Il Tirreno

Livorno

L’“inchiesta” è rimandata

L’“inchiesta” è rimandata

I consiglieri M5s disertano la seduta, salta la commissione

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LIVORNO. Marco Bruciati (Buongiorno), Alessio Ciampini e Marco Martelli (Pd), Sandra Pecoretti (Livorno libera), Marco Valiani (Livorno bene comune): sono i consiglieri di opposizione che ieri si sono presentati regolarmente ai “cancelletti di partenza” per la commissione speciale d’indagine sulla Labronica Corse. Quelli della maggioranza invece no. Eppure l’avevano convocata proprio loro, alle 15 di ieri con tanto di pubblicazione in Primo Piano sul sito del Comune (e ben due e-mail di notifica dal personale addetto). Ma alle 15,30 dei consiglieri grillini nemmeno l’ombra.

All’ordine del giorno ci sono l’elezione del presidente e l’organizzazione dei lavori della commissione stessa. Compiti importanti. I “commissari” si prodigano quindi per contattare i colleghi assenti, ma i telefoni squillano a vuoto oppure all’altro capo della linea nessuno sa nulla, mentre le porte delle stanze pentastellate di Palazzo Civico sono tutte inesorabilmente chiuse. Ciampini nel frattempo lancia su Facebook un post di protesta, poi dopo mezz’ora dalla convocazione, quando da regolamento il numero legale scende ad un terzo, si potrebbe tentare il colpo di mano e votare in fretta e furia un presidente anche senza la maggioranza, ma per ragione di opportunità l’idea viene subito scartata.

La seduta inizia e finisce, dunque, solo per ottenere il voto unanime che serve a rimandare la commissione a data da destinarsi. C'è chi però ne approfitta per togliersi qualche sassolino. «Per il Consiglio comunale ci obbligano alle rincorse fino a tarda notte, e oggi per una commissione richiesta da loro non si presentano» stigmatizza ancora Ciampini, che si dice perplesso e infastidito. «È un segnale politico? Una dimenticanza?» si chiede Bruciati, che poi ci scherza su: «Sarà la primavera?». Per conoscere finalmente la situazione e la gestione della società controllata Labronica Corse bisognerà dunque attendere ancora, sempre sperando che la vicenda non passi in cavalleria.

Matteo Scardigli

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