Stop all’inceneritore, ecco cosa dice la perizia dei tecnici
Aamps ha incaricato uno studio di Novara di fare una stima Costo previsto: 7,5 milioni (5 quelli ipotizzati per la bonifica)
LIVORNO. Le carte parlano di 7,5 milioni di euro per smantellare l’inceneritore, 5 dei quali per bonificare l’area del Picchianti. È alla società Prodotto ambiente di Oleggio, in provincia di Novara, che Aamps ha chiesto a novembre una perizia giurata per fare una stima dei «costi di demolizione dell’impianto a fine vita e di bonifica e ripristino del sito», come si legge nelle premesse dell’atto. Una scelta dettata anche dalla necessità di decidere quanto accantonare «al fondo di ripristino». In altre parole quanti soldi mettere da parte ogni anno per poter arrivare davvero a quell’operazione “pratino” che Filippo Nogarin e il Movimento 5 Stelle hanno lanciato in Rete a inizio febbraio.
La perizia giurata, di cui siamo entrati in possesso, è stata timbrata alla cancelleria del tribunale di Novara il 19 dicembre. Un mese prima, il 21 novembre, l’ingegnere Riccardo Massara, titolare dello studio incaricato, è stato a Livorno per fare un sopralluogo all’impianto e per mettere giù la valutazione tecnico-economica.
È a questo lavoro che si riferiva martedì il sindaco quando in consiglio ha ribadito che l’amministrazione vuole davvero spegnere l’inceneritore. Una volontà che però – al di là del dibattito politico fra favorevoli e contrari, fra chi ci crede e chi no – non potrà comunque concretizzarsi prima del 2021: l’inceneritore dovrà continuare a bruciare rifiuti almeno fino a quella data (quindi due anni dopo la scadenza naturale del mandato amministrativo) perché così dice il piano di concordato che Aamps ha presentato al tribunale per garantire il pagamento dei creditori e i servizi. La strada intrapresa dalla giunta M5S è però già delineata.
Ma cosa c’è scritto nell’atto? Intanto che la valutazione «è limitata all’area che ospita l’impianto di termovalorizzazione con i relativi impianti funzionali direttamente e fisicamente connessi». Poi che facendo un bilancio tra le voci passive (costi di demolizione e costi accessori) e le voci attive (ricavi dovuti alla valorizzazione dei materiali nobili, come i metalli, ottenuti dalla demolizione stessa), il costo dell’operazione, pacchetto completo (compresi ingegneri e direzione lavori) risulterebbe pari a 7.507.889 euro.
A pesare di più, «in via prudenziale, in assenza di una caratterizzazione ambientale», è il capitolo dei costi per la bonifica e il ripristino del terreno del Picchianti: 5 milioni. A pagina 3 si legge che «allo stato attuale delle conoscenze non si ha motivo di ritenere che possano verificarsi fenomeni di contaminazione del sottosuolo o delle acque sotterranee», sia «per i presidi di protezione ambientale presenti (vasche di contenimento, sistemi di impermeabilizzazione...)» sia «per la qualità della gestione attuale». Ma «dal momento che non sono state condotte indagini ambientali sulla qualità del suolo e delle acque sotterranee», e considerando sia «il periodo di vita residua», sia «l’assenza di pavimentazione nei primi anni di funzionamento» (pagina 7), non si può «categoricamente» escludere niente, quindi in via precauzionale è stata prevista quella somma.
Juna Goti
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