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Livorno

Pontone, la Corte dei Conti condanna a metà Roberto Piccini

Pontone, la Corte dei Conti condanna a metà Roberto Piccini

Dovrà pagare all’Authority 174mila euro (invece che gli oltre 800mila chiesti dalla Procura) Indenni i dirigenti Gionfriddo e Migheli: per tutti fino all’ottobre 2010 è scattata la prescrizione

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LIVORNO. La Corte dei Conti ha ruitenuto Roberto Piccini, all’epoca presidente dell’Autorità Portuale, colpevole di aver speso male i soldi pubblici per l’affitto del pontone galleggiante Dakota II. Condannato, dunque. Ma a metà, anzi a metà della metà rispetto alle richieste della Procura. I giudici della Corte dei Conti sezione giurisdizionale per la Toscana hanno stabilito che Piccini dovrà pagare: però non più 827mila euro come voleva il pm bensì 174mila perché per il periodo anteriore all’ottobre 2010 è scattata la prescrizione (e in questo è stata accolta l’impostazione della difesa).

È arrivato a sentenza questo nuovo capitolo – stavolta sul fronte erariale – dell’ingarbugliata vicenda del pontone che l’Authority aveva noleggiato alla Safim. Era stata l’impostazione accusatoria del magistrato penale a immaginare che Piccini avesse fatto noleggiare il pontone all’Authority per sottrarlo alla Sintermar, concorrente della Compagnia Portuale che Piccini aveva guidato per lungo tempo in anni precedenti). Tutto cancellato dall’assoluzione.

Adesso, la sentenza della Corte dei Conti: al di là della condanna di Piccini, sono usciti indenni i due dirigenti dell’Authority di allora per i quali la Procura voleva che pagassero 82mila in due: sia Giorgio Gionfriddo che Sergio Migheli, segretario generale l’uno e come dirigente del settore finanza l’altro, è scattata la prescrizione.

Il motivo di questo esito differente sta nel fatto che i giudici hanno ritenuto che la prescrizione coprisse la prima fase del noleggio. La proroga invece no: è arrivata il 3 ottobre 2010 e l’ha fatta il presidente Piccini senza una delibera del comitato portuale e senza il parere né del segretario generale né del responsabile del procedimento.

Il pontone era stato noleggiato dall’Autorità Portuale nel marzo 2009 e, in virtù di una proroga, si era andati avanti anche per un secondo anno (fino alla riconsegna con verbale datato 24 marzo 2011): 910mila euro il costo per le casse di Palazzo Rosciano. Era stato messo a disposizione dell’accosto 54 per far sbarcare le navi di Tirrenia (e consentire di fronteggiare una emergenza occupazionale di Unicoop). In realtà, solo l’8 marzo 2009 – cioè quasi due settimane dopo l’aggiudicazione a Safim – veniva effettuata la prova pratica dalla quale è emerso che non era tecnicamente possibile usare il pontone alla Calata Pisa come previsto. Risultato: il pontone è stato dunque spostato altrove. Dove? Segnatamente all’ accosto n. 16 della Calata Tripoli, dove è servito pochissimo. I giudici riferiscono che è stato utilizzo per lavorare «in tutto solo 10 navi (7 nel 2009 e 3 nel 2010)».

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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