Gioco
Livorno laica e multiculturale Bando per idearne il simbolo
In campo esponenti e gruppi che hanno avuto in concessione uno spazio in porto Puntano sul valore della laicità e sul dna pluralista della storia labronica
LIVORNO. Qquasi quattro anni fa all'ingresso del porto è stata installata la statua della Madonna dei Popoli: una scultura che, inaugurata dal vescovo e posta in direzione dei naviganti, dà il benvenuto a quanti arrivano a Livorno. Ma visto che la nostra è una città multietnica e con svariati credo religiosi, è nata l'idea di creare, sulla banchina, un altro monumento che mettesse l’accento invece sulla multiculturalità e sulla pluralità religiosa che caratterizzano la nostra città.
C’è la concessione di un’area da parte dell’Authority. Si tratta di una iniziativa che porta la firma di “Livorno delle Diversità”, una galassia di gruppi e persone che credono nel valore della laicità: ne fanno parte Circoli come Alba, Einaudi, G.E. Modigliani, Uaar o la Compagnia Teatrale Pilar Ternera, oltre a esponenti come Massimo Bianchi, Ariela Cassuto, Nedo Di Batte, Lamberto Giannini, Luciano Iacoponi, Marcello Lenzi, Raffaello Morelli, Attilio Palmerini, Angelo Pedani, Gadi Polacco, Valeria Torregrossa, Maurizio Vernassa, Paola Pasqui e Oriana Rossi.
La Livorno delle Diversità presenta un bando per realizzare – come si legge sul sito internet dell’associazione – «un luogo e un manufatto simbolici, che, su terreno demaniale in riva al mare, costituiscano un richiamo costante al senso profondo della diversità quale condizione di vita per l'accogliere e per l'intessere relazioni a Livorno».
L’iniziativa verrà ufficialmente presentata oggi alle ore 11,45 a Villa Henderson, via Roma 234, nella sede del Centro Educazione ambientale presente nella palazzina a sinistra dell’ingresso. È annunciata la presenza sia del presidente dell'Ordine degli Architetti sia dell'assessore alla cultura Francesco Belais.
«Noi, cittadini livornesi, – spiegano gli esponenti di Livorno delle Diversità sul proprio sito web – auspichiamo il risveglio della nostra città dal sonno del conformismo della propria comunità che nel tempo ha reso sterile il suo convivere. Il risveglio può derivare solo dal rifondare la convivenza basandola sul riconoscere e sul rispettare la diversità individuale di chi si trova a viverci in via stabile o temporanea. Questo, in sostanza, fu l'indirizzo seguito, nelle condizioni dell'epoca, durante i primi secoli dopo la fondazione; oggi è l'ora di affidarvisi di nuovo per aprire le porte al futuro».
I protagonisti dell’iniziativa tengono a sottolineare che la volontà di riscoprire la diversità individuale «è connesso strettamente alla laicità istituzionale». Tradotto: bisogna «separare la gestione pubblica della convivenza civile dalle suggestioni rigide ispirate da un qualche credo (magari anche privilegiato)», e tutto ciò in nome di una «laicità istituzionale» che risulta essere «storicamente il solo metodo in grado di garantire la completa libertà di espressione di ognuno», compresa dunque «anche quella di manifestare e organizzare il proprio credo».
«Il luogo sembrerebbe esser stato individuato», dicono i promotori dell’iniziativa: «Il manufatto ancora no, quello sta all'ingegno dei livornesi».(ni.c.)
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