Il Tirreno

Livorno

Muore a 17 anni, l’appello del nonno: «Vogliamo la verità. Era un bimbo d’oro»

Lara Loreti
Jacopo in campo nella foto di Massimo Lascialfari concessa dalla Pro Livorno
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Jacopo in campo nella foto di Massimo Lascialfari concessa dalla Pro Livorno

Livorno: si cercano testimoni per capire la dinamica dell'incidente in cui ha perso la vita Jacopo Pieri. Il nonno. "Era matto per il calcio"

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LIVORNO. «Alle 20 doveva essere a casa. E invece alle 21 sono arrivate le forze dell’ordine ad avvisarci. Ora però vogliamo sapere che cosa sia successo, se davvero un’auto ha travolto mio nipote o se comunque il suo scooter sia stato urtato da un altro mezzo. Perché una cosa è certa: Jacopo ha incontrato qualcosa sulla sua strada che gli ha impedito di andare avanti. È difficile fare ipotesi, ma siamo fiduciosi nelle indagini». A parlare è Nedo Di Batte, noto commerciante, titolare del supermercato Sigma in via Grotta delle Fate, nonno del piccolo Jacopo Pieri, morto all’alba di sabato 4 per le ferite dovute allo schianto di venerdì sera in via Sicilia. «Quando gli agenti sono venuti per dirci dell’incidente, in casa c’era solo Alice, la sorella di Jacopo. Mia figlia era fuori e mio genero al lavoro, al cinema Quattro Mori - racconta il nonno - È stato un colpo durissimo. Jacopo domenica (oggi, ndr) aveva la partita ed era andato agli allenamenti, come sempre: li aveva tre volte a settimana. Era matto per il calcio: un bimbo d’oro, cresciuto a pallone e salame. Un ragazzo riservato, educatissimo, di cui ce ne sono pochi al giorno d’oggi. Stiamo ricevendo affetto e vicinanza da decine di persone: questa notizia ha toccato tutti».

La famiglia non si dà pace, vuole sapere esattamente cosa sia capitato l’altra sera al loro bimbo. «Non sappiamo ancora niente», dice il babbo Andrea Pieri, distrutto e chiuso nel dolore insieme alla moglie Ombretta e alla figlia Alice. L’intera città è sconvolta per la notizia. E cordoglio arriva anche dal Crocino, dove i Pieri hanno vissuto per anni, prima di tornare a Livorno, nel quartiere di Borgo di Magrignano. «Ricordo una volta, Jacopo era piccino - dice il nonno - abitava ancora al Crocino: giocava in cortile e tirava delle bombe incredibili al pallone, che era quasi più grande di lui!».

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Grande appassionato di sport, Nedo Di Batte seguiva con amore suo nipote, passo dopo passo, nella sua carriera calcistica. «Quando una volta fece gol, gli dissi: “Jacopo vieni, ho un premio per te”. Volevo dargli 100 euro. Ma lui era schivo anche in questo. Non era amante della ribalta e non voleva premi o riconoscimenti. Faceva il suo dovere con impegno in tutti i campi della sua vita. E si faceva voler bene: i compagni di squadra lo adoravano e stamani (sabato 4, ndr) erano tutti in camera mortuaria».

Jacopo dall’8 agosto si allenava con la Pro Livorno Sorgenti dove aveva trovato una nuova squadra, un nuovo allenatore e tanti amici. In sei mesi si era ambientato benissimo ed era riuscito a farsi apprezzare.

Il dolore ha coinvolto anche il mondo del lavoro della mamma di Jacopo: il supermercato di famiglia ha chiuso per lutto. Sconvolti i colleghi del padre, che fa la maschera ai Quattro Mori. In camera mortuaria c’era anche Emanuele Barresi, gestore dell’attività teatrale del cinema.

 

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