Sicurezza
Barriera “degli orrori”
Latrina a cielo aperto e un tappeto di siringhe: viaggio nella terra di nessuno
LIVORNO. «A tutte le ore qui c’è gente che si tira giù i pantaloni e fa pipì, e non solo. Per non parlare di chi si droga, dei topi. Passa il tempo e qui va sempre peggio». Basta guardare da una delle finestre del “blocco 6” dove abita anche Ugo Giaconi per affacciarsi nel girone infernale di piazza Barriera Garibaldi. All’ombra dell’obelisco, per i livornesi La Guglia, scritto e vandalizzato, eretto in onore del Granduca Leopoldo II va in scena ormai da anni un vero e proprio dramma per il popolare quartiere di Fiorentina. Ce lo mostrano i residenti e gli operatori del rione. Di quella piazza di nessuno con il suo fascino ottocentesco restano macerie intorno e davanti al circolo Arci Divo Demi che da qualche anno è diventato, con le sue tante attività, una sorta di “punto luce” di quelle strutture gemelle e simmetriche che compongono l’antica barriera doganale e da dove partono le Mura Lorenesi realizzate tra il 1835 e il 1842.
«Venite a vedere: in questi capannoni abbandonati c’è gente che ci dorme, che si droga: sarebbe un luogo magnifico, con tutta la sua storicità e invece, se andiamo avanti così, un giorno o l’altro là dentro ci scapperà anche il morto», rincara Santino “Franco” Giannini, presidente del circolo che ad oggi conta circa 200 soci (promuove attività sportive come il pattinaggio, corsi di fotografia, scuola di ballo, cene sociali). “Soprint...belle arti; direttori artistici i sindaci, 19..?- 2016”, “Museo”: sono cartelli sarcastici, scritti in rosso.
Da tempo sono comparsi su quei pannelli-groviera di legno che abbracciano i locali fatiscenti tra circolo e ex bagnetti. La “recinzione” non ostacola l’ingresso all’interno dell’area rossa. Tutti possono entrare: è un tappeto di siringhe senza cappuccio che conduce alla porta sfondata. Dentro un ammasso di materassi, sporcizia, vecchi passeggini, scarpe, vestiti. E ovviamente un tetto pericolante che sembra venire giù da un momento all’altro.
«Queste sono tutte strutture comunali», dice la sua il gestore del circolo, Marcello Chimenti. «Quando c’era ancora la circoscrizione, riuscivamo ogni tanto a far pulire: ora sono tanti anni che siamo prigionieri del degrado e di pessime condizioni igienico-sanitarie», aggiunge Sergio Martini che negli anni ha promosso diverse petizioni per chiedere alle amministrazioni che nel tempo si sono succedute, di intervenire. Non va meglio, almeno esternamente, per l’edificio attiguo dei vecchi bagnetti. C’è ancora l’insegna annerita dal tempo: ci sono reti arancioni, muri scritti, erba alta e vegetazione sul marciapiede. Qui siamo in via Capocchi. Non ci sono segni di “nuova vita”.
«Lo scorso anno qui hanno inaugurato una sorta di mostra delle funi del mare, ci siamo stati, abbiamo visto questa iniziativa in locali internamente rinnovati e poi più niente: chiusa la saracinesca è finito tutto», continua Chimenti.
C’è rassegnazione nelle parole di chi vive la piazza. Troppe promesse cadute nel vuoto...quel vuoto che oggi trasuda in ogni angolo di quella piazza storica. Secondo l’assessore Alessandro Aurigi all’orizzonte ci sarebbe un progetto di riqualificazione dell'area nord e in particolare di Fiorentina, con investimenti e interventi di riqualificazione di spazi abbandonati, come appunto i bagnetti. Ma ormai alle parole nessuno, nel quartiere, crede più. Il degrado è infestante: in pessime condizioni pure il versante opposto al Divo Demi, sede in passato della Circoscrizione 2 - come si legge nella targa - e poi della scuola dell’Infanzia La Guglia (trasferitasi in via Stenone). Ci sono transenne, erba che da tempo cresce indisturbata, una pesa pubblica recintata perché pericolante.
Suona come un assurdo che il pian terreno sia sede dei vigili urbani. Il corpo che si occupa della pubblica incolumità sta in locali transennati e in condizioni esterne pessime. «I giorni scorsi - racconta Chimenti - alcune persone sono venute al circolo a chiedere dove fosse la sede della polizia municipale, perché non esiste un cartello o un’insegna che lo indica». Effettivamente è così: basta dare un’occhiata per notare che l’ingresso dell’edificio porta ancora il nome dell’asilo. Così la cassetta della posta.
«Siamo ormai rassegnati a questo degrado: abbiamo aperto qui nel ’64 - ecco la voce di Graziano Spagnoli, al timone dell’agraria Spagnoli di largo Mercato Ortofrutticolo - prima era un quartiere popolare livornese, oggi è un concentrato di degrado e basta». Concordano due colleghi che lavorano a due passi da piazza Barriera Garibaldi: «Vista la situazione, considerato che non ci sono soldi per il recupero, perché non demoliscono tutte queste strutture fatiscenti ricettacolo di brutte frequentazioni e sporcizia?», si chiedono Carlo Lomi Cressatti del negozio di abbigliamento SottoSopra e Massimo Balestri della macelleria.
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