Il Tirreno

Livorno

Tofani scarcerato dal pubblico ministero dopo l’interrogatorio fiume

di Federico Lazzotti
Tofani scarcerato dal pubblico ministero dopo l’interrogatorio fiume

Livorno, l’imprenditore arrestato il 28 febbraio scorso è stato trasferito ai domiciliari. È accusato di circonvenzione di incapace, bancarotta e interesse privato

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LIVORNO. Patrizio Tofani, arrestato lo scorso 28 febbraio dalla Finanza, ha risposto per cinque ore - nel carcere delle Sughere - alle domande del pubblico ministero Daniele Rosa. Un interrogatorio fiume, chiesto dalla difesa dopo il silenzio davanti al giudice nell’interrogatorio di garanzia, durante il quale l’imprenditore ed ex presidente di Basket Livorno ha cercato di chiarire le tre accuse contestate dalla Procura: circonvenzione di incapace ai danni di un invalido civile al 100%, bancarotta fraudolenta prefallimentare e l’interesse privato a suo beneficio da parte della compagna, la commercialista Cristiana Salvi, nella gestione di una curatela fallimentare.

A distanza di due giorni dal faccia a faccia con il magistrato la Procura, venerdì sera, ha dato l’ok alla scarcerazione di Tofani, 56 anni, decidendo un alleggerimento della misura cautelare con il trasferimento dell’indagato agli arresti domiciliari.

Secondo gli investigatori Tofani e la compagna, con la collaborazione della ex moglie dell’imprenditore, in cinque anni avrebbero svuotato il conto corrente dell’invalido per una cifra pari a 230 mila euro. Soldi usati dalla coppia anche per una settimana di vacanza a Cuba, costo 3.300 euro, 1.200 euro per riparare l'imbarcazione dell'imprenditore, 2.200 euro per pagare una dipendente dello stesso Tofani. E soprattutto per comprare un fondo commerciale in Coteto lasciato all'invalido dal padre e ora sequestrato dal giudice a garanzia del danno. Un piano disegnato con la collaborazione dell'ex moglie dell'imprenditore, Silvia Luperi, 46 anni, anche lei ai domiciliari. Era la donna, tutrice dell'invalido, ad assecondare il piano del raggiro.

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BANCAROTTA FRAUDOLENTA. Secondo la Procura Tofani, dopo il sequestro preventivo delle quote della società Egg (è stato chiesto il fallimento) di cui era socio, ha ingannato - attraverso un falso verbale di assemblea - il custode giudiziario che ha autorizzato nell'agosto 2015 l'alienazione verso una società di diritto rumeno (riconducibile allo stesso amministratore livornese) di una quota di partecipazione in un'altra società estera, proprietaria di un hotel in Romania (320 camere e 8 appartamenti), il cui valore di mercato oscillava all'epoca tra i 4 e i 6 milioni di euro. Così facendo, l'imprenditore ha potuto far sparire la quota di partecipazione per un valore irrisorio, gestendo autonomamente in Romania la successiva vendita dell'albergo. E di conseguenza, sottrarre all'Erario italiano il più elevato guadagno della cessione. Tanto che il giudice ha disposto il sequestro di 640 mila euro.

INTERESSE PRIVATO. Infine Tofani e la compagna devono rispondere di un interesse privato nella gestione del fallimento di una società edile di Lucca di cui era stata nominata curatrice dal Tribunale nel febbraio 2011. Sfruttando la sua posizione privilegiata - è l'accusa - ha favorito un'altra società a responsabilità limitata, intestata a soggetti terzi ma di fatto gestita e riconducibile direttamente al compagno. In questo stralcio è indagato in concorso anche il geometra lucchese Riccardo Poggi.

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