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I 35 furbetti delle case popolari (per ora) non perdono l’alloggio
Livorno, all'indomani dell'inchiesta della Finanza la presidente Soriani: "Ora tocca ai singoli comuni attivare le pratiche per far decadere il diritto all'immobile"
LIVORNO. A Casalp dichiaravano un reddito pari a zero (o quasi) e così riuscivano a pagare un canone mensile di 12,92 euro che fino a due anni fa era il minimo tabellare. Peccato che avessero auto di proprietà intestate a loro nome ed entrate da migliaia di euro l’anno e dunque avrebbero dovuto versare un affitto ben più alto nelle casse dell’Ente.
La nuova ondata di furbetti delle case popolari - ne sono stati scoperti altri trentacinque - li ha pizzicati il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e si nascondeva un po’ ovunque in provincia di Livorno: dai quartieri livornesi di Colline, Corea, Garibaldi, Shangay e Coteto, fino a Cecina, Rosignano Marittimo, Piombino e l’isola d’Elba, tanto per dimostrare come le cattive abitudini non abbiano confini.
«Su un campione di settanta soggetti controllati - spiegano dalla Finanza - la metà è risultata irregolare e quelli che non sono incorsi in sanzioni spesso si erano messi in regola strada facendo». L’inchiesta, dunque, ha portato all’accertamento di trentacinque ipotesi di malversazione ai danni dello Stato, per aver conseguito indebitamente un illegittimo beneficio corrispondente agli importi dovuti e non versati a Casalp, con un danno complessivo di oltre 24 mila euro.
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Peccato però che adesso - nonostante l’ingegnoso percorso fiscale per raggirare l’ente - questi affittuari dal reddito truccato non perderanno la casa, come conferma la presidente di Casalp Vanessa Soriani. «L’ente non può far decadere il diritto all’alloggio popolare. Questa responsabilità - va avanti - spetta ai singoli Comuni. Da parte nostra però facciamo tre cose importanti: segnaliamo le situazioni anomale alla Finanza, quelle accertate alle amministrazioni dove ricade l’immobile e infine addebitiamo in bolletta a chi ha presentato dichiarazioni mendaci il nuovo canone e la sanzione che deve versare all’ente visto che in passato ha pagato meno del dovuto».
In questo caso, gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno riguardato le autocertificazioni presentate nel 2013 (relativi ai redditi 2012) per il calcolo del canone di affitto dovuto per l'anno 2014. Due persone sono state denunciate in concorso tra loro alla Procura della Repubblica di Livorno, avendo superato l'importo indebito di 4 mila euro previsto dalla legge come soglia di rilevanza penale, mentre altre trentaquattro sono state destinatarie di sanzioni amministrative per oltre 58 mila euro, pari al triplo dell'illegittimo beneficio conseguito, oggetto, tra l’altro di segnalazione alla Prefettura. In particolare, sono stati riscontrati 29 casi di autocertificazioni con l'indicazione di redditi (riconducibili all'intero nucleo familiare dell'assegnatario) pari a zero, a fronte, invece, di sette situazioni reddituali ufficiali superiori a 15.000 euro, quattro casi con redditi compresi tra 10 e 15 mila euro e ulteriori sei casi con redditi conseguiti rientranti nella fascia tra 5 e 10 mila euro, derivanti per lo più da attività di lavoro dipendente o autonomo.
«Fino allo scorso anno - conclude Soriani - i controlli venivano effettuati a campione. Da quest’anno invece abbiamo iniziato con verifiche capillari». Un modo per dire che la vita dei furbetti si fa sempre più difficile. Per fortuna.
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