Gioco
Un commerciante su due non fa scontrino, Livorno capitale dei furbetti
Livorno, dagli esercizi commercianti controllati dalla Finanza nel 2016, su 5.627 controlli, 2.909 - il 52% del totale - era irregolare
LIVORNO. Livorno capitale toscana dei furbetti dello scontrino. Un commerciante su due di quelli controllati nel 2016 dalla guardia di Finanza non fa la ricevuta o la fa in maniera non corretta. Su 5.627 controlli, 2.909 - il 52% del totale - hanno permesso di individuare delle irregolarità.
Un dato superiore al doppio della media regionale, che segna un tasso di irregolarità del 25%. A contendere la maglia nera dell'evasione sulle ricevute, ma a distanza, c'è Lucca, col 29% dei commercianti controllati risultati irregolari (con rilievi 1.210 controlli su 4.121). Segue Massa Carrara, col 26% (373 irregolarità su 1.413 controlli). Fuori da questo podio poco lusinghiero Firenze e Pisa, col 23% di verifiche risultate irregolari. Nel capoluogo toscano sono 1.435 i commercianti che non hanno fatto lo scontrino, su un totale di 6.177 controllati. A Pisa, 691 su 3.009. Tra le più virtuose la provincia di Grosseto, dove nel 2016 sono stati pizzicati 640 furbetti della ricevuta su 4.163 sottoposti a verifica (15%). Seguono Siena, col 14% (irregolari 350 su 2.570), Arezzo col 13% (irregolari 406 su 3.026) e Prato col 9% (178 su 2.030).
La più virtuosa è Pistoia, dove i furbetti dello scontrino sono solo il 7% del totale, 118 su 1.650 controllati. In generale, i controlli delle fiamme gialle hanno riguardato soprattutto i settori del commercio al dettaglio e all'ingrosso, il comparto alberghiero e della ristorazione, quello degli autotrasporti e immobiliare. Verifiche anche nelle associazioni sportive dilettantistiche e nelle onlus. Tra i lavoratori autonomi, sono finiti sotto la lente d'ingrandimento in particolare quelli dei settori economico - giuridico e sanitario.
C'è poi chi ha escogitato tecniche particolarmente raffinate per evadere il fisco, facendo delle vere e proprie emissioni fasulle di scontrini. È il caso di un imprenditore titolare di un ristorante turistico in pieno centro a Fiesole, sulle colline intorno a Firenze. Alla fine della cena, quando il cliente andava alla cassa a pagare, lui faceva regolare scontrino. Il malcapitato usciva dal locale col suo pezzo di carta in mano, ignaro del raggiro che sarebbe stato messo in atto di lì a poco. Il ristoratore infatti pochi istanti dopo cancellava l'operazione alla cassa, annullando la ricevuta, come è possibile fare nel caso di errore sul conto. In questo modo sarebbe riuscito a nascondere al fisco guadagni per circa 43 mila euro. In generale, i più virtuosi a Firenze sono i negozianti del centro storico, forse perché più timorosi dei controlli. Da non dimenticare il caso di due dipendenti dell'ufficio veterinario della Asl fiorentina, che avrebbero intascato circa 20 mila euro, i soldi pagati dai cittadini per iscrivere i loro amici a quattro zampe all'anagrafe canina. Quando facevano uno scontrino, ha accertato la finanza, piazzavano un cartoncino nel blocchetto delle ricevute, tra la copia per il cliente e quella per l'azienda, in modo che quest'ultima non veniva compilata e non figurava, così da potersi intascare il denaro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
