Gioco
Dopo le proteste la mensa dei migranti non si farà più
Via Michon, gli imprenditori decidono di fare marcia indietro Dhimgjini: «Epilogo positivo di una vicenda nata male»
LIVORNO. Salta la mensa per i profughi che avrebbe dovuto essere inaugurata entro Pasqua tra via dell'Indipendenza e via Michon. Non si farà più. La società che gestisce altri centri di accoglienza in città e che ha affittato lo spazio da 500 metri quadri in pieno centro, ha deciso di fare un passo indietro dopo la protesta scoppiata negli ultimi giorni nel quartiere.
Nella zona è infatti nato un comitato di residenti che ha iniziato un volantinaggio e ha lanciato una raccolta firme per bloccare l'apertura della struttura. Per dopodomani è stata anche organizzata un'iniziativa pubblica nel vicino parco Centro Città, accanto all'Odeon. Ma ieri, dopo un incontro con l’assessora al sociale Ina Dhimgjini, è arrivato il dietrofront degli imprenditori.
«Non vogliamo problemi con la città, non vogliamo scontrarci con nessuno, abbiamo parlato con l'assessora e abbiamo deciso di fare un passo indietro», confermano i rappresentanti della società Perassi, che gestisce i centri di accoglienza nati negli ex hotel Gran Sasso e 4 Mori, in zona Carducci. Nella mensa avrebbero pranzato e cenato proprio un centinaio di richiedenti asilo (ma la struttura è attrezzata per circa 200) ospitati nei due ex hotel e in un altro albergo del centro. Persone che sono state affidate da tempo dalla prefettura alla gestione di Arci solidarietà.
«Cercheremo altre soluzioni da concordare con il Comune», spiegano ancora dalla società, che terrà comunque i locali dell’ex supermercato in via dell’Indipendenza («non li useremo per l’accoglienza dei profughi, forse faremo un progetto legato al sociale»).
I migranti continueranno a mangiare negli spazi utilizzati fino a oggi in uno dei centri. Ma dalla società arriva comunque uno sfogo: «Per noi era una iniziativa lodevole, avevamo trovato uno spazio idoneo, più grande, per queste persone. Scrivetelo pure: i richiedenti asilo continueranno ad arrivare, quando i cittadini li vedranno mangiare per strada davanti casa, capiranno che questa era una iniziativa positiva. Non volevamo creare problemi, questi social ti mettono alla mercé di tutti...».
Dal municipio ieri è partita una nota che conferma che «la nuova mensa non si farà». «Sono stati gli stessi gestori dei locali - si legge - ad annunciarlo all’amministrazione, al termine di un colloquio richiesto dall’assessora al sociale».
Cosa dice Dhimgjini? Che «siamo di fronte a una vicenda nata male, ma che ha avuto un epilogo positivo». In che senso “positivo”? «Noi - è il suo commento - non abbiamo chiesto nulla ai gestori, ma abbiamo preso atto con piacere della loro decisione di non entrare in conflitto con i residenti, che già stavano preparando una raccolta firme». «Sia ben chiaro - aggiunge - siamo perfettamente consapevoli della necessità di trovare locali adeguati da utilizzare come refettori per i migranti presenti sul nostro territorio. Se vogliamo però affrontare in maniera costruttiva la questione, è necessario un approccio differente: non è possibile che l’amministrazione non venga coinvolta in un progetto potenzialmente così impattante sul centro della città. Siamo disponibili a sederci a un tavolo con tutti i soggetti interessati a realizzare progetti di integrazione, in modo da trovare una soluzione anche alla questione delle mense. Quello che non possiamo accettare è che si prendano decisioni simili senza nemmeno consultarci».
Sulla stessa linea le parole del sindaco Filippo Nogarin via Twitter: «Il problema non era l'apertura della mensa per migranti in centro, ma non aver voluto coinvolgere il Comune». Che il 7 marzo ha ricevuto la comunicazione di inizio lavori nei locali dell’ex supermercato.
Ma il comitato "Salviamo Livorno", che ha aperto anche una pagina Facebook, fa sapere che l’iniziativa di sabato alle 16 al parco accanto all’Odeon si farà comunque, «perché non ci fidiamo». «Non siamo razzisti», scrivono in una lunga nota i membri del comitato: «Ma non approviamo il modo in cui lo Stato, dietro un buonismo di facciata, sta gestendo il fenomeno dei profughi». «Non è accettabile - scrivono ancora - un'affermazione come: "i profughi continueranno ad arrivare, facciamocene una ragione". Bisogna agire, dal basso, perché le cose cambino, anche per evitare che si scatenino davvero razzismo, intolleranza e guerre tra poveri». E ancora: «Il problema della mensa nasce in primis da considerazioni di tipo logistico, non è pensabile in un contesto come quello delle stradine centrali ipotizzare di generare un flusso quotidiano di 500 persone senza pensare alle conseguenze», «le considerazioni sull'ordine e sulla sicurezza non possono essere trascurate, anche qui con una finta ipocrisia». «Una struttura del genere - è il punto di vista del comitato - andrebbe pensata in zone più periferiche, in ambienti spaziosi, con piazzali, aree verdi, oppure parcellizzata in tante piccole soluzioni che non abbiano il sapore del ghetto. Ma non dobbiamo essere noi a pensarci, ma chi ci amministra».
(j.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google