Il Tirreno

Livorno

via delle bandiere

La Coltelleria Parigi spegne 93 candeline

Ora è Elisa a portare avanti il mestiere del bisnonno e del padre

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LIVORNO. Novantatré anni di mani ruvide, consumate dal lavoro quotidiano, da quella ruota che affila coltelli, lame e forbici di ogni tipo. E che, ogni tanto, lascia anche il segno sulla pelle con ferite che comunque non sono mai troppo profonde per impedire di finire un lavoro intrapreso.

La coltelleria Parigi il 24 marzo ha spento 93 candeline e, sebbene ora il mestiere sia profondamente cambiato rispetto all'inizio del secolo scorso, nel negozio c'è ancora chi porta avanti l’antica tradizione. L’«ereditiera» si chiama Elisa Parigi e oggi è lei, insieme al padre Pino e alla madre Gioia, a gestire il locale in via delle Bandiere. «Siamo qui dal dopoguerra – spiega –, precisamente dal 1953. Prima eravamo in piazza Cavallotti. La nostra famiglia non è originaria di Livorno ma si è trasferita a inizio ’900. Mio bisnonno Alfonso era del Mugello, di Scarperia, dove la tradizione arrotina è molto radicata. Lo chiamarono quando scoppiò il primo conflitto bellico al cantiere navale. Appena arrivato aprì un negozio in piazza Cavallotti, accanto allo storico forno Italia che era della famiglia di Mascagni. Durante la guerra, però, il centro diventò zona rossa e fu costretto a venire via, aprendo un nuovo fondo in corso Amedeo».

Cessate le ostilità, nel 1918 Alfonso Parigi non poté tornare in piazza Cavallotti perché il palazzo dove aveva il fondo venne abbattuto. «Il bisnonno si trasferì in via delle Bandiere e qui iniziò anche a costruire coltelli e a venderli. Erano coltelli da lavoro, per professionisti, per cuochi e per medici. Ne ha fatti tanti per il reparto di chirurgia dell'ospedale. Alfonso era lungimirante e mandò suo figlio Umberto a imparare il mestiere nelle botteghe di prestigio degli artigiani di Firenze. Voleva che si salisse di livello e diventasse un professionista». E così negli anni '60 e '70 la coltelleria Parigi è diventata leader del settore sia in città che in Toscana.

«Con il nonno, iniziò a fare questo mestiere anche mio padre che imparò a raffinare tutto quello che c’era. Oggi i tempi sono cambiati e anche gli strumenti di lavoro: i ferri chirurgici sono monouso. Prima no, e dovevano essere sempre affilatissimi. Adesso sono sempre meno anche le sarte e utilizzano forbici meno pregiate: trent’anni fa usavano sempre le solite e dovevano affilare la lama in continuazione».

Dopo 42 anni di lavoro, anche Pino Parigi ha smesso di arrotare coltelli e il negozio ha cambiato la sua fisionomia. «Quello – conclude Elisa – è un mestiere che ti sgretola le mani. Inoltre non c'è più bisogno di affilatori perché va di moda la mentalità dell’usa e getta. Preferiamo comprare una lama di scarsa qualità a poco prezzo, per poi magari sostituirla dopo poco tempo, piuttosto che comprarne una migliore che duri di più. Comunque il nostro negozio si è dovuto adeguare ai tempi e resistiamo grazie alla qualità dei prodotti. Siamo l’unica coltelleria a Livorno e una delle poche in Toscana. Lamette da barba pregiate, lame per estetisti, coltelli per professionisti e collezionisti sono i nostri punti di forza. Abbiamo oggetti artigianali d’élite ed è grazie a quelli che andiamo avanti, perché i clienti sanno che se desiderano certi prodotti devono venire da noi».

(N.C.)

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