Lutto
«Ma questi ragazzi non stanno a bighellonare»
LIVORNO. «Non stiamo parlando di ragazzi allo sbando, ma di persone già inserite in percorsi di inclusione sociale: se residenti e commercianti hanno bisogno di incontrarci, di parlare, di fare...
LIVORNO. «Non stiamo parlando di ragazzi allo sbando, ma di persone già inserite in percorsi di inclusione sociale: se residenti e commercianti hanno bisogno di incontrarci, di parlare, di fare domande siamo ampiamente disponibili». Non è di Marco Solimano e di Arci solidarietà l’investimento privato previsto tra via dell’Indipendenza e via Michon. Ma nella nuova mensa andranno comunque a mangiare i migranti gestiti da Arci solidarietà in alcune strutture della città.
«Posso capire - interviene Solimano - il timore che ci può essere all’interno di un contesto dopo che si dice che viene aperta una mensa, ma questi ragazzi andranno lì solo il tempo necessario per mangiare. E soprattutto sono già inseriti in strutture, gestite da associazioni e cooperative, all’interno delle quali sono già stati attivati percorsi di inclusioni sociale. Insomma, durante il giorno non stanno a bighellonare: fanno corsi di italiano, teatro, fanno volontariato per alcune associazioni livornesi come la Svs».
«Gli imprenditori - dice - hanno trovato un luogo più decoroso dove farli mangiare e hanno deciso di fare quell’investimento. La convenzione che abbiamo con la prefettura prevede che i nostri operatori monitorino tutte le attività, compresa la mensa, che dopo i pasti sarà chiusa. Ripeto: non si tratta di ricrerare piazze, questi ragazzi non sono allo sbando, sono già gestiti all’interno di percorsi di inclusione sociale. Per questo vorrei tranquillizare i cittadini».
«Le mense - è la conclusione di Solimano - non si aprono solo nei quartieri periferici, come fossero dei ghetti».
E «faccio presente che tutti i centri di accoglienza sono nel centro della città e quindi questa mensa sarà facilmente raggiungibile a piedi dai richiedenti asilo».
«Se il comitato - ripete - ha bisogno di incontrarci, di parlare, di fare domande siamo ampiamente disponibili».
(j.g.)
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