Il dolore
Minacciato e aggredito dalla “cricca”
L’Università di Pisa è una giungla per i fotografi La “torta” dei laureandi spartita tra i soliti noti
LIVORNO. C’è una giungla all’Università di Pisa. Che si ramifica in diversi dipartimenti e che cresce e prende vigore dall’assenza di regole. È quella in cui lavora e guadagna una “cricca” di fotografi che si spartisce la succulenta torta degli scatti eseguiti e ben venduti in occasione dei vari appelli di laurea. Chi direbbe di no ad un fotografo disponibile a pochi passi mentre tagli uno dei più importanti traguardi della vita? Sono pochi quelli che dicono di no, la stragrande maggioranza dei neo dottori dice di sì. Accetta la foto “della vita” e in quel momento non sta certo a riflettere se dall’altra parte dell’obiettivo c’è uno che per la prestazione rilascia ricevute non fiscali e che si è precedentemente conquistato quel posto a suon di prepotenza, arroganza e aggressioni, fisiche e verbali. La “cricca” è composta da sei persone, alcune di queste titolari di negozi, altri no. Girano i vari dipartimenti con la macchina fotografica al collo e con un tesserino auto-fabbricato (l’Ateneo non li rilascia) e si presentano puntuali, per mettere insieme un bel gruzzolo (per un cd e alcune stampe chiedono fino a cento euro a candidato), agli appelli. In certi giorni ci sono anche venti lauree. Fate voi i conti.
Contro questo sistema malato ha deciso di scagliarsi Massimo Montuori, fotografo professionista residente a Livorno ma con un negozio in piazza Guerrazzi. Tempo fa ha saputo che per la maggior parte delle facoltà pisane l’accesso e l’attività dei fotografi sono liberi e ha deciso di dedicarsi anche a questo ambito di lavoro. Ma ha trovato un autentico muro. Non da parte dell’Università o da parte degli studenti e delle loro famiglie, bensì dalla “cricca”. Ogni volta che si presenta, lo accerchiano, cominciano ad offenderlo, a minacciarlo, a spintonarlo. E lo cacciano fuori. Ha scritto al rettore Paolo Mancarella, si è rivolto ad alcuni responsabili di dipartimento, ma non ha mai ottenuto nulla. Altri avrebbero piegato la testa, ma Montuori è un testardo. E alla fine ha varcato la soglia della stazione carabinieri di Ardenza, dove ha presentato un esposto-denuncia.
«Sono stufo di questa situazione - raccontail fotografo livornese - Non può vincere chi alza la voce e le mani, sfruttando la completa assenza di regolamentazione. Da oltre tre mesi vado abitualmente nei dipartimenti in occasione degli appelli di laurea per promuovere la mia regolare attività (con partita Iva e iscrizione alla Camera di Commercio) tra i laureandi interessati all’acquisto di un servizio fotografico per la discussione della tesi. In alcuni dipartimenti (Giurisprudenza ed Economia e Commercio ad esempio, ndr) l’attività è regolamentata da appositi bandi di concorso che assegnano l’incarico al vincitore (a Giurisprudenza il bando annuale è di 15.284 euro più Iva, ndr), ma in tanti altri è prevista la libera presenza di fotografi. O almeno così dovrebbe essere, perché in realtà ho potuto constatare sulla mia pelle che i “colleghi” incontrati, anziché condividere l’attività lasciando al laureando la possibilità di scegliere tra la mia e la loro proposta, hanno pensato bene di “risolvere” il problema minacciandomi e diffidandomi dal continuare a presentarmi, affermando che frequentando da più tempo di me l’Università avrebbero il diritto esclusivo al lavoro».
Inizialmente, Montuori ha pensato ad un caso isolato, ma successivamente ha avuto modo di appurare l’esistenza di un gruppo organizzato, composto da tre uomini e tre donne, che si presenta ad ogni evento. «In questi ultimi mesi - aggiunge il fotografo di Livorno - li ho incontrati una ventina di volte e in ogni occasione sono stato avvicinato in malo modo e invitato ad andarmene. Numerose le minacce ricevute: “Ora ti diamo una bella lezione”, “Se fai saltare tutto ti leviamo di mezzo”, “Ogni candidato che ci fai perdere sono dieci cazzotti in faccia”. E giù spintoni. Ogni volta la stessa storia, a Ingegneria come a Veterinaria, a Farmacia come a Medicina».
Montuori vuol rendere pubblica la vicenda perché qualcuno intervenga. «Pisa - dice - è una città che non può tollerare simili comportamenti, ingiusti, minacciosi, prepotenti e intimidatori. Non posso continuare a recarmi al lavoro con la paura di essere aggredito. Non comprendo perché l’Università non compie la stessa scelta fatta per Giurisprudenza ed Economia e Commercio, realizzando dei bandi attraverso i quali è poi legittimato a lavorare esclusivamente il fotografo vincitore. Sarebbe un bel guadagno per lo stesso Ateneo».
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