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Maltrattavano un disabile, ecco chi sono gli operatori arrestati
Livorno, la mamma del giovane di 23 anni se n’è accorta e ha fatto montare delle telecamere per incastrare gli aguzzini
LIVORNO. Schiaffi, calci e vessazioni contro un disabile da parte di due operatori che lo assistevano. Ma l’amore, l’intuito e la determinazione di una madre riescono a vincere qualsiasi cosa, anche i soprusi gratuiti di due persone, “assunte” per assistere il figlio di 23 anni affetto da una malattia invalidante, che invece si sarebbero rivelate due aguzzini. Per settimane - secondo gli inquirenti - avrebbero maltrattato il disabile sottoponendolo a violenze e umiliazioni. Venerdì sera, però, i due assistenti sociosanitari sono stati arrestati. Tutto grazie all’iniziativa della donna che, vedendo il figlio agitato, si era insospettita e aveva fatto scattare l’indagine con una denuncia. Gli investigatori hanno lavorato per una decina di giorni e alla fine sono riusciti a pizzicare i due proprio mentre stavano approfittando del disagio del giovane.
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Sono così finiti nei guai Norma La Cava, livornese di 58 anni, e Marco Totano, 28, originario di Napoli ma residente in città, operatori sociosanitari dal settembre 2015 nella cooperativa piombinese Cuore, convenzionata col Comune, che a Livorno ha una sede distaccata in via del Leone. I carabinieri li hanno arrestati e poi trasferiti ai domiciliari con le accuse di maltrattamenti e abbandono di incapace, aggravate dal fatto che i due sono incaricati di pubblico servizio. E ci sarebbe anche una terza persona indagata. Un episodio grave che ha toccato le corde di molte persone che, privatamente o nel settore pubblico, lavorano nell’assistenza e che ogni giorno hanno a che fare con situazioni molto difficili.
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Il fatto è successo in un’abitazione a Fabbricotti dove vivono il disabile e sua madre. La donna è impegnata per diverse ore nell’arco della giornata e non ce la fa a seguire il figlio da sola. Si è quindi appoggiata alla cooperativa in modo da poter affidare il ragazzo a degli esperti per alcune ore. E così al paziente sono stati destinati i due assistenti. Solo che la mamma si è resa conto che i due educatori, ingaggiati per rendere la vita del disabile meno dura e per aiutarlo nelle attività quotidiane, non svolgevano il lavoro come avrebbero dovuto. Anzi, le è venuto il sospetto che i due approfittassero della sua condizione difficile, mettendo in atto una serie di soprusi. È questo sospetto terribile che ha spinto la madre a vederci più chiaro.
E per capire cosa stava accadendo, ha deciso di chiamare i carabinieri. L’unico modo per verificare se quelle persone avevano realmente un atteggiamento violento verso il disabile era quello di installare delle telecamere per filmare cosa effettivamente succedeva in quella casa, dove il giovane passa la maggior parte del suo tempo.
È così che, come accertato dai militari dell’Arma, dalle immagini girate è emerso che i sospetti della donna erano fondati. I carabinieri hanno messo insieme immagini toccanti in cui emergerebbero non solo noncuranza e indifferenza verso il giovane, ma si vedrebbero anche i due infierire sul paziente. Materiale audio e video che è stato raccolto dagli investigatori e consegnato alla Procura.
Appurata la situazione, i carabinieri hanno deciso di intervenire per mettere fine a quella situazione. Un’operazione delicata e resa ancora più complessa dalla presenza di una persona che è fragile e che non è in grado di difendersi da sola. Ecco allora che venerdì sera i militari dell’Arma, guidati dal tenente Mario Sorice, hanno effettuato un blitz, riuscendo ad arrestare i due proprio in flagranza di reato. Un intervento complesso che è iniziato alle 19 ed è andato avanti fino a mezzanotte. In base a quanto appreso, per ora i due non avrebbero fornito una versione dei fatti a propria difesa. Le indagini sono comunque ancora in corso: i carabinieri stanno analizzando il materiale accumulato e nei prossimi giorni potrebbero esserci ulteriori sviluppi. Gli accertamenti e le varie verifiche non sono conclusi e sarà solo il lavoro della magistratura a confermare o ad escludere le accuse avanzate nei confronti dei due arrestati.
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