Il Tirreno

Livorno

l'inchiesta

"Rubava i soldi dall'ufficio per pagare le multe"

di Lara Loreti
"Rubava i soldi dall'ufficio per pagare le multe"

Livorno, ex funzionaria della Camera di commercio accusata di aver sottratto in un anno 91mila euro dalle casse del Centro studi e di averli utilizzati per pagare sanzioni

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Il pm Antonio Di Bugno ha chiesto al giudice una pena di due anni e otto mesi. Ma lei, Silvia Piccini, 54 anni, ex funzionaria del centro studi e ricerca della Camera di commercio, respinge l’accusa di peculato. Secondo quanto scritto nel capo di imputazione, avrebbe sottratto 91mila euro dalle casse dell’ufficio dove lavorava, all’interno della Camera di commercio, utilizzandoli per sue spese personali, tra cui delle multe ricevute per infrazioni al codice della strada. L’ultima udienza del processo, iniziato nell’ottobre del 2015 e in corso con rito abbreviato, s’è svolta ieri mattina davanti al giudice Antonio Del Forno. Dopo l’arringa dell’accusa, avvenuta lo scorso ottobre, ieri si sono pronunciati la parte civile (il centro studi), rappresentata dall’avvocata di Lucca Claudia Selmi, e la difesa, svolta dai legali livornesi Francesco Agostinelli e Gabriele Ghilarducci.

Silvia Piccini, funzionaria di secondo livello della Cciaa e responsabile operativa del Centro, viene accusata di aver determinato un ammanco totale di 91mila euro, messo insieme attraverso vari prelievi fatti in parte direttamente dal conto corrente del Centro studi (al quale aveva legittimamente accesso), e in parte gonfiando i rimborsi spesa e lo stipendio con diversi premi. Gli ammanchi risalirebbero al periodo compreso tra il maggio 2011 e il luglio 2013. Proprio in quell’estate era iniziata l’inchiesta della Guardia di finanza, in seguito alla denuncia dell’allora presidente della stessa Camera di commercio.

Ma l’imputata, già sentita dal giudice nel corso del processo, respinge le accuse. «Tutti i prelievi che sono stati fatti - spiega l’avvocato Agostinelli - erano stati verbalmente autorizzati dall’allora direttore del centro studi». In pratica quindi, secondo la tesi difensiva, la ex funzionaria (che non lavora più nella Camera di commercio, ma che è stata trasferita ad un’altra amministrazione) non avrebbe preso i soldi di sua iniziativa, ma sulla base di accordi, di cui però non c’è traccia scritta. Accordi verbali per i quali le veniva riconosciuta la possibilità di avere una maggior disponibilità di denaro. La ex funzionaria poteva fare prelievi in quanto, per il suo ruolo di responsabile del Centro studi, gestiva la cassa.

La prossima udienza è stata fissata per metà maggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini