Il Tirreno

Livorno

Coniugi arrestati per circonvenzione di incapace: «Così si sono presi l’immobile dell’invalido»

di Federico Lazzotti
Il negozio di fiori al centro dell'affare
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Il negozio di fiori al centro dell'affare

Livorno, faccia a faccia con l’affittuario del negozio comprato sottoprezzo: «Volevano il negozio a tutti i costi: noi avevamo la prelazione ma hanno rifiutato la nostra offerta»

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LIVORNO. «Io e mia moglie siamo in questo negozio, in affitto, dal 1978: abbiamo pagato la pigione ogni primo del mese e ci siamo sempre fatti gli affari nostri. Ma quello che hanno fatto è davvero una porcata: approfittarsi così di una persona invalida... Posso dire una cosa? Non sapevo per quale motivo ma avevo capito che quei due (Patrizio Tofani e Cristiana Salvi) volevano mettere le mani su questo fondo a tutti i costi».

Il fiore del male è cresciuto insieme al raggiro intorno a questo negozio di piante nel cuore del quartiere Coteto tra il 2010 e il 2011 per poi sbocciare con la compravendita dell’immobile, oggi sotto sequestro. I gestori preferiscono restare anonimi ma sono disposti a raccontare come e perché questo affare sia potuto diventare uno dei capisaldi dell’indagine della finanza che all’alba di martedì ha portato all’arresto di tre persone con l’accusa di circonvenzione di incapace per una cifra complessiva di 230 mila euro: l’imprenditore ed ex presidente di Basket Livorno Tofani, l’attuale compagna e commercialista e l’ex moglie Silvia Luperi, tutrice legale dell’invalido. «Fino al 2010 - spiegano - pagavamo l’affitto all’amministratore che ha lo studio in via Grande. E negli anni era capitato anche di informarsi sulla possibilità di acquistare il fondo sul quale, tra l’altro, avevamo una prelazione. Ma tutte le volte ci rispondevano gentilmente che i proprietari avevano una situazione particolare e non avevano intenzione di vendere». Qualcosa cambia quando il padre dell’invalido muore tragicamente. «È stato l’ex amministratore il primo a dirmi di stare in guardia. Poco dopo ci arriva una lettera nella quale venivamo informati che da quel momento avremmo dovuto fare riferimento a un’altra agenzia per i pagamenti».

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Passano pochi mesi e la stessa agenzia comunica che l’immobile è in vendita e quindi i gestori possono esercitare il loro diritto. «In negozio - vanno avanti - si sono presentati Tofani e l’agente immobiliare per dircelo di persona spiegandoci che il prezzo si aggirava intorno ai 150 mila euro. Abbiamo chiesto a un amico del settore per avere un parere e ci ha detto che erano troppi soldi per una sessantina di metri quadrati. Allora l’abbiamo tirata un po’ per le lunghe. Siamo andati a sentire anche in banca per avere il mutuo: noi siamo persone semplici che non hanno mai fatto il passo più lungo della gamba. Poi sono tornati e ci hanno messo alle strette: “Lo comprate o no?”. A quel punto facemmo la nostra offerta a 120 mila euro. Dissero che erano troppo pochi». L’accordo è arrivato alcuni mesi dopo: «Abbiamo rinunciato alla prelazione con la promessa che l’affitto sarebbe rimasto fermo a 600 euro al mese».

Intanto però - secondo i militari delle fiamme gialle - proprio il fondo è stato acquistato da Cristiana Salvi per 100 mila euro che sono solo transitati sul conto dell’invalido prima di essere spesi dai coniugi per pagarsi una vacanza, la riparazione della barca e altre spese correnti.

Da allora - sono passati cinque anni dall’acquisto - la commercialista si è messa in tasca circa 35 mila euro con l’affitto del fondo. «Da quando paghiamo alla Salvi - vanno avanti - lo facciamo sempre tramite un bonifico e tutte le ricevute le abbiamo date alla finanza». Poi l’ultimo aneddoto: «Una settimana fa ho incontrato Tofani e la compagna al supermercato - racconta il marito della titolare - Mi hanno fatto un sacco di feste. Non sono entrato nell'argomento, ho pensato: la giustizia deve fare il suo corso».

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