Il Tirreno

Livorno

Maltrattamenti al disabile gli operatori tornano liberi

di Lara Loreti
Maltrattamenti al disabile gli operatori tornano liberi

Nell’interrogatorio di garanzia in tribunale i due indagati hanno scelto il silenzio Il gip nei loro confronti ha stabilito la misura dell’interdizione dalla professione

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LIVORNO. Niente più arresti domiciliari: tornano in libertà i due operatori sociosanitari accusati di aver maltrattato un disabile di 23 anni a cui stavano facendo assistenza domiciliare per conto di una coop convenzionata con il Comune. Per loro, Marco Totano, 28 anni, e Norma La Cava, 58, il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti ha stabilito la misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio della professione. Evidentemente il gip ha valutato che non ci siano il rischio di pericolo di fuga e inquinamento delle prove. E con l’interdizione dal lavoro ha messo al riparo il pericolo di reiterazione del reato.

Il provvedimento. I due, già sospesi dalla stessa coop Cuore, con sede centrale a Piombino e distaccata in città in via del Leone, non potranno fare assistenza a disabili, anziani e minori, quindi alle persone considerate più deboli. Una decisione rispetto alla quale la Procura, rappresentata dal pm che segue il caso, Massimo Mannucci, e dal procuratore capo Ettore Squillace Greco, sta valutando se presentare ricorso. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, che si è svolto ieri mattina a partire dalle 10, i due indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Le accuse nei confronti dei due operatori sono maltrattamenti e abbandono di incapace. E secondo i carabinieri, che indagano coordinati dal tenente Mario Sorice, ci sono dei video che lo dimostrerebbero «in modo schiacciante».

La mattinata in tribunale. Il primo ad arrivare al Palazzo di giustizia, accompagnato dal padre, è stato Marco Totano, originario di Napoli, da anni trasferitosi in città con la famiglia: i genitori lavorano tra Livorno e Pisa. Insieme con lui, gli avvocati che lo rappresentano Marco Talini e Raffaella Annunziata del foro di Lucca. Successivamente, negli uffici in via Falcone e Borsellino è giunta anche Norma La Cava, livornese, accompagnata da un familiare e assistita dall’avvocato Massimiliano Ferretti. Il giudice Nicoletti, in presenza del pm Mannucci, ha chiesto ai due indagati se volessero rispondere alle sue domande, ma loro hanno preferito il silenzio. «Vogliamo prima vedere i video acquisiti dai carabinieri - dicono i tre avvocati difensori - dopodiché valuteremo. Poi decideremo se richiedere un interrogatorio di garanzia».

La difesa. I legali vogliono studiare tutte le carte prima di definire la strategia difensiva. Per questo hanno chiesto di poter acquisire i filmati e l’intero fascicolo. «Sono tante le cose da vedere: ci hanno detto che il giovane da accudire è un paziente difficile, bisogna capire quindi anche se i due operatori sociosanitari fossero preparati - dicono gli avvocati Talini e Annunziata - Ma si tratta di tutte questioni ancora da vedere».

In base a quanto appreso, i due operatori svolgono da anni la professione: la più esperta è la donna, che ha alle spalle molti più anni di mestiere, ma anche Totano, come spiegano i legali, ha già fatto altri lavori nel settore sociosanitario. Entrambi incensurati, sono rimasti molto scossi da questa vicenda, come fanno notare i legali. «Non me la sento di dire nulla - è il commento di Norma La Cava - preferisco far parlare il mio avvocato».

L’iniziativa della cooperativa. Intanto i due assistenti sono stati sospesi dal lavoro dalla cooperativa Cuore. «Esprimiamo - aveva detto la presidente della cooperativa, Assunta Astorino - prima di tutto la nostra vicinanza al giovane disabile e alla sua famiglia che, secondo le accuse mosse dalle forze dell’ordine, sarebbe stato sottoposto a spregevoli episodi di maltrattamento». Astorino aveva poi aggiunto che «se le accuse fossero confermate, non esiteremo a costituirci come parte civile». E la stessa sorte è toccata alla terza indagata, una donna di 36 anni, accusata dai carabinieri di complicità rispetto alle accuse mosse nei confronti dei due operatori sociosanitari: anche lei è stata sospesa dal lavoro.

L’antefatto. L’arresto di Totano e La Cava è scattato venerdì dopo l’indagine dei militari dell’Arma. A presentare denuncia è stata la madre del disabile, che si era accorta che suo figlio era stranamente agitato. A quel punto, dopo i primi accertamenti, i carabinieri hanno montato delle telecamere a casa del giovane, nel quartiere di Fabbricotti. Gli occhi elettronici hanno filmato delle immagini che secondo l’accusa mostrerebbero in modo inequivocabile sia violenze verso il 23enne - che è invalido al 100% - sia mancanze nell’occuparsi di lui da parte dei due. L’arresto è avvenuto in flagranza di reato e già dalla stessa sera di venerdì nei loro confronti il giudice ha stabilito gli arresti domiciliari, ieri sostituiti con l’interdizione dalla professione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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