Il Tirreno

Livorno

Boom di reati fiscali e in Procura è allarme personale

di Federico Lazzotti
Boom di reati fiscali e in Procura è allarme personale

Livorno, nella relazione del procuratore capo Ettore Squillace Greco la fotografia del sistema giudiziario a Livorno e provincia

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LIVORNO. È boom di reati tributari in provincia di Livorno nel 2016, con un incremento delle denunce del 94% rispetto all’anno precedente e un aumento dei delitti legati alla legge fallimentare del 32%. Segni, entrambi, di una crisi economica che continua a penalizzare un territorio già in difficoltà.

Se questi sono i dati che numericamente e socialmente saltano agli occhi nella relazione firmata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e inviata al procuratore generale della Corte d’appello di Firezne per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel dossier di dodici pagine che cristallizza la salute della giustizia nella zona livornese, colpisce anche la crisi di personale, sia tra i magistrati che tra gli amministrativi.

«Nel periodo luglio 2015-giugno 2016 - scrive Squillace Greco - il maggiore fattore di criticità della giurisdizione penale di Livorno è ancora rappresentato dalla insufficienza del personale rispetto alle effettive esigenze». In particolare il procuratore spiega come «allo stato attuale tra i pubblici ministeri c’è una scopertura superiore al 20% e uno dei sostituti, a causa di problemi di salute, ha aumentato le assenze e non è in condizione di assicurare l’abituale apporto». Una situazione che affiancata «alla riduzione dell’organico prevista dal Ministero della Giustizia avrà, perciò, effetti esiziali», disastrosi insomma.

Va peggio, se possibile, guardando le risorse del personale amministrativo che registra un’età media che è arrivata a oltre 54 anni. E tra part-time, permessi legati alla legge 104 e un distacco sindacale si è creato - fa sapere il procuratore - «un pesante deficit che ha messo costantemente in crisi l’assetto organizzativo dell’ufficio, per cui si è costretti a continui aggiustamenti con conseguenze facilmente intuibili».

Insomma la macchina della giustizia ha le ruote sgonfie e il motore imballato. E non è solo una metafora. Infatti nel dossier si fa riferimento anche alla strumentazione vetusta e inadeguata e soprattutto ad un’unica auto a disposizione dell’ufficio: una Fiat Punto con oltre 100mila chilometri. Per tamponare a queste difficoltà la Procura ha però cercato di sopperire in qualche modo. Come? «Con apporti esterni di tirocinanti, volontari del servizio civile e stagisti; il cui contributo - ammette Squillace Greco - è utile ma inutilizzabile per i servizi che richiedono alta formazione specifica».

È in questo contesto che assomiglia molto a quello di una sede disagiata, che tutti i giorni magistrati e cancellieri lavorano. E i numeri dicono che i risultati sono incoraggianti: 413 fascicoli trattati davanti al giudice monocratico nel 2016, 124 quelli collegiali e 190 dal giudice per l’udienza preliminare, per un totale di 842. Interessante anche il dato che riguarda le intercettazioni telefoniche: 417 quelle autorizzate dal giudice per le indagini preliminari che però sono costate quasi 300mila euro.

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