Gioco
Via San Giovanni, i prigionieri del maxi ingorgo si sfogano
Livorno, gli automobilisti riumasti imbottigliati: quel tratto di strada è ormai un incubo
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LIVORNO. Da venti minuti per i più fortunati, a un’ora e un quarto di fila per il il cantiere alla rotatoria dopo il ponte di Santa Trinita. Una coda costante che ha coinvolto il quartiere della Venezia e, in alcuni momenti, di buona parte del centro. La mattina, prima di pranzo e intorno alle 18 sono stati senza dubbio i tre orari più delicati di una giornata contraddistinta da stress, smog e clacson continui.
Nonostante i cartelli che lo segnalavano, infatti, moltissima gente è rimasta imbottigliata nel caos. «Vengo da Viareggio – diceva ieri mattina Massimo Batini – e devo andare al porto. Sono in fila da un’ora e un quarto per fare meno di un chilometro. Se lo avessi saputo, sarei uscito dall’autostrada a Rosignano e sarei tornato in su». Rallentamenti, disagi per chiunque: soprattutto per chi non poteva prendere altre vie.
«Vengo da via della Cinta Esterna – esordisce Elena Di Meglio – e devo andare sul viale Italia. Il cartello al semaforo della Dogana d’acqua l’ho letto, ma ormai ero lì e pensavo che non mi ci sarebbe voluto così tanto. Anche perché a quel punto è difficile tornare indietro, dovevano avvisare già in via Mastacchi. Avrei preso l’Aurelia». A metà mattina la fila è un po’ diminuita, ma per un tragitto che si fa in un paio di minuti, serviva un quarto d’ora. Poco prima di pranzo, il traffico è di nuovo aumentato e dai vecchi Macelli in poi è esploso di nuovo il caos. «Ho due ore di pausa pranzo – dice un altro automobilista – e sarei voluto tornare a casa. Sto passando tutto il tempo in macchina, dovrò fare le rincorse».
Nel pomeriggio stessa musica. «È una cosa assurda», racconta Mariarosa Borghini – queste rotatorie hanno creato solo danni. Vengo da Guasticce e devo portare le mie bimbe a Livorno: faccio prima ad arrivare in città da casa che a muovermi in centro». Oltre a via della Venezia, via Strozzi, via San Giovanni, via Cogorano e via Grande, si sono create code anche per chi arrivava da viale degli Avvalorati. Alla fine piazza Grande è diventata un enorme imbuto che, su una sola corsia, ha dovuto sostenere tutto il flusso che arrivava da est e da ovest diretto sul mare. «Sono in fila da mezz’ora e devo andare in via Marradi – aggiunge Giorgio Diamantini, fermo in piazza Grande – se non ci fosse stato questo ingorgo ci avrei messo pochi minuti». Un po’ meglio è andata a Fabio Gerdardi che in fila ci è rimasto «solo» 20 minuti. Mentre Luca Deri: «quel tratto di strada è diventato un incubo. Se avessi saputo che era in queste condizioni, sarei sicuramente andato a piedi». «Vengo da Corea – ha detto Giacomo Franceschi – e vorrei andare sul mare. Ma sono tre quarti d’ora che sono in coda». Mezz’ora è toccata invece a Diego Bertocchini: «I lavori dovrebbero farli di notte come in tutte le altre città». «Mi ci sono voluti 40 minuti – chiude Alessio Poli – solo per passare dalla Venezia». E oggi come andrà?
Nicolò Cecioni
Nonostante i cartelli che lo segnalavano, infatti, moltissima gente è rimasta imbottigliata nel caos. «Vengo da Viareggio – diceva ieri mattina Massimo Batini – e devo andare al porto. Sono in fila da un’ora e un quarto per fare meno di un chilometro. Se lo avessi saputo, sarei uscito dall’autostrada a Rosignano e sarei tornato in su». Rallentamenti, disagi per chiunque: soprattutto per chi non poteva prendere altre vie.
«Vengo da via della Cinta Esterna – esordisce Elena Di Meglio – e devo andare sul viale Italia. Il cartello al semaforo della Dogana d’acqua l’ho letto, ma ormai ero lì e pensavo che non mi ci sarebbe voluto così tanto. Anche perché a quel punto è difficile tornare indietro, dovevano avvisare già in via Mastacchi. Avrei preso l’Aurelia». A metà mattina la fila è un po’ diminuita, ma per un tragitto che si fa in un paio di minuti, serviva un quarto d’ora. Poco prima di pranzo, il traffico è di nuovo aumentato e dai vecchi Macelli in poi è esploso di nuovo il caos. «Ho due ore di pausa pranzo – dice un altro automobilista – e sarei voluto tornare a casa. Sto passando tutto il tempo in macchina, dovrò fare le rincorse».
Nel pomeriggio stessa musica. «È una cosa assurda», racconta Mariarosa Borghini – queste rotatorie hanno creato solo danni. Vengo da Guasticce e devo portare le mie bimbe a Livorno: faccio prima ad arrivare in città da casa che a muovermi in centro». Oltre a via della Venezia, via Strozzi, via San Giovanni, via Cogorano e via Grande, si sono create code anche per chi arrivava da viale degli Avvalorati. Alla fine piazza Grande è diventata un enorme imbuto che, su una sola corsia, ha dovuto sostenere tutto il flusso che arrivava da est e da ovest diretto sul mare. «Sono in fila da mezz’ora e devo andare in via Marradi – aggiunge Giorgio Diamantini, fermo in piazza Grande – se non ci fosse stato questo ingorgo ci avrei messo pochi minuti». Un po’ meglio è andata a Fabio Gerdardi che in fila ci è rimasto «solo» 20 minuti. Mentre Luca Deri: «quel tratto di strada è diventato un incubo. Se avessi saputo che era in queste condizioni, sarei sicuramente andato a piedi». «Vengo da Corea – ha detto Giacomo Franceschi – e vorrei andare sul mare. Ma sono tre quarti d’ora che sono in coda». Mezz’ora è toccata invece a Diego Bertocchini: «I lavori dovrebbero farli di notte come in tutte le altre città». «Mi ci sono voluti 40 minuti – chiude Alessio Poli – solo per passare dalla Venezia». E oggi come andrà?
Nicolò Cecioni
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