso casa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web