Sicurezza
«Fateci sentire più sicuri»
Dai vigili di quartiere all’arredo: l’appello e le proposte dei negozianti
LIVORNO. L’Aurelia, da queste parti, sembra quasi un fiume: da una parte i palazzoni popolari, piazza Ferrucci e la Guglia, dall’altra i negozi e le attività (più di cento) del centro commerciale naturale (Ccn) di Fiorentina. Due facce della stessa medaglia, due mondi diversi, che si guardano dalle due sponde dell’Aurelia, a tratti si toccano. È dai negozi di via Provinciale Pisana che ieri è ripartito il Caffè Tirreno. Ai tavoli dell’Alf bar, davanti ai cappuccini di Francesca Bocini, sono arrivati gli esercenti che da anni hanno riunito le forze nel “Ccn” di Fiorentina. Sono arrivati per ricordare che qui ci sono botteghe storiche che tengono accese le luci di un quartiere difficile. Ma anche per lanciare un appello chiaro alle autorità, «perché abbiamo bisogno di sicurezza» e perché «arredi urbani e decoro vincano sul degrado». Con una serie di proposte al Comune e alle forze di polizia.
La festa di settembre, gli sforzi del Ccn. E i flash di Ovosodo. «Napoli, Berlino, Bucarest», diceva affascinato e pungente Tommaso (Marco Cocci) davanti alla macchina da presa di Ovosodo, arrivato nei cortili popolari di Fiorentina. Cortili a luci e tante ombre. «A luglio ci sarà il ventennale del film di Virzì - ricordano i commercianti - e cercheremo di promuovere anche noi iniziative: dalla casa dei protagonisti a via Bruno, qui sono state girate tante scene».
«Il nostro Centro commerciale naturale è nato nel 2011 e raccoglie un centinaio di negozi, abbiamo ogni tipo di attività», spiega il presidente Antonio Bernardini, della farmacia Capitani, che si è guadagnato l’appellativo di “sindaco”. «Da qualche anno - racconta - a settembre organizziamo la festa del quartiere: diamo spazio all’artigianato, allo sport, ai prodotti e alle attività del rione, insieme alla parrocchia di San Matteo, guidata da don Cornelio, che è molto attiva. Siamo alla quinta edizione». «Tutto - sottolinea - nasce dall’idea di unire le forze tra commercianti e residenti per garantire maggiore vivibilità, per riportare le persone in strada in un quartiere difficile, un po’ dimenticato dalle autorità, politiche e di sicurezza».
«Più vigili, non per le multe». «Da quando siamo nati - riprende insieme a Luca Nigiotti dell’armeria Saltarelli (aperta dagli anni ’60) e a Francesca Bonaccorsi, dell’orologeria e oreficeria - come “Ccn” siamo riusciti ad avere maggiori rapporti con le istituzioni e questo è positivo. Ma nonostante i nostri sforzi, non abbiamo, ad esempio, spazi recuperati e un arredo urbano che ci consentano di mostrare l’altra faccia del quartiere. Soprattutto lato Garibaldi c’è degrado. Le nostre attività, in questo senso, devono essere tutelate, perché sono una luce accesa». E, sottolineano, vanno avanti. Perché un po’ come a Colline, qui ci sono sia negozi rionali che attività che si sono fatte un nome e attirano clienti da fuori (dalla pasticceria Labronica all’armeria Saltarelli, fino all’agraria Spagnoli). «Ci siamo trasferiti da un paio di anni dalla Cigna - racconta ad esempio Bonaccorsi - e devo dire che qui c’è molta più vita».
«I negozi sono un presidio - riprendono Nigiotti e Bernardini - ma abbiamo bisogno di vedere di più le forze dell’ordine e non per fare le multe alle macchine. Vorremmo i vigili di quartiere, figure che presidino benevolmente il territorio, che diano un maggiore senso di sicurezza». Il perché lo spiegano subito dopo con un esempio: «L’erboristeria qui accanto è stata rapinata già due volte, siringa alla mano, sempre di lunedì, quando le attività intorno sono chiuse».
«Io, minacciata con la siringa». «Un anno fa - conferma Chiara Santuccio, dell’erboristeria - sono stata rapinata con una siringa, all’orario di chiusura, per portare via pochi spiccioli del fondo cassa. Qualche giorno fa, di lunedì, sempre alla chiusura, sono stata minacciata da una persona che mi ha rubato un campione di profumo ed è scappata». Sintomi di sos sociale, insomma, più che fenomeni di macrocriminalità. «Per questo chiediamo un controllo costante».
Porta Fiorentina, spazi vuoti e via Magnozzi: l’appello. «Questo quartiere - riprendono i commercianti di via Provinciale pisana - ha anche una sua importanza storica. Fino all’inizio del secolo scorso c’erano cimiteri importanti che però ora sono chiusi. Poi le mura lorenesi e la Porta Fiorentina». «Il circolo Divo Demi - chiosano - ha reso i suoi spazi di nuovo agibili facendo tutte a proprie spese: negli anni si è trasformato, ospita tante attività sane, ora è una luce». «Chiediamo - riprendono - che venga fatto un intervento di riqualificazione della Porta: i Bagnetti cadono a pezzi e il primo piano dell’edificio che si affaccia su piazza Ferrucci (dove c’era l’asilo) è ancora vuoto, potrebbe essere usato per il rione. Per non parlare della parte di via Magnozzi che va dalla Guglia a San Marco: se fosse vivibile, se non ci fossero tutte quelle siringhe, potrebbe diventare un percorso ciclopedonale, in mezzo agli impianti sportivi».
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