Gioco
Vandali al cimitero, sparite le foto dei defunti dalle tombe
Livorno, la denuncia: oltre a transenne e sporcizia, anche danneggiamenti. Intanto aumentano le zone interdette per ragioni di sicurezza alla Misericordia
LIVORNO. Un colpo al cuore. Quello di una moglie che va a portare un fiore sulla tomba del marito e non trova più la sua foto. Pure il lumino manca, così le piante e il porta fiori. L’immagine dell’uomo che ha amato per una vita e tutto il portafoto in marmo che fa parte della lapide non ci sono più. Vandalismo, bravata, furto: la famiglia Frigenti è amareggiata, arrabbiata e dispiaciuta per quello che è accaduto loro, all’interno del cimitero dell’Arciconfraternita della Misericordia. I danneggiamenti alla tomba di babbo Carlo non sono gli unici: ad altre sepolture mancano alcune lettere in ferro del nome dei defunti.
Tra spregi e vandalismi. «Quello che è accaduto mi ha fatto infuriare, da una parte il dolore della mia mamma Raffaella e dall’altra la violazione della tomba di babbo: dico io, ma non c’è nessuno a controllare dentro il cimitero?», la denuncia arriva da Elena Frigenti. «Mamma ha scoperto questi vandalismi l’altro ieri, qualcuno è riuscito a staccare, non so con quale attrezzo, il portafoto in marmo, poi sono sparite le piante e il portafiori nessuno del cimitero ci ha avvisato: è stata avvicinata da un signore che ha una tomba vicina che le diceva di altre lapidi danneggiate, a cui erano stati tolte alcune lettere del nome dei defunti, forse a martellate».
Pericolo crolli intorno al quadrato mascagnano. Guardandosi intorno, tra decine di metri di fascette bianche e rosse, guano di piccione sulle lapidi, calcinacci, erba che cresce sui marmi spaccati e avvisi “Vietato l’ingresso” la rabbia monta: «Non basta la sporcizia e lo stato di degrado che regna in questo cimitero, adesso dobbiamo subire anche vandalismi». Come darle torto. E, per assurdo, la tomba di Carlo Frigenti si trova proprio nel perimetro teoricamente più prestigioso del camposanto più antico della città, quello che ospita l'obelisco di Pietro Mascagni dove dal 1951 riposa il grande compositore livornese. Oggi, purtroppo, il quadrato mascagnano è completamente circondato da fascette che impediscono l’accesso a centinaia di sepolture.
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Centinaia di tombe vietate. Tanti gli avvisi che mettono in guardia le persone di non oltrepassare quelle delimitazioni perchè le zone «risultano esposte ad imminente pericolo di crolli e quindi tali da comportare gravissimi ed incombenti rischi per l’incolumità delle persone», si legge. Il divieto di passare è tassativo. Ma è altrettanto vero che molte delle fascette sono abbassate, perché le persone passano e si prendono cura dei loro cari lo stesso. L’impedimento, infatti, è umanamente devastante per chi ha una persona cara sepolta. Ferita a morte anche la cappella dei Capiguardia: è impraticabile. «Siamo andati a denunciare l’accaduto alla segreteria del cimitero e ci hanno risposto che rimetteranno il lumino, ma agli altri danni dobbiamo pensare noi perché contro i vandalismi non possono fare niente: torneremo a parlare con la Misericordia per capire se hanno un’assicurazione che copre questo tipo di eventi», aggiunge Frigenti.
Uno slalom tra fascette e transenne. Dall’autunno ad oggi sono aumentate le “zone rosse” del cimitero a cui si accede da via dell’Ardenza - la parte vecchia per intendersi -. Ci sono interi corridoi di tombe con tanto di cartelli “vietato l’accesso”. La ragione è sempre la stessa: le strutture sono pericolanti. Basta guardare anche in terra per vedere calcinacci e pezzi di intonaco in vari punti. Addirittura la cappella che si trova, una volta oltrepassato il loggiato Pio XII, è completamente interdetta (anche se da una parte la fascetta è stata abbassata per passare e a andare a portare un fiore ai sepolti).
E c’è chi mette teloni sulle lapidi contro i piccioni. «Qui va tutto in malora, io sono stata costretta e mettere dei teloni sulle tombe dei miei zii se volevo tenerle pulite dal guano dei piccioni», racconta una donna intenta a dare l’acqua ai fiori. Succede anche questo alla Misericordia. Quello del guano dei piccioni è un’altra piaga a cui l’arciconfraternità non riesce a trovare una soluzione, nonostante reti e dissuasori.
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