Gioco
Il legale in carcere Oggi l’interrogatorio dell’imprenditore
LIVORNO. È stato un lungo colloquio quello andato in scena ieri mattina nel carcere delle Sughere tra Patrizio Tofani, arrestato dalla Finanza all’alba di martedì, e l’avvocato Danilo Adoncecchi....
LIVORNO. È stato un lungo colloquio quello andato in scena ieri mattina nel carcere delle Sughere tra Patrizio Tofani, arrestato dalla Finanza all’alba di martedì, e l’avvocato Danilo Adoncecchi. «Soffre di una situazione che ritiene ingiusta - spiega il difensore al termine dell’incontro - ed è in pena soprattutto per le figlie». Oggi alle 14 l’imprenditore ed ex presidente di Basket Livorno potrà spiegare le proprie ragioni al giudice Fabrizio Nicoletti durante l’interrogatorio di garanzia. L’obiettivo della difesa è chiaro: cercare il prima possibile di alleggerire la misura cautelare nei confronti dell’indagato accorda dal gip soprattutto per il possibile pericolo di fuga all’estero dell’imprenditore che in Romania ha degli interessi.
«La richiesta di custodia del pubblico ministero - prosegue Adoncecchi - è di quattro mesi fa, il che di per sè riduce l'attualità del pericolo, ma soprattutto il Tofani in questi mesi ha rispettato ogni altra misura imposta ed ha avuto continui rapporti lavorativi con la Romania. Ciò dimostra l'assoluta mancanza di pericolo di fuga».
Tofani è accusato con l’attuale compagna e la ex moglie di circonvenzione di incapace, con la sola coniuge di interesse privato del curatore fallimentare e da solo di bancarotta fraudolenta prefallimentare. Secondo la Procura Tofani, dopo il sequestro preventivo delle quote della società Egg (è stato chiesto il fallimento) di cui era socio, ha ingannato - attraverso un falso verbale di assemblea - il custode giudiziario che ha autorizzato nell’agosto 2015 l'alienazione verso una società di diritto rumeno (riconducibile allo stesso amministratore livornese) di una quota di partecipazione in un’altra società estera, proprietaria di un hotel in Romania (320 camere e 8 appartamenti), il cui valore di mercato oscillava all'epoca tra i 4 e i 6 milioni di euro. Così facendo, l’imprenditore ha potuto far sparire la quota di partecipazione per un valore irrisorio, gestendo autonomamente in Romania la successiva vendita dell’albergo. E di conseguenza, sottrarre all'Erario italiano il più elevato guadagno della cessione. Tanto che il giudice ha disposto il sequestro di 640 mila euro.
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