Sicurezza
L’assistente arrestata «Non erano violenze»
La replica dell’avvocato della donna ai domiciliari con un collega da venerdì Oggi l’interrogatorio di garanzia, indagini per verificare altri casi di abusi
LIVORNO. «Non erano violenze», lo ripete Massimiliano Ferretti, avvocato difensore di Norma La Cava dopo aver parlato con l’assistente sociosanitaria, 58 anni, agli arresti domiciliari da venerdì sera con l’accusa di maltrattamenti e abbandono di incapace ai danni di un ragazzo disabile che assisteva a domicilio con il collega Marco Totano, 28 anni, anche lui ai domiciliari.
Le ragioni degli indagati saranno ascoltate in modo più approfondito questa mattina dal giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti durante l’interrogatorio di garanzia.
Gli investigatori, da parte loro, confermano di avere in mano i filmati delle angherie: calci, schiaffi e vessazioni. Prove che confermerebbero le violenze compiute dai due assistenti sociosanitari della cooperativa Cuore (c’è anche un terzo indagato) durante i dieci giorni nei quali le telecamere li hanno ripresi a contatto con il ragazzo disabile. Se sia trattato di maltrattamenti o interventi necessari lo dovranno appurare gli accertamenti successivi.
Secondo i carabinieri, inoltre, quando i due assistenti non maltrattavano il giovane, ne ignoravano le necessità, innescando nel paziente quello stato di agitazione che ha permesso alla madre di accorgersi che qualcosa non andava.
Proprio la donna, a metà marzo si è presentata dai carabinieri ai quali ha spiegato la situazione e tutte le sue paure chiedendo di far luce su qualcosa che non la sciava tranquilla. I militari, a quel punto, hanno deciso di installare le telecamere nella casa del disabile, nella zona di Fabbricotti. E da venerdì 17 marzo hanno guardato quello che accadeva nell’abitazione quando la madre del giovane usciva. Lo stesso è avvenuto il lunedì successivo e ancora il mercoledì seguente. Arrivati a venerdì scorso i militari, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, si sono detti che c’era materiale a sufficienza per arrestare i due operatori, indagarne un altro, e sono entrati in azione.
Adesso le indagini andranno avanti, anche perché questi tre operatori non accudivano solo questo ragazzo disabile, ma grazie all’accordo tra il Comune di Livorno e la coopertiva Cuore, per la quale lavoravano, seguivano anche altri pazienti. Possibile che queste violenze si siano ripetute anche in altre circostanze? È questa la domanda più importante alla quale i militari stanno già cercando di rispondere.
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