Il Tirreno

Livorno

Portatevi la sedia sul Voltone per chiedere giustizia

Portatevi la sedia sul Voltone per chiedere giustizia

L’invito di Loris Rispoli ai cittadini: un gesto in prima persona per condividere l’impegno in difesa della memoria

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LIVORNO. «Lo scorso anno vi ho chiesto di partecipare, quest'anno di fare il gesto di portarla da casa la sedia». E' l'appello che Loris Rispoli affida al proprio profilo Facebook per ricordare l'iniziativa che terrà banco oggi, 10 marzo, a un mese esatto dall'anniversario numero 26 della sciagura che, con il rogo del traghetto Moby a un palmo dal porto di Livorno in una notte d'aprile del '91 inghiottì le esistenze, i sogni, le gioie e i dolori di 140 marittimi e passeggeri. Ma anche quelle dei loro familiari, com'è accaduto a Loris, che in quell'apocalisse ha perso la sorella Liana ed è diventato una figura-simbolo della battaglia in nome della giustizia e della verità.

L'appuntamento è dalle 16 in piazza della Repubblica. Ma stavolta Rispoli ha alzato l'asticella: chiama alla mobilitazione. Lo fa chiedendo non l'adesione di chi si accoda a una iniziativa già bell'e pronta: al contrario, chiama a un gesto attivo come portarsi da casa una sedia in piazza.

L'hanno ribattezzata “L’ultima chiamata alla memoria” ed è una iniziativa messa in pista in tandem con il gruppo di Effetto Collaterale ascoltando in questi mesi – dicono gli organizzatori – «le testimonianze e i ricordi di molti cittadini che hanno raccontato il loro 10 aprile, una lunga serie di video che comporranno una banca della memoria presto a disposizione di tutti».

L'ultimo atto è come lo scorso anno in piazza delle Repubblica. «Abbiamo però voluto che anche stavolta fossero i cittadini i protagonisti e non spettatori, quindi chiediamo a tutti di portare una sedia: quelle 140 sedie dello scorso anno hanno colpito l'opinione pubblica, questa volta vogliamo che la città sia protagonista».

L'appello viene rivolto alle «centinaia di livornesi che come gesto di impegno, solidarietà, di condivisione hanno scelto di indossare la maglia #iosono141, di esporla, di unirsi al grido dei familiari delle vittime»: è l'invito a portare una sedia in piazza. «Non importa – viene ribadito – se saranno dieci, cento o mille, è un gesto importante. Con noi ci saranno anche alcuni studenti del Colombo con i quali stiamo avviando un progetto».

«Dal flash mob in piazza Grande del 2015 alle sedie in piazza Repubblica dello scorso anno», ricorda il fondatore dell'associazione che si batte da più di un quarto di secolo per diradare le ombre su quest'ennesimo mistero della Repubblica. Con un cambio di colore che è un simbolo: «Dalla rabbia del nero del 2015 alla passione, perseveranza del rosso» dietro quell'hashtag #iosono141 che vuol essere una chiamata in campo, una condivisione di una battaglia. Poi Rispoli aggiunge: «Quelle sedie saranno un messaggio forte e chiaro, anche dopo 26 anni noi non ci arrendiamo, non ci accontentiamo di mezze verità o di container di bugie: vogliamo che i nomi dei colpevoli escano finalmente che chi fino a oggi si è sentito sicuro impunito salvato cominci a pensare che noi siamo ancora qui in attesa di giustizia, che nessuno si rassegna, che #iosono141 non é slogan ma mare in tempesta e libeccio incontrollabile».

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