Il Tirreno

Livorno

«La ex sede dell'Asl non faccia la fine delle Terme del Corallo»

«La ex sede dell'Asl non faccia la fine delle Terme del Corallo»

Caffè Tirreno ha ricevuto la petizione per non chiudere il centro sportivo Operatori e frequentatori: «Qui andrebbe tutto in malora come la villa»

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LIVORNO. «Se ci mandano via e chiudono anche la palestra del circolo, Monterotondo fa la fine delle Terme del Corallo, è già su quella strada...». Vedere così, murati, vandalizzati e abbandonati i fasti della Belle Epoque livornese di quella storica villa fa male al cuore di Andrea Jacoponi - collaboratore della palestra - e a quello di tutta la città.

Ferita e abbandonata, alla mercé di vandali e ladri, nel cuore di un immenso parco, ben 11 ettari, che è stato un gioiello e che oggi è terra di nessuno, chiuso da reti e cancellate dove in realtà chi vuole entra dai buchi della recinzione e fa quel che desidera. L’ex sede Asl di villa Rodocanacchi, con tutta l’area e le strutture che la circondano, a cominciare dalla palestra del circolo dipendenti, è finita al centro della tappa del Caffè Tirreno organizzata ieri in Collinaia.

Al circolo Arci di via Grotta delle Fate, davanti ai cappuccini al cacao di Renato Cappagli, sono arrivati residenti ed ex consiglieri di zona che hanno acceso i riflettori sulle strade del quartiere dove le auto volano e servirebbero dissuasori di velocità e specchi anti-incidenti. Sull’acqua tolta alla fontina e ai lavatoi di via Garzelli, che tra l’altro sono a rischio crollo. E sui bus che quasi non toccano la parte alta del quartiere.

Ma al nostro Caffè si sono presentati anche collaboratori della palestra di Monterotondo e residenti che la frequentano da trent’anni, che insieme hanno annunciato una raccolta firme per salvarla e hanno lanciato un appello alla Asl. Andiamo con una delle sentinelle del rione, Franco Chesi, in quella parte alta secondo tanti dimenticata, o quasi, dalle istituzioni.

«Un altro gioiello fa la fine del Corallo». Il Tirreno lo ha raccontato pochi giorni fa: dopo una battaglia legale che va avanti da tempo e che già nel 2012 aveva prodotto una lettera di sfratto per morosità mai avvenuto, a febbraio la direzione dell’Asl, che è proprietaria di tutta l’area della storica villa Rodocanacchi (che pochi anni fa è finita nella lista dei beni da vendere per fare il nuovo ospedale), ha disdetto la convenzione con il circolo dei dipendenti che gestisce l’area sportiva in un fazzoletto del parco.

«Mi piange il cuore - racconta Alfio Bartoli, 85 anni e una vita dedicata al mondo dell’associazionismo e delle attività sportive - questa come le altre ville della zona erano un gioiello della città e sono tutte in malora». Dopo via di Collinet, in via di Monterotondo, in un angolo che potrebbe essere di paradiso, ci sono una palestra aperta anche i non dipendenti Asl, campi da tennis e un campo di calcio. La palestra, che ha più di 200 iscritti, sta continuando a funzionare, nonostante pochi giorni dopo la disdetta sia stata tolta l’acqua. E questo anche perché, come raccontano alcuni frequentatori che abbiamo incontrato ieri mattina e che lo hanno visto con i loro occhi, una decina di lavandini all’interno della vicina villa Rodocanacchi sono stati distrutti dai vandali (e forse si vogliono evitare perdite d’acqua).

Chiediamo un incontro con i vertici Usl. Andrea Iacoponi è uno dei collaboratori del centro sportivo: «C’è un contenzioso tra il circolo e l’Asl - racconta -, e il centro si sta trovando nei problemi. Tennis e calcio, ad esempio, per ora vengono usati solo dai soci, perché in questa situazione non si possono prendere impegni con le società sportive. Chiediamo un incontro con i vertici dell’azienda sanitaria per trovare un accordo. Si faccia un direttivo nuovo, se ci sono debiti pregressi si dilazionino. Ma non si chiuda questo centro, che è anche un punto di ritrovo per tanti livornesi e l’ultima luce rimasta accesa dopo la chiusura della villa. Noi siamo aperti al dialogo. Certo è che se si fa chiudere tutto, Montenerotondo fa la fine del Corallo, di villa Maurogordato, dei tanti bellissimi luoghi di Livorno che sono andati a morire».

Parte la petizione. È una delle residenti di Collinaia, Adriana Corti, ad annunciare che i frequentatori esterni della palestra, quelli cioè che non sono dipendenti Asl, lanceranno una raccolta firme. «Sono 27 anni che mi alleno qui, la vogliono chiudere ma non devono farlo: se si mettono i lucchetti, lì va tutto in malora: entrano, spaccano, lo fanno già ora nella villa. Raccoglieremo le firme per salvare questa palestra».

Un danno dopo l’altro, distrutto un bene pubblico. Chi farà di tutto per mantenere in vita la palestra lo fa con cognizione: la fine di quell’edificio sarebbe segnata. Basta guardare lo scheletro vandalizzato della villa, a pochi passi. La Asl, stando al racconto di chi tutti i giorni frequenta il circolo, ieri mattina sarebbe entrata dentro la dimora storica (chiusa ma non del tutto) per serrare le finestre che qualcuno aveva aperto dall’interno nei giorni scorsi. In effetti le finestre non sono più aperte. Si parla di una situazione di devastazione generale, con il contenuto degli estintori sparato ovunque nel pavimento, pareti di cantongesso demolite, arredi danneggiati. «L’unica cosa che si salva, per fortuna, è quel bellissimo mosaico nella particolare terrazza giapponese coperta che ha la villa», viene raccontato. Proprio per la sua storicità la villa è sotto le Belle Arti. Un paradosso.

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di Redazione web