Il Tirreno

Livorno

«Così ho incastrato il killer di Ilaria»

di Federico Lazzotti
«Così ho incastrato il killer di Ilaria»

Dopo 30 anni nei carabinieri del nucleo investigativo è andato in pensione Santo Marrandino

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LIVORNO. «L’indagine che ricordo con più orgoglio? Quella sull’omicidio di Ilaria Leone. L’assassino lo abbiamo incastrato in 48 ore grazie a una macchia di sangue che abbiamo trovato sui suoi pantaloni. Il Dna è risultato quello della povera ragazza violenta e uccisa in un oliveto a Castagneto Carducci. Poi i miei colleghi hanno ricostruito il delitto, ma è da una traccia ematica che è partito tutto, fino alla condanna all’ergastolo». Santo Marrandino, 56 anni, è in pensione da due giorni dopo aver trascorso quarant’anni nei carabinieri, gli ultimi ventinove di questi nel nucleo investigativo di Livorno. «Andare via dispiace - racconta - mi mancheranno soprattutto i colleghi».

Il maresciallo aiutante negli ultimi anni della sua carriera si è specializzato proprio nei rilievi tecnico scientifici durante i sopralluoghi dopo un delitto: tracce di sangue, impronte, reperti vari. «Si tratta di un momento importantissimo dell’inchiesta - racconta - perché oggi la prova scientifica è determinate: se c’è corrispondenza tra la traccia biologica, il Dna e un individuo significa che quella persona è stata in quel luogo. Poi viene tutto il resto e dunque l’indagine tradizionale: telefoni, celle, immagini, ma la traccia biologica resta incisa nell’indagine. A volte è successo che qualche investigatore abbia fatto errori, ma il più delle volte è determinate».

Dal 1988, anno in cui è entrato nel reparto al primo piano del comando provinciale dei carabinieri, ad oggi, Marrandino è andato per primo sui luoghi del crimine. «La cosa bella del nostro mestiere - va avanti - è quella di poter dare un nome e un cognome a un colpevole. E quando ci riusciamo è una sensazione bella, che ti appaga. L’ultima che ricordo, risale a qualche mese fa: ci fu una rapina in una banca a Vicarello, durante il sopralluogo trovai un’impronta buona, l’abbiamo mandata ai Ris e dal loro archivio è saltato fuori un nome e un cognome...».

Certe volte, invece, non bastano anni per risalire al colpevole. E come tutti gli investigatori anche Marrandino porta in pensione con sé un caso irrisolto. «Risale a dieci anni fa - conclude - una turista venne uccisa alla Mazzanta, si chiamava Felicia Wentel: il responsabile non lo abbiamo mai trovato...».

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