Gioco
Raffaele Magrì, il pasticciere artista e il suo salotto di legno: è bello, non lo tolgo
Livorno, il locale di via Magenta rischia la multa per gli arredi che ha creato con le sue mani: meglio quelli di plastica? Viaggio in caffetteria tra opere e profumi
LIVORNO. Se si guarda il bancone, più che una pasticceria sembra una gioielleria, con i pasticcini ricoperti di glassa, i biscotti appena sfornati, i cannoli sistemati con cura uno accanto all'altro. Se poi si alza lo sguardo, più che in una pasticceria sembra di stare in una bottega d'arte, e di fantasia: le travi di legno lavorato al soffitto, sedie inventate da tronchi d'albero, lampadari intarsiati, dipinti colorati, vere e proprie opere d’arte attaccate alle porte e al muro. Sempre rigorosamente di legno. A fare tutto, con le sue mani, è stato Raffaele Magri, artista autodidatta e pasticcere da sempre. «In famiglia lo siamo da tre generazioni», ripete sorridendo mentre è seduto su uno dei troni di legno che ha realizzato per i clienti sul marciapiede, davanti al suo negozio. Ed è da qui, da quei troni che sembrano piccole opere d’arte, che parte la nostra storia.
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Perché Magri (che molti in città conoscono come l’autore della casa delle fiabe) paga il suolo pubblico per lo spazio che occupa all’esterno, «ma sono venuti due funzionari del Comune e mi hanno detto che devo togliere questi arredi perché se vengono i vigili rischio la multa: dovrei mettere i “plasticoni” da circolo, ma questi sono belli, li ho fatti con le mie mani, abbelliscono la strada. Io non smonto niente...».
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La pasticceria Magrì, dove questa settimana ha fatto tappa il Caffè Tirreno, si è spostata pochi mesi fa da un lato all’altro di via Magenta. «Siamo venuti in questo fondo per avere uno spazio più grande», racconta Magri, seduto accanto ai figli Alberto ed Emanuela: «L’idea era di realizzare uno spazio dove vieni, ordini cose di qualità, stai a chiacchiera quanto vuoi. Insomma, non un luogo mordi e fuggi». E con questo spirito vengono organizzate anche presentazioni di libri, di poesie, «chi vuole può sedersi e suonare il pianoforte», mentre una decina di persone lavorano nel laboratorio del gusto. «Uno cerca di fare una cosa del genere, più bella possibile, e poi...».
Poi la storia si fa a tratti incredibile. Perché prima il pasticcere artista ha chiesto agli addetti del Comune di spostare la panchina che si trovava davanti al suo locale e gli hanno risposto - racconta - che avrebbe dovuto farlo da solo, «così munito di trapano e tasselli l’ha smontata e rimontata all’inizio di via Magenta».
«Poi, una decina di giorni fa, gli stessi funzionari del Comune mi hanno detto di togliere queste poltrone di legno perché se vengono i vigili mi fanno il verbale. Anche?». Evidentemente questi originali arredi non sono conformi al regolamento comunale: «Ma i regolamenti si possono anche cambiare. Io non li smonto, perché non ho rubato, non ho fatto niente di male, rispetto il suolo che mi hanno dato, lo rendo più bello: meglio i “plasticoni” da circolo? Tanti clienti - sorride - mi dicono di non arrendermi e non lo farò».
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