Il Tirreno

Livorno

L’ultimo assist ciao grande Pino

di Lara Loreti
L’ultimo assist ciao grande Pino

Una folla enorme per Jacopo Pieri nel giorno dell’addio Presenti tanti ragazzi, le squadre della Pls e del Livorno

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LIVORNO. Palloncini bianchi lanciati in aria: candore e libertà. E un esercito di angeli con la casacca rossoblu accompagna Jacopo nell’ultimo assist, quello verso il cielo. Pino ha fatto gol: il suo pallonetto è arrivato dritto al cuore della città. Nessun portiere, nessuna barriera difensiva. Il piccolo mediano ha sfondato la rete, pronto a spiccare il volo. A terra ha lasciato genitori, sorella, nonni, amici. Tanti ragazzi, compagni di scuola, del calcio, del tempo libero. Adolescenti in lacrime, che il dolore rende vulnerabili, ma profondamente veri.

Un addio carico di commozione alla camera mortuaria dell’ospedale per Jacopo Pieri, il ragazzino di non ancora 17 anni morto tra venerdì e sabato scorsi in seguito a un terribile incidente in scooter in via Sicilia, a Coteto. La cappellina, sul viale Alfieri, è troppo piccola per contenere le centinaia di persone - forse un migliaio- accorse per dare l'ultimo saluto al centrocampista della Pro Livorno Sorgenti (PLS). La squadra è presente al completo con i colori sociali: tantissimi ragazzi, guidati dal dirigente delle giovanili Marco Braccini e dall’allenatore del gruppo “Allievi regionali d’elite” Andrea Domenici. E ci sono anche tanti giovani giocatori del Livorno calcio.

Non mancano poi i compagni del Buontalenti, istituto che il 17enne frequentava da settembre (dopo aver trascorso i primi anni all’Iti Galilei), presenti con un significativo striscione: “Non esiste separazione finché esiste il ricordo. Pino”. E due cuori accanto al nome. Anche all’Iti non hanno dimenticato il sorriso dolce di Jacopo. E in suo ricordo, i ragazzi del Galilei hanno raccolto dei fondi da affidare alla famiglia.

Ma alla camera mortuaria, tra la folla, ci sono anche tanti “semplici” cittadini, desiderosi di donare un pensiero o una preghiera al piccolo Jacopo. A quel 17enne taciturno, dallo sguardo timido, innamorato sin da bambino del pallone e legatissimo alla famiglia.

E non è un caso che tra i fiori prevalgano le rose bianche. Delicati bouquet ricoprono la bara insieme con i messaggi di zii, cugini, nonno e compagni di scuola. Adagiata sulla cassa c’è anche la maglia della Pro Livorno Sorgenti, l’ultimo amore di Jacopo, che nella sua breve, ma vissuta carriera aveva giocato anche nell’Academy e nelle giovanili del Livorno (aveva militato negli amaranto con Alessandro, il figlioletto defunto di Davide Nicola), poi con i Portuali e con Banditella, prima di approdare, lo scorso agosto, nella grande famiglia della PLS.

A officiare la celebrazione religiosa c’è don Placido Bevinetto. Difficile trovare le parole giuste per cercare di lenire l’enorme dolore dei genitori, Andrea Pieri e Ombretta Di Batte, della sorella Alice, dei nonni e dei numerosi amici.

La cerimonia si apre sulle toccanti note dell’Ave verum Corpus di Mozart eseguito dalla corale Mascagni. «La morte precoce di Jacopo appare come un’ingiustizia incomprensibile - dice don Placido - Ma questa vita è solo un corso di addestramento: la goduria deve essere altrove. Ognuno di noi ha un progetto da compiere: Jacopo era un angelo ed era bravo. Ora ha spiccato il volo. E questa presenza massiccia di giovani, compagni di scuola e di sport, dà un segno chiaro della continuità dell’amore nei suoi confronti». Poi, al termine della cerimonia, gli amici più intimi, insieme con il padre di Jacopo, portano la bara in spalla fino al carro funebre della Svs. Intanto la folla fa salire al cielo tanti palloncini, bianchi e colorati.

Il corteo funebre, curato dalla Svs, scorre lento nel cortile della camera mortuaria sul viale Alfieri. I ragazzi sono tantissimi e si apprestano ad accompagnare il loro amico al cimitero dei Lupi. Lì, nel tempietto della cremazione, Jacopo compirà l'ultimo viaggio. «Non è lontano da noi, ma solo all’altro lato del cammino - ricorda don Placido, che poi si rivolge direttamente al giovane - Jacopo, non sei assente, ma solo invisibile. Un abbraccio». Perché, come si legge su un secondo striscione, mostrato da un altro gruppo di amici, “Nessuno muore sulla terra finché vive nei cuori di chi resta. Ciao Pino”. Segue un applauso denso d’affetto mentre il violino suona l’Ave Maria di Schubert.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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