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Jacopo, solo l’autopsia chiarirà il mistero

Jacopo, solo l’autopsia chiarirà il mistero

Il nonno: «Spero che non ci siano responsabilità di altri ma è davvero difficile pensare che abbia fatto tutto da solo»

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LIVORNO. Si continua a indagare sulla morte di Jacopo Pieri. Si indaga per capire se qualcuno possa aver causato l’incidente che si è portato via la vita di una ragazzo di 17 anni ancora da compiere. Si indaga per capire se venerdì sera sia caduto da solo, mentre guidava il suo scooter in via Sicilia, in Coteto. Se nell’incidente sia stato coinvolto un altro mezzo o se qualcuno lo abbia travolto quando era già a terra, senza poi fermarsi. Un’ipotesi che fa rabbrividire. E che rappresenterebbe una tragedia nella tragedia per la famiglia di Jacopo, già alle prese con un dolore insopportabile.

Le indagini della sezione giudiziaria della polizia municipale vanno dunque avanti. Ieri mattina gli agenti sono tornati sulla strada che dalla rotatoria di via Sicilia porta verso il sottopasso. È in questo tratto che venerdì sera Jacopo è stato trovato in condizioni già disperate. Era sull’asfalto, distante almeno una ventina di metri rispetto al suo scooter. La dinamica dell’incidente è ancora tutta da chiarire e per il momento non viene esclusa ufficialmente alcuna ipotesi. Solo l’autopsia, che sarà eseguita domani dal medico legale Damiano Marra, potrà far luce su un dramma che è pieno di punti interrogativi. È stato un trauma da schiacciamento, come ipotizzato nelle prime ore, a provocare le lesioni interne che hanno vanificato i tanti tentativi di salvare la vita a Jacopo? In questo senso saranno necessari anche accertamenti sugli abiti.

A quanto risulta venerdì sera alcuni automobilisti di passaggio hanno visto il ragazzo disteso in mezzo alla strada, si sono fermati per soccorrerlo e hanno dato l’allarme, poco prima delle 21. In via Sicilia sono corsi il medico e i volontari della Svs. Stando al loro racconto, una volta arrivati sul posto, hanno trovato una persona che gli stava vicino, che gli teneva la testa, la mano, forse a sua volta un sanitario o un volontario, per il modo in cui era riuscito insieme ad altri a prestargli i primissimi soccorsi. Via via si sono fermate altre persone, dietro la coda delle auto e la grande paura che quel diciassettenne di rientro a casa dagli allenamenti di calcio, la sua grande passione, potesse non farcela. Alla domanda dei sanitari, impegnati a cercare di stabilizzare il ragazzo, nessuno avrebbe risposto di aver visto cosa era accaduto, di sapere perchè fosse caduto. Poi la corsa in ambulanza in ospedale e i tentativi dei medici, che purtroppo non sono serviti. I primi testimoni sono già stati sentiti e nei prossimi giorni anche i soccorritori potrebbero essere ascoltati dai vigili, che stanno cercando di ricostruire ogni centimetro di quella sera. Con una speranza: chi sa qualcosa, parli.

Ieri alla camera mortuaria - dove parenti e amici si sono stretti intorno alla madre, al papà e alla sorella di Jacopo - si è parlato anche di una donna che sarebbe stata vista in via Sicilia e che avrebbe detto che il ragazzo aveva fatto tutto da solo, prima però di allontanarsi in auto. Ma su questo punto al momento non ci sono riscontri ufficiali.

«Mi auguro che non ci siano responsabilità di terzi, sarebbe davvero più brutto», ha ripetuto ieri il nonno di Jacopo, Nedo Di Batte: «Certo è difficile pensare che non ce ne sia nessuna, perché i danni che ha subito sono difficilmente riscontrabili quando uno fa tutto da solo. In questo momento da parte della polizia c’è il massimo riserbo. Aspettiamo l’esito delle indagini in corso, anche se la cosa più importante, purtroppo, è che il nostro bimbo non c’è più. È un dolore insopportabile».

Il nonno trova la forza per esprimere un ringraziamento a tutte le persone - tantissime anche ieri - che si sono strette intorno alla famiglia: «Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci sono stati e che ci sono vicini, una solidarietà incredibile, che ci ha commosso».

«Abbiamo saputo anche dello striscione allo stadio, grazie a tutti», ha poi chiuso con un filo di voce da grande appassionato del Livorno e del calcio, proprio come il nipote, che tirava calci ad un pallone sui campi della Pro Livorno Sorgenti.

(j.g.)

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di Redazione web