Sicurezza
«Balli, bimba e ristoranti», ecco il codice segreto dei trafficanti di droga - Le foto
Livorno, dopo i dieci arresti di carabinieri e finanza spuntano le intercettazioni: il giorno dell’arrivo dei 134 chili di cocaina in porto l’uomo della ’ndrina mette in guardia Riccardo Del Vivo: «Stasera non andare a ballare senza il permesso...»
LIVORNO. La cocaina era la bimba, il container con la droga il ristorante, gli ospiti a cena gli uomini (o pesci) pronti ad entrare in azione per la serata di ballo: il giorno fissato per andare in porto (era 12 settembre scorso), forzare il container segnato, e infine uscire con i 134 chili arrivati nei giorni precedenti a Livorno dalla Colombia, pronti a dividersi la torta dei guadagni. È questo il codice segreto usato durante le conversazioni telefoniche dalla banda dei trafficanti di droga e ricostruito da carabinieri e finanza nella maxi inchiesta che all’alba di lunedì ha portato all’esecuzione di dieci ordinanze di custodia cautelare.
Un’indagine che oltre agli arresti, ha squarciato quel velo di provincialismo che spesso viene appiccicato alla criminalità livornese, descritta come rozza, istintiva e improvvisata. In questo caso - come hanno ricostruito gli investigatori in un anno di inchiesta - si tratta, invece, di un sodalizio ramificato e capace perfino di uccidere e che aveva collegamenti con la ’ndrangheta, attraverso Domenico Lentini, uomo della cosca inviato in Toscana. E in città era ramificato, con un regista, Riccardo Del Vivo, un braccio destro Ivano Seghieri, diversi ganci dentro al porto come Gino Giovannetti e Marco Corolini, oltre alle due guardie giurate definite infedeli: Sandro Di Lorenzo e Federico Chelli.
In questa seconda fase dell’indagine seguita a gli arresti dello scorso anno per l’omicidio di Giuseppe Raucci (ucciso nel dicembre 2015 a Tirrenia per aver tradito la banda sostituendo la cocaina con lo zucchero), è partita da una certezza: la droga che arrivava nel porto di Livorno aveva una sua logistica esclusiva gestita da una organizzazione gestita da Del Vivo «stipendiato dal clan calabrese con 20mila euro al mese». Ecco perché dai frenetici movimenti degli indagati e dalle frasi in codice intercettate, gli inquirenti verso settembre, si sono convinti che un grosso carico della criminalità organizzata stia per arrivare a Livorno.
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Le frasi in codice finite agli atti si susseguono. Ad esempio, per l'arrivo della nave: «Simona sta entrando a lavoro», per l'intera operazione: «Stasera si va a ballare», per la fase del recupero della droga: «Dov’è il ristorante (il container) e quanti siamo a cena (quanti uomini per il recupero) ». Ma anche frasi meno criptiche: oggi ci dicono, dov’è (il container) e ce lo mettono dove vogliamo», per dimostrare ancora di più il loro peso criminale nel porto di Livorno.
Ad un certo punto gli inquirenti capiscono che il momento topico è arrivato e si registrano in serie: il reperimento della macchina pulita, i contatti con le guardie giurate all’ingresso del porto, la consegna delle divise da portuali in via della Bassata, catturate dalle telecamere degli investigatori, il frenetico via vai nella casa di Del Vivo, le discussioni sulla spartizione dei guadagni tra i partecipanti compresi quelli già arrestati nei mesi precedenti. Il 12 settembre arriva il momento del carico ma ad un certo punto tutto sembra bloccarsi: Lentini prega Del Vivo di non andare perché sente che c'è un pericolo: «A ballare non ci andare senza il mio permesso, non ci andare». Ma Del Vivo risponde sicuro: «Se non si balla stasera non si balla più, se non risichi non rosichi, dove te la porto la bimba?».
La notte del recupero del carico parte da casa di Del Vivo, in via Passaponti. Il piano prevede di prendere la droga e di posteggiare il carico sotto casa del regista con la guardia di due uomini armati sino alla mattina seguente quando il carico sarà consegnato ai calabresi. Lungo il tragitto che porta il commando in porto i tre sono euforici e già parlano della loro parte di guadagno: «Ce lo deve dare subito quello che ci spetta», è la registrazione dentro all’abitacolo. L’auto con il carico esce da dove è entrata e non si accorge che quattro macchine civetta la seguono. Quando arriva sotto casa di Del Vivo scatta il blitz che il regista vede in diretta dalla finestra prima di scappare.
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