Il Tirreno

Livorno

Francesco Bruni: "Dopo Montalbano un film con mio figlio"

Cristiana Grasso
Il regista-sceneggiatore Francesco Bruni alle spalle del protagonista del film Andrea Carpensano e del cineasta Giuliano Montaldo
◗
Il regista-sceneggiatore Francesco Bruni alle spalle del protagonista del film Andrea Carpensano e del cineasta Giuliano Montaldo

Dopo il grande successo in tv con il commissario di Andrea Camilleri, il regista-sceneggiatore livornese vuole portare sul set il figlio Arturo ("dirigerlo non è stato semplice ma avevo con me Montaldo")

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. C’è lui, gentile e colto signore del cinema e della televisione, dietro il mondo animato del commissario Montalbano, quello che dai libri dalla copertina blu di Sellerio si trasferisce ormai da quasi 20 anni (11 stagioni, circa 30 episodi) sugli schermi casalinghi. Ed è grazie a lui, Francesco Bruni, nato a Roma ma cresciuto a Livorno, approdato nell'universo cinema ancora giovanissimo insieme all'altro celebre livornese Paolo Virzì, se il personaggio creato da Andrea Camilleri è diventato amico di famiglia non solo dei tanti fedeli lettori ma anche di un visibilio di telespettatori, in Italia e all'estero.

L'ultima puntata della nuova serie lunedì scorso, ha battuto tutti i record: 11 milioni 268 mila telespettatori, pari al 44.1% di share. Bruni, che sceneggia la fiction del commissario fin dall'inizio (1999) e che ai grandi numeri è abituato (siamo ormai a un miliardo di spettatori in totale) è comunque entusiasta di questo nuovo risultato «perché è inevitabile che io e Montalbano ormai viviamo un po' in simbiosi, e chi ama lui in qualche modo ama anche me». Intanto sta per uscire al cinema (11 maggio, con anteprima assoluta al Bif&st-Bari International Film Festival, in concorso, il 23 aprile) il suo nuovo film come regista, «Tutto quello che vuoi».

Che effetto le fa sapere che questo film, come tante altre pellicole italiane, non potrà raggiungere il successo di questa fiction?

«Un po' mi dispiace, ma non per motivi personali. Mi addolora piuttosto constatare di anno in anno la disaffezione del pubblico per la sala cinematografica. Si è perso il gusto di andare al cinema. Sarà che io sono di una generazione già vecchierella, ma mi sembra un peccato: io non riesco a godermi un film in tv o sul computer, la visione collettiva in sala è tutta un'altra cosa, un'immersione totale, e l'emozione degli altri spettatori amplifica la tua. E poi si esce di casa, ci si scolla da quei benedetti divani, e si dà vita alle città, che altrimenti sono solo un mortorio illuminato dai bancomat».

Lei ha sceneggiato oltre che fiction anche tanti film per registi italiani importanti e anche per registi più giovani (due di questi "Slam - Tutto per una ragazza" e "Lasciati andare" sono in uscita). Ma quando il film è tutto suo, come "Tutto quello che vuoi" la gratificazione è maggiore...

«Più che altro mi rappresenta di più. «Scialla!», «Noi 4» mi hanno dato davvero tanta soddisfazione, in Italia e all'estero. E anche questo ultimo «Tutto quello che vuoi» è stata un'esperienza emozionante, speciale. Mi sono ispirato ad una vicenda giovanile di mio padre e ho scelto come attore l'amico Giuliano Montaldo, grande regista e per l'occasione attore protagonista. Ha l'età che avrebbe avuto mio padre, che è scomparso solo un mese fa, e poi è gentile, elegante e molto spiritoso».

Nel cast ci sono anche suo figlio Arturo. E sua moglie Raffaella Lebboroni. Una famiglia sul set. Complicato da vivere?

«Diciamo che c'è un bello scontro di personalità: ovviamente capita di discutere come in tutte le famiglie, ma c'è anche un bello scambio di idee, anche artistiche, fra generazioni. Mia figlia Irene poi va ancora al liceo, ma ha un grande temperamento ed è molto colta. Arturo invece ha preso un'altra strada: canta in un gruppo, la Dark Polo Gang, che sta avendo grande successo. Quando l'ho scelto per il film non erano ancora famosi, ora mi ritrovo una piccola star nel film».

Tutta la sua carriera si è svolta a Roma, ma alla Toscana, a Livorno, non sa rinunciare. E molto spesso viene a Livorno...

«A Livorno abita la mia mamma. Ci sono arrivato a 12 anni, lì ho frequentato le medie e le superiori, poi l'università a Pisa. Livorno è stata il laboratorio della mia crescita artistica, qui si è formato il gruppo da cui è nata la passione per questo mestiere. Eravamo io, Paolo Virzì, Emanuele Barresi, Giorgio Algranti, mio fratello. Gli amici con cui facevamo teatro. Persone a cui sono sempre legato, anche se poi ciascuno ha trovato la sua strada. Livorno mi ispira e le sono grato, ma mi fa anche un po' soffrire perché ultimamente la vedo spenta ed omologata culturalmente».

Ma è stato difficile partendo dalla provincia arrivare così in alto nella mecca italiana del cinema?

«Non ho la sensazione di aver fatto un percorso difficile: è avvenuto tutto normalmente, ho trovato persone che mi hanno dato fiducia, e molto importante è stato il sostegno reciproco che ci siamo dati con Paolo Virzì, arrivando a Roma insieme da Livorno, con un mondo di storie da raccontare».

Ai ragazzi che incontra, come docente o sul set visto che soprattutto nelle pellicole che realizza come regista i giovani sono sempre protagonisti, insegna a lottare per realizzare i loro sogni?

«Certo, anche se mi rendo tempo che di questi tempi i sogni sono un lusso. Io stesso, non so se i miei genitori oggi mi avrebbero incoraggiato a intraprendere la carriera artistica. Io dico che bisogna insistere per fare quello che ci piace».

Lei è uno di quegli artisti che frequenta abbastanza assiduamente Facebook. Perché?

«È cominciato come uno sfogo o uno scherzo in periodi di scarsa attività, un luogo dove deposito pensieri, battute, ricordi. Poi si è instaurato un rapporto con tante persone, anche interessante, finché perché tutto rimane nella correttezza, e ci si scambiano pareri ed informazioni. Ogni tanto ho la sensazione che farei meglio ad espormi di meno: quando affiorano malumori, pettegolezzi, maldicenze... Infatti ora che esce il mio film non credo che parteciperò alla discussione, non intendo ribattere né alle critiche né agli elogi. Ma ovviamente leggerò sia le une che gli altri, per imparare a fare di meglio, e viceversa per capire cosa piace del mio lavoro».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web