Gioco
Di padre in figlio, la tradizione si ripete
«Nasco da generazioni di commercianti: mio nonno Ugo aveva una fabbrica di bretelle in cuoio, e mio padre Luigi andava a Fucecchio a comprare i ritagli. Lì conobbe mia mamma Ines Soldaini. Si...
«Nasco da generazioni di commercianti: mio nonno Ugo aveva una fabbrica di bretelle in cuoio, e mio padre Luigi andava a Fucecchio a comprare i ritagli. Lì conobbe mia mamma Ines Soldaini. Si sposarono e tornati a Livorno nel 1921 aprirono il negozio di scarpe in via Mentana, di fronte al negozio attuale». È Enrico Baracchino a raccontare la storia della sua famiglia. Anche il nonno materno commerciava in calzature, forniva l’esercito, e nel 1911 ebbe una grossa disavventura che lo portò al fallimento, quando non gli venne pagata una nave di scarpe, un carico enorme. «Il negozio di mio padre rimase aperto fino al 1941, poi durante il periodo bellico chiuse per riaprire nel 1945». In bottega Enrico - classe 1938 - praticamente c’è nato. «Quando facevo le elementari andavo a incartare le scarpe in negozio, che poi si legavano con il filo. Speravo che non venissero i clienti per poter andare con i miei amici - scherza - ma all’epoca si lavorava da matti. Era un altro mondo. Oggi se va bene in media si vendono 10 paia a negozio al giorno, un tempo se ne vendevano solo in via Mentana 300 paia a settimana». Dopo il servizio militare Enrico ha preso sempre più in mano la conduzione delle attività, fino a quando nel 1970 è diventato titolare. Ora il marchio Baracchino conta 3 negozi a Livorno e uno a Tirrenia. «Sono andato in pensione e ho ceduto la ditta a mio figlio Riccardo: una tradizione che continua, insomma, da quattro generazioni e si proietta nel futuro».
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