Il Tirreno

Livorno

Paziente suicida dopo la fuga: la finestra del reparto era rotta

di Lara Loreti
Paziente suicida dopo la fuga: la finestra del reparto era rotta

Livorno, la quarantenne scappata da Psichiatria aveva aperto il vetro a “libro” e poi si era tolta la vita alla stazione

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LIVORNO. La finestra della stanza del reparto di Psichiatria dell’ospedale, da cui è scappata la donna poi morta sotto a un treno martedì della scorsa settimana, era rotta. E durante la fuga è stata aperta a libro, e non in modalità basculante, come sembrava in un primo momento e come si avviene per tutte le altre del reparto, per motivi di sicurezza. In pratica la 40enne, che poi si è tolta la vita in stazione, è riuscita ad aprire la finestra normalmente, con l’aiuto di una maniglia passepartout che si era procurata: gli infissi erano stati manomessi, altrimenti i vetri si sarebbero aperti solo in alto, a vasistas.

Una volta superato il primo ostacolo, la quarantenne - che era ricoverata in Psichiatria da settembre scorso - è saltata fuori dal davanzale, alto poco più di un metro. Una fuga che purtroppo non è risultata troppo complicata. Nessuno all’interno del reparto si è reso conto che la finestra era rotta e non si sa chi l’abbia forzata: non è escluso che ci abbia pensato la stessa quarantenne, utilizzando la maniglia che era riuscita a sottrarre. Ma nel reparto, per il rispetto della privacy, non ci sono telecamere e quindi è molto difficile verificare le varie ipotesi. Resta il fatto che la finestra è ancora danneggiata. E solo dopo la tragedia è spuntato quel cartello (che si vede in foto) con la scritta “Non aprire questa finestra per nessun motivo”. Essendo rotta, potrebbe essere un pericolo per i pazienti, in particolare per quelli alloggiati nella stanza in questione.

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Nel reparto nei giorni scorsi gli esperti della polizia scientifica hanno fatto una serie di accertamenti tecnici. E un accurato sopralluogo è stato svolto anche dagli investigatori della polfer che stanno lavorando all’indagine. Gli agenti hanno chiesto di acquisire i filmati delle telecamere dei varchi dell’ospedale per capire una serie di cose: prima di tutto da dove la donna sia passata per uscire, se da via Gramsci o da via della Meridiana; poi se fosse sola; infine - cosa da non poco conto - a che ora abbia lasciato l’ospedale. Su quest’ultimo aspetto ci sono ancora dei punti oscuri in quanto non è stato possibile chiarire da quale treno la vittima sia stata investita. Il suo corpo è stato trovato alle 4.50 sul binario 4, dove passano i convogli diretti verso sud. Uno potrebbe essere l’Intercity notte delle 2.40. Ma potrebbe esserci anche un’altra corsa. Entrambi i treni in questione sono stati analizzati, ma non è stato possibile risalire a quello che ha travolto la donna: non risultano infatti tracce evidenti.

Intanto proseguono le indagini coordinate dalla pm Antonella Tenerani. I primi a chiedere alla magistratura la verità sulla morte della quarantenne sono i familiari, addolorati dalla perdita. Per ora gli indagati sono otto tra medici, dirigenti e infermieri del reparto. Grande lo choc anche per il personale del reparto che per sei mesi ha seguito notte e giorno la paziente, stabilendo con lei un rapporto molto stretto. Purtroppo la 40enne da tempo non mangiava, era alimentata con un sondino, e già più volte aveva manifestato la volontà di togliersi la vita.

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