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Grandi Molini, quindici giorni di passione
In ballo c’è l’accordo sul futuro dei 30 lavoratori che l’azienda vuole licenziare. Incontro con la prefetta che scriverà al Mise
LIVORNO. Tutto, o quasi, in due settimane. Il futuro dei 30 lavoratori, su 45, che la Grandi Molini vuole licenziare passa al momento da due date precise: il 6 aprile, quando cioè le parti si riuniranno di nuovo per trovare un accordo, e il 14 aprile, giorno ultimo entro il quale quell’accordo dovrebbe essere firmato.
Di questo e di molto altro si è parlato ieri in un incontro in prefettura nel quale i sindacati hanno coinvolto e informato la prefetta di Livorno, Anna Maria Manzone. Un’ora di colloquio serrato al quale hanno partecipato Nicolò Cortorillo (Cgil), Federico Mambrini (Uil), Uliano Bardini (Cisl) e i rappresentanti delle Rsu dell’azienda. Cinque le questioni chiave che sono state esposte ieri anche sul tavolo della prefetta. In primis, dai sindacati è stata rappresentata la necessità che ai prossimi incontri l’azienda si presenti con un interlocutore: l’amministratore delegato, o chi per lui insomma, ma che almeno abbia un margine di trattativa.
La seconda questione posta sul tavolo è che possibilmente partecipi anche il commissario, visto che la Gmi come noto è in attesa dell’omologa del concordato. Inoltre, c’è stata la richiesta di aumentare la visibilità della vertenza allargandola a livello nazionale. Poi è stato rimarcato il fatto che alla Gmi costa molto di più mandare a casa i dipendenti (500mila euro circa) piuttosto che sfruttare gli ammortizzatori sociali (150mila euro circa). E infine l’ultima istanza ha riguardato il fatto che il sindacato si opporrà ai lavori alla banchina previsti dall’Autorità Portuale se l’azienda non cambierà indirizzo sulla decisione dei licenziamenti.
La prefetta, da parte sua, ha assicurato che scriverà al ministero dello Sviluppo economico per informare della gravità della situazione. I sindacati hanno inoltre fatto presente ai lavoratori, che durante l’incontro si erano assiepati fuori dalla prefettura in attesa di notizie, che la questione Gmi per Livorno è simile a quella di Piombino con le accierie: due situazioni dove a fronte di promesse fatte davanti alla istituzioni, le aziende non hanno rispettato gli impegni presi.
Nei prossimi giorni i lavoratori, che al momento risultano tutti sospesi dal lavoro (ma retribuiti con la motivazione ufficiale di «gestire la negoziazione in maniera prudente e costruttiva» fino al 7 aprile), decideranno che forma di lotta mettere in pratica: se presidi fissi o quant’altro.
Nel frattempo è certo che, nel caso il 6 aprile - giorno dell'incontro in provincia sia per Gmi, sia per le acciaierie - non ci sarà un soluzione positiva, si andrà verso lo sciopero generale. È stato ribadito altresì che il governatore Rossi ha confermato di voler partecipare di persona all’incontro con l’azienda, ma che ha tempo di farlo solo entro il 14 aprile, perché dopo sarà troppo tardi. I rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno inoltre spiegato che la vertenza passerà dal livello provinciale a quello regionale e nazionale, con il coinvolgimento dei delegati dei territori interessati dagli stabilimenti della Gmi.
«I debiti - hanno detto i sindacati - li ha fatti l’azieda, non i lavoratori. Non è possibile dunque che da Rovigo, dove ha sede la Gmi, il problema ricada interamente sullo stabilimento di Livorno, che tra le altre cose è tra i più grandi d’Italia».
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