Il Tirreno

Livorno

I maltrattamenti in lettere anonime su carta intestata

I maltrattamenti in lettere anonime su carta intestata

Furono inviate ai carabinieri probabilmente da un dipendente della Stella Maris

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FAUGLIA. «Mio figlio frequenta quella struttura, con altri genitori avevamo segnalato ma non siamo stati ascoltati». Non è facile trovare la forza di parlare per una delle madri che si sono affidate alla Stella Maris per seguire un figlio disabile. Soprattutto ora che l'inchiesta della Procura è diventata pubblica ed è emerso che sono più di venti i pazienti della residenza sanitaria per disabili della Stella Maris, a Montalto di Fauglia (proprio a ridosso del territorio di Collesalvetti), ad essere stati vittime di presunti maltrattamenti messi in atto nei loro confronti da quattro educatori della struttura. Comportamenti che sono stati documentati dai carabinieri nel corso di indagini andate avanti per quasi cinque mesi.

In questi giorni i carabinieri stanno cominciando a sentire i genitori dei ragazzi che sono stati ripresi dalle telecamere mentre gli educatori, quelli già sospesi ed altri cinque, per i quali è stata richiesta la misura della sospensione dal servizio, si sarebbero approcciati a loro con modi violenti. Si parla di ragazzi strattonati, picchiati, minacciati, tenuti in una condizione di disagio, oltre a quella che già hanno a causa delle malattie psichiatriche di cui soffrono. La residenza è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale ed è accreditata presso quello Regionale e accoglie adolescenti e giovani adulti con disabilità neuropsichica, molti dei quali sono in condizioni molto gravi.

Se non ci fosse stata la denuncia di una famiglia che abita nella zona di Pisa, probabilmente non sarebbe stato possibile fare emergere i comportamenti che, a quanto risulta dalle indagini, hanno una rilevanza di carattere penale. L'inchiesta è nata l'estate scorsa quando i genitori di uno dei pazienti, che peraltro è seguito da tempo dagli operatori della Stella Maris, si sono resi conto che il ragazzo era tornato a casa con un evidente livido sul collo. La famiglia aveva cercato di capire le ragioni di quel trauma: non era la prima volta che il giovane aveva segni di percosse sul corpo. A quel punto la madre si era rivolta agli educatori. «Sono i ragazzi che si picchiano tra di loro». La risposta ottenuta non era stata convincente. Era la dimostrazione che qualcosa non andava, perché anche se i ragazzi avessero avuto comportamenti aggressivi tra di loro, gli educatori avrebbero dovuto vigilare. A quel punto la famiglia decise di rivolgersi ai carabinieri di Fauglia, che proprio in quei giorni avevano ricevuto, così almeno venne detto alla madre che per prima si decise a denunciare, alcune lettere anonime su carta intestata della Stella Maris, scritte forse dall'interno da qualcuno che temeva di perdere il lavoro. Anche quelle missive parlavano di maltrattamenti sui disabili. Da qui la famiglia, aiutata anche da un maresciallo, si decise a formalizzare la denuncia, pur con l'angoscia di chi teme che poi il proprio figlio possa subire ritorsioni. Per alcune settimane il ragazzo non ha più avuto lividi. Si sa poi che è stata presentata una seconda denuncia, ma pare che riguardi lo stesso ragazzo. «Non è facile fare capire le nostre preoccupazioni - raccontano i genitori di uno dei disabili che frequenta la struttura di Fauglia - ma quando c'è una denuncia vuol dire che la situazione è diventata insostenibile». Mentre i carabinieri procedevano con le prime indagini nella residenza che offre supporto ad oltre 40 disabili, la vita si svolgeva come sempre. Ma le telecamere in questi mesi - la prima denuncia è di agosto - documentavano percosse, minacce, offese e anche episodi di totale trascuratezza da parte degli operatori nei confronti dei ragazzi che invece proprio per le patologie di cui soffrono hanno un grande bisogno di aiuto e di essere seguiti. Oggi, dopo quello che è emerso dalle indagini, le famiglie vivono un momento difficile e vogliono sapere cosa è realmente successo ai loro figli. Da quanto è emerso sono 23 i ragazzi fatti oggetto di comportamenti illeciti. E tra loro non ci sarebbe il giovane la cui famiglia si è decisa a denunciare. Dopo che i genitori avevano protestato e si erano rivolti ai carabinieri per la seconda volta, lui sarebbe stato “escluso” da certe “attenzioni”.

«Ora che sappiamo dell'indagine - continua la madre di uno degli ospiti - ci vengono in mente tante situazioni. È difficile per noi esporci in prima persona. Ma quando i nostri figli entrano in quella struttura vogliamo pensare che siano al sicuro, non possiamo vivere con l'angoscia che qualcuno li maltratti. Che cosa mi aspetto dall'inchiesta? Non saprei dire esattamente. Ma che abbiano fine certi comportamenti verso dei ragazzi che sono indifesi».

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web