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Grandi Molini, sciopero e corteo contro i trenta licenziamenti
L’azienda (190 milioni di debiti) ha in ballo il concordato ed è in attesa dell’omologa del tribunale ma per i sindacati non accetta la Cig perché il drastico taglio dei dipendenti favorirebbe la procedura
LIVORNO. Sciopero di due ore alla Grandi Molini e presidio dei lavoratori davanti all’impianto di via Leonardo da Vinci contro i 30 licenziamenti - su 45 dipendenti - prospettati dall’azienda. Venerdì 17 sono scaduti i 45 giorni previsti per trovare, cosa che non è avvenuta, un accordo a livello sindacale.
Ora scattano i 30 giorni previsti in sede istituzionale per raggiungere una soluzione. Che per Cigl, Cisl e Uil può essere una sola: 12 mesi di cassa integrazione straordinaria dentro l’accordo per l’Area di crisi complessa; e altri 10 per quella contrattuale (il residuo dei 24 previsti per legge). In sostanza, la riproposizione di quanto già detto davanti all’azienda in Regione poche settimane fa. Richiesta peraltro respinta in toto da Grandi Molini. «Una posizione che ha dell’incredibile - ha detto l’assessore al lavoro Francesca Martini presente all’iniziativa per portare la solidarietà del Comune assieme a Daniele Galli, consigliere M5S - perché tecnicamente la cassa si può fare, ma per loro è più conveniente licenziare. Abbiamo fatto il possibile a livello istituzionale con Gianfranco Simoncini per la Regione Toscana, ma con l’azienda non c’è mai stato margine di trattativa, nonostante l’Autorità Portuale abbia dato il via alle procedure per la sistemazione della banchina che sembrava il nodo di tutta la questione». Grandi Molini ha 190 milioni di debiti e una procedura di concordato in attesa dell’omologa (30 maggio). Secondo il sindacato proprio per questo non vuole accettare la cassa integrazione perché così le banche sarebbero più propense ad accettare il concordato stesso avendo, a quel punto, solo 15 dipendenti.
«Ma sia chiara una cosa - hanno detto Simone Angella Filt Cigl, Michele Rossi Cgil, Claudio Sodano Uil e Massimiliano Gori Uil - per noi la banchina verrà consegnata solo se Grandi Molini ritira i licenziamenti. La ventilata ipotesi che il personale verrà riassunto dopo la realizzazione dei lavori non ci convince per niente. Per questo ci faremo sentire con l’Autorità Portuale». Angella ha poi voluto chiarire una cosa: «Il ruolo di trovare una soluzione tecnica per i lavoratori spetta a noi, le istituzioni invece devono trovare una soluzione politica, a loro viene chiesto di pagare per la banchina e i soldi per la cassa, e questa posizione di Grandi Molini è uno schiaffo alla città e alla Regione. Ringraziamo quindi Simoncini, ma qui deve intervenire direttamente il governatore Rossi».
Attualmente le attività lavorative dentro lo stabilimento sono riprese, anche se parzialmente. «Lavoriamo su un turno centrale - spiega un dipendente - stiamo caricando il silos ma non capiamo come mai abbiano deciso di macinare il grano duro che non è redditizio, invece del grano tenero, che invece lo sarebbe...». Lo scenario vede ancora diverse variabili: il 30 maggio c’è l’assemblea dei creditori e si avrà contezza dell’omologa, se non fosse concessa molte cose cambierebbero. Il sindacato dovrebbe venir convocato dal Mise e anche lì si dovrebbe capire qualcosa di più sul futuro dell’azienda che ha la sede a Marghera e che solo a Livorno ha deciso per i licenziamenti.
Infine, se nessuna delle richieste di Cgil, Cisl e Uil verrà accettata la battaglia, hanno ribadito ieri, si sposterà a livello legale. Le lettere di licenziamento, da quanto è dato sapere, dovrebbero arrivare nei giorni di Pasqua. I dipendenti, ovviamente, sono preoccupatissimi, ma pronti a difendere il proprio impiego. Emblematico lo striscione che hanno appeso all'ingresso dei Grandi Molini: «Non si risana sulla pelle dei lavoratori».
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