Il Tirreno

Livorno

Vezzali a Livorno, la regina della scherma ai ragazzi: "Così si diventa campioni"

di Lara Loreti
Vezzali a Livorno, la regina della scherma ai ragazzi: "Così si diventa campioni"

Livorno, l'olimpionica ospite nella palestra della polizia accolta dai giovani atleti e dall’istruttore Vannini

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LIVORNO. Ci sono giorni diversi dagli altri, che ti restano dentro per tutta la vita. Succede quando una mattina incontri il tuo idolo. Quella campionessa che hai sempre visto in tv, ammirato, imitato. Si materializza davanti ai tuoi occhi. E allora una stretta di mano, un bacio, un selfie. Anzi, un autografo, vecchia maniera, diventano d’obbligo. Ieri mattina quell’atmosfera di gioia mista ad emozione s’è respirata a tutti polmoni nella palestra della questura, in viale Boccaccio. La campionessa olimpionica di scherma Valentina Vezzali, sovrintendente della polizia e parlamentare, ha fatto visita ai ragazzi delle Fiamme Oro.

L’atleta di Jesi, 43 anni, alle spalle un curriculum di tre medaglie d’oro olimpiche individuali in tre consecutive edizioni, ha stregato tutti con i suoi modi alla mano, il sorriso acqua e sapone e il calore con cui ha salutato i piccoli campioni. È arrivata alle 12.30: ad accoglierla il questore Orazio D’Anna, entusiasta per la prestigiosa visita. «Abbiamo questa bella realtà grazie al tecnico Marco Vannini in primis - ha detto il numero uno della questura - E poi il merito va all’amministrazione in tutte le sue componenti: è un progetto in cui crediamo molto».

A fare da padrone di casa, ci ha pensato proprio Marco Vannini, responsabile della gestione tecnica della sezione e tecnico del fioretto delle Fiamme Oro. Con lui, una quindicina di ragazzi, dai 13 ai 27 anni, sia livornesi sia stranieri. Nel gruppo infatti c’è anche un giovane giapponese. Questo grazie all’integrazione promossa da Vannini tra la sezione Fiamme Oro della polizia e la sua Accademia della scherma, che vanta 70 iscritti.

Atleta nelle Fiamme Oro dal 1999, Vezzali si è mostrata orgogliosa della sua appartenenza alla Polizia di Stato: «Proprio giovedì scorso ho presentato in commissione Cultura un’interrogazione al ministro sul professionismo sportivo al femminile, rimarcando che se oggi non ci fossero i corpi militari a dare tranquillità agli atleti negli allenamenti quotidiani, non ci sarebbe lo sport olimpico al livello nazionale».

Ecco le sue risposte alle domande del Tirreno.

Cosa pensa delle Fiamme Oro livornesi?

«Vannini mi aveva descritto questa realtà a fine gennaio, a Foligno, in una gara nazionale. E devo dire che qui ho trovato esattamente l’atmosfera che lui mi aveva descritto. C’è tanta voglia di costruire e lavorare sui giovani e di trasmettere loro quei valori che permettono di crescere nel migliore dei modi».

Quanto lo sport l’ha aiutata nella vita?

«Lo sport è un mezzo che permette di formare il carattere, interagire nel rispetto delle regole, fissare un obiettivo e raggiungerlo. E quando si hanno le idee chiare tutto diventa più semplice, anche se ci sono degli ostacoli che sembrano enormi».

Qual è il suo consiglio per i giovani?

«Più che altro vorrei rivolgermi ai genitori: fate fare sport ai bambini perché la cosa più bella per loro è poter crescere in un ambiente sano, conoscere il proprio corpo attraverso una disciplina sportiva e divertirsi allo stesso tempo. Ed è anche importante il ruolo dell’istruttore, che prima ancora che allenatore deve essere un educatore».

Lei è una campionessa olimpionica, una poliziotta una politica e una mamma. Come concilia queste anime?

«In primis sono una donna e come tale ho delle precise qualità: noi donne siamo multitask per genetica. Sappiamo gestire al meglio il tempo, siamo determinate e caparbie. Quando ci mettiamo in testa qualcosa è difficile che rinunciamo. La caratteristica che mi contraddistingue è proprio questa: se mi pongo un obiettivo vado fino in fondo. E quando si combatte per qualcosa di giusto, in cui si crede, tutto diventa più facile».

 

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