Il Tirreno

Livorno

le porte forzate

di Lara Loreti
le porte forzate

LIVORNO. Lo zainetto, il piumino celeste. Il quaderno di scuola col libretto delle giustificazioni. E il cellulare, usato come cinepresa di un miserere senza speranza: un ultimo video prima del buio....

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LIVORNO. Lo zainetto, il piumino celeste. Il quaderno di scuola col libretto delle giustificazioni. E il cellulare, usato come cinepresa di un miserere senza speranza: un ultimo video prima del buio. Oggetti del vivere quotidiano che hanno perso l’anima. Se l’è portata via quel volo disperato dal 26° piano, dalla terrazza del palazzo più alto della città: il grattacielo di piazza Matteotti. Protagonista del gesto estremo un giovanissimo livornese. Non aveva ancora 15 anni, frequentava le superiori. L’ha fatta finita ieri mattina: era uscito per andare a scuola invece è salito sul tetto della città. Quella terrazza panoramica, già sfruttata da temerari paracadutisti come trampolino di lancio, trasformata in un balcone vista morte. Il giovane alle 8.30 s’è lasciato cadere nel vuoto ed è precipitato sul cofano di una Yaris in sosta di fronte al Caffè B52. Inutili i tentativi di un passante di rianimarlo. Inutile anche il soccorso, pur tempestivo, della squadra della Misericordia, giunta con il medico del 118. Niente da fare: l’impatto al suolo è stato devastante.

Un percorso a ostacoli. Sono le 7.30 circa. Lo studente, come ogni mattina, va a scuola pedalando sulla sua bicicletta rossa: ma il percorso consueto subisce una deviazione. Il giovane parcheggia la bici nel retro del grattacielo, dove di solito la lasciano tutti i residenti. Quindi prende l’ascensore e sale fino all’ultimo piano. Arriva lassù, dove il cielo sembra più vicino e la città si staglia all’orizzonte in tutto il suo fascino. Ma prima di raggiungere la terrazza, ci sono vari ostacoli da oltrepassare: una rampa di scale e tre porte. Il 15enne le supera tutte, una dopo l’altra. La prima è una porta antipanico, che, per motivi di sicurezza, è aperta: quindi è la più facile. Poi c’è quella intermedia. E qui c’è il primo mistero. Lo spiega il portiere Vincenzo Sapio: «È una porta di ferro con le grate, chiusa con un grosso lucchetto. Quando noi siamo andati a controllare, il lucchetto era chiuso e non era neanche stato forzato. Non mi so spiegare come il ragazzo abbia fatto ad aprirlo». Gli stessi interrogativi se li pone l’amministratore del palazzo, Enrico Tribioli: «Non si può escludere che avesse la chiave: quella porta è chiusa con un lucchetto grosso, tipo quelli da saracinesca». Su questo punto sta indagando la polizia. Una cosa però è certa: il ragazzo ha pianificato tutto. Compreso l’ultimo step: forzare con un piede di porco una delle due porte che conducono alla terrazza. Il ragazzo prova a scassinarle entrambe. E alla fine riesce a passare in un piccolo varco, ricavato dalla porta di destra. Prima, però, fa un video con il telefonino.

L’ultimo video. Le telecamere del grattacielo, i cui filmati sono stati acquisiti dalla polizia, hanno registrato lo studente mentre si riprendeva col cellulare: per qualche minuto il quindicenne digita continuativamente sulla tastiera. Poi usa lo smartphone come telecamera per filmarsi. Non è chiaro se prima di farla finita il giovane abbia postato quel video su facebook o se l’abbia inviato a qualcuno. E non è noto neppure il contenuto di quelle immagini. Quel che è certo è che il mistero, il giovane se l’è portato via con sé: il cellulare è stato ritrovato dalle volanti della polizia tutto rotto per terra, accanto al suo corpo ormai privo di vita. Delle indagini si stanno occupando gli agenti della squadra mobile, sul posto con i colleghi della Digos e gli esperti della scientifica, autori dei rilievi. Intanto la salma, rimossa nella tarda mattinata dal servizio funebre della Svs, è stata portata al cimitero dei Lupi e, come stabilito dal pm Massimo Mannucci, è stata riconsegnata alla famiglia.

«Non mi do pace». Il primo a notare le porte forzate, che conducono alla terrazza del grattacielo, è stato l’idraulico Olinto Leone. Nel palazzo sono in corso dei lavori, ma ieri - ironia della sorte - sono iniziati più tardi per un guasto al ponteggio. «Quando sono salito e ho visto le porte forzate - dice Leone - ho subito pensato che, come già nel passato, fosse entrato un “paracadutista”. Così per non lasciare impronte, ho chiamato l’amministratore e non ho toccato nulla per evitare di intralciare il lavoro della scientifica. Quindi sono risceso. Dopo poco, abbiamo sentito un tonfo: era il ragazzo che si era buttato. E io ora non mi do pace perché potevo salvarlo: se fossi andato in terrazza, lo avrei trovato lì, forse avrei potuto fermarlo».

Fiori e sogni infranti. Nel primo pomeriggio nel luogo dove il giovane è precipitato i compagni hanno messo fiori rossi e bianchi. La notizia della sua scomparsa ha sconvolto tutti, soprattutto il mondo della scuola. Chi lo conosceva, lo descrive bravo a scuola, un po’ introverso, appassionato di matematica, atletica e musica. Un adolescente come tanti, pieno di sogni. Sogni ormai infranti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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