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Del Nista dopo il sequestro della casa: «Assurdo, ho messo la liquidazione nella cooperativa»
Livorno, il presidente della Scat: «Nel momento di massima crisi abbiamo preferito pagare dipendenti e committenti ma nessuno si è messo in tasca un euro»
LIVORNO. In oltre mezz’ora di conversazione Fabio Del Nista non perde mai la calma, pesa le parole, parla del passato dentro la cooperativa e pianifica la sua difesa, ma si sente dalla voce che è amareggiato. «Credo che la procura - dice - abbia avuto un eccesso di zelo in questa inchiesta. È bene che tutti sappiano che la Scat non ha commesso nessuna evasione o elusione: una parte del debito è stato già rateizzato e per l’altro è già avviata la rottamazione delle cartelle con l’Agenzia delle Entrate. Nessuno insomma si è messo in tasca un euro. E personalmente, nel momento di massima difficoltà, ho versato nelle casse della coop, a titolo di prestito oneroso, 145mila euro della mia liquidazione».
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Tutto a posto, dunque, eppure la casa gli è stata sequestrata lo stesso...
«Questo lo so e me ne dispiaccio molto, anche perché l’ho ereditata dai miei genitori. Spero solo che la situazione si chiarisca al più presto».
Ai più, lei è noto per gli incarichi politici e la presidenza di Asa, questo incarico dove e come nasce?
«Alcuni anni fa alcuni amici di Rosignano mi hanno contattato chiedendomi un favore: fare il presidente della cooperativa perché era in crisi cercando di rilanciarla. Allora i soci erano meno di trenta, ventisette se non sbaglio. In poco tempo siamo riusciti a raddoppiarli, ora ci sono 97 tra lavoratori e soci. Fatto questo mi sono ritirato ma sono rimasto presidente».
E poi che cosa è successo?
«Che la crisi nel 2013 è stata pesante e non siamo riusciti a pagare l’Iva. Abbiamo deciso di tutelare in prima battuta i dipendenti visto che per la nostra società non è prevista la cassa integrazione e i fornitori, accumulando quel debito con l’Erario che come detto stiamo sanando».
E allora le contestazioni della Finanza come se le spiega?
«Infatti non me le spiego: è una delle cose più assurde che abbia mai vissuto. Anche perché non capisco come abbiamo potuto sequestrare la casa dove abito quando la cooperativa ha due capannoni che valgono oltre un milioni di euro. A garanzia del debito se proprio dovevano prendere qualcosa, potevano sequestrare quelli».
Ma lei che ruolo ha nella Scat?
«Sono il presidente, ma tanto per essere chiaro non ho nemmeno la firma in banca per contro della cooperativa».
Di questa storia cosa le resta?
«La delusione su più piani. Uno personale che mi sembra comprensibile ma l’altro però riguarda la cooperativa. In un momento delicato come quello che sta vivendo la società, questa cattiva pubblicità non può fare altro che peggiorare la situazione».
In che senso?
«I committenti domani potrebbero fare un passo indietro e mettere la cooperativa a rischio chiusura: in ballo ci sono quasi cento posti di lavoro è bene non dimenticarlo».
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